PABLO MESA CAPELLA

PABLO MESA CAPELLA

Per me Lo Spazio è la base di tutto, come persona e come artista devi essere consapevole al cento per cento del luogo in cui sei e in cui ti stai muovendo. Lo Spazio condiziona tutto e tutti.

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PABLO MESA CAPELLA “Dai murales ai micromondi immaginari”

Pablo Mesa Capella è un artista proveniente da Malaga; attualmente vive e lavora a Roma. Lo incontro qualche mese fa in MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz in via Prenestina 913 di fronte alla sua opera “La capella porcina”. Con la sua arte visiva, estesa nello spazio “dai murales ai micromondi immaginari”, mostra dopo mostra, conquista sempre nuovo pubblico della Città Eterna. E’ un artista molto premiato in Europa, come sottolinea durante la nostra veloce chiacchierata, ama la bellezza tanto quanto il disturbo, lo si vede nella sua ultima esibizione artistica intitolata “Natura onirica. La memoria degli oggetti” (Angelina Dimora Contemporanea & Temporary Gallery) parte dall’inconscio, dai propri ricordi e dalle proprie emozioni per creare un nuovo micro-mondo accessibile non solo a lui ma ad ognuno di noi. Attualmente è in fase di preparazione per una grande mostra collettiva, di cui non si conosce ancora il titolo, che si svolgerà ad aprile nella città di Torino.

Sei nato a Malaga, hai studiato a Madrid: perché hai deciso di trasferirti in Italia, a Roma?

È stata, all’inizio una scelta casuale, dovuta al fatto di essermi laureato in Scienza della Comunicazione come studente di Erasmus. Una volta finiti i miei studi ho fatto un tirocinio con la borsa Leonardo in una galleria d’arte e da quel momento sono entrato in contatto con delle gallerie ed ho cominciato a pensare cosa potessi offrire come artista. Man mano ho sviluppato un percorso come artista visivo, proveniente dal mondo delle arti sceniche.

Sei un artista premiatissimo: di quale opera/installazione o mostra sei particolarmente orgoglioso?

Di ogni proposta presentata o lavoro fatto, conservo un bel ricordo e sono state delle belle esperienze, dalla prima all’ultima. Ciascuna di loro mi ha fatto crescere e conoscere meglio il mondo in cui mi muovo. Ogni proposta diventa un obiettivo da raggiungere, un viaggio duro e interessante e sempre provo a coinvolgere il pubblico in maniera diretta, cosa che fa dell’esperienza creativa qualcosa di emotivo e suggestivo, sia per me come creatore che per lo spettatore.

Su che cosa basa la tua ricerca artistica? Dov’è nato il tuo amore per l’arte?

Da sempre ho avuto un grande interesse per la bellezza e per le emozioni, ho però anche un’attrazione per il disturbo, per quello che rappresenta. Tutto ciò mi dà sensazioni ed ho sempre qualcosa da dire e non ho nessun interesse a dirlo in maniera comune.

Qual è la genesi della tua ultima mostra romana dell’autunno 2014 “Natura onirica- la memoria degli oggetti”?

“Natura onirica. La memoria degli oggetti” è stata una mostra molto speciale dovuta al fatto che culminava un percorso creativo iniziato un anno fa. Queste opere sono state presentate in diverse occasioni: “Wunderkammern. Camera delle meraviglie” Accademia del Belgio, Galleria Antonio Nardone di Bruxelles, FloraCult, OFF Bruxelles, III Biennale di Viterbo e finalmente nella galleria Emmeotto di Roma. La base di questo lavoro è la reinterpretazione soggettiva. Partendo dalla mia esperienza emotiva, dai miei ricordi, dall’inconscio creo questi piccoli mondi nuovi dove la base, la materia prima sono vecchie fotografie anonime e innumerevoli oggetti che si associano fra di loro per creare una sinergia e un passaggio onirico.

E’ appena iniziato l’anno 2015, su cosa stai lavorando? Cosa vorresti realizzare nei prossimi mesi?

Per l’anno 2015 ho diversi progetti in mente, devo decidere su quale buttarmi. Mi piacerebbe continuare a propormi sia per mostre presentate in gallerie che per progetti di arte urbana concepiti per spazi all’esterno o d’uso pubblico. Vorrei riuscire a seguire tutte e due le linee. Ora sto facendo una ricerca sul significato dell’icona. Penso che sarà la base del prossimo lavoro.

La tua arte è vasta e la sua parole chiave è “ Lo Spazio”: come in questo spazio inserisci il tuo essere uomo e artista?

Per me Lo Spazio è la base di tutto, come persona e come artista devi essere consapevole al cento per cento del luogo in cui sei e in cui ti stai muovendo. Lo Spazio condiziona tutto e tutti. Condiziona anche il tempo, le emozioni, ti trasforma come persona, fa emergere le tue capacità e soprattutto crea in continuazione una memoria. Senza Lo Spazio tutto il resto non ha valore determinato e nessuna importanza.

Gli autori delle fotografie della mostra “Natura onirica. La memoria degli oggetti” sono: Paolo Landriscina e Sebastiano Luciano.

Joanna Longawa


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