Roma - Milan 0-2

Doppio squillo rossonero, la Roma crolla ancora

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Lezione di calcio italiano all’Olimpico dove un Milan sontuoso, determinato e compatto annienta la Roma di Di Francesco, squadra tatticamente allo sbaraglio nonostante i recenti successi in campionato. Finisce 2-0 per i rossoneri: decidono le reti nella ripresa firmate da Cutrone e Calabria. Dopo la debacle ucraina la Roma sembra tornata nell’ombra che ha contraddistinto l’inverno giallorosso: notte fonda a Trigoria, i capitolini tornano al quinto posto.

CRONACA 

Dopo le vittorie di Inter e Lazio la Roma deve rispondere e lanciare un segnale alle dirette concorrenti, anche per riscattare la sconfitta ucraina. Dall’altra parte un avversario particolarmente ostico, il Milan di Gattuso, completamente rinato sotto i dettami mentali e tattici del nuovo allenatore, un uomo che oltre ad aver restituito equilibrio e parvenza da grande squadra ai rossoneri, ha riconsegnato all’ambiente quella mentalità e quello stile Milan che dalle parti di Milanello erano ormai considerati questi sconosciuti.

Scelte coraggiose per Di Francesco, che lascia rifiatare Dzeko concedendo una chance dal primo minuto a Schick. Starting line confermatissima invece per Gattuso, che riparte dal suo classico 4-3-3 affidando a Cutrone il compito di graffiare negli ultimi metri. Primo tempo particolarmente equilibrato: la Roma imposta ma non trova varchi, il Milan riparte compatto e prova a far male ai giallorossi.

Nel secondo tempo la musica cambia: il Milan esce a testa alta, esprimendo trame da grande squadra. La Roma non è compatta, troppe le distanze tra i vari reparti. Al primo affondo sulla destra Suso punta l’uomo e apre il compasso, un compasso che disegna un cioccolatino per Cutrone che prima attacca la profondità con la sua meravigliosa cattiveria agonistica e poi trova la deviazione giusta per battere Alisson. Il gol incassato spedisce all’inferno i giallorossi, che faticano a reagire. Caos tecnico e mentale, caos che Di Francesco contribuisce a esasperare: toglie Nainggolan per Dzeko, si passa al 4-2-4, modulo che crea ulteriore inferiorità numerica e conseguente atroce difficoltà in un reparto in cui i padroni di casa già soffrivano, il centrocampo. Il Milan sente l’odore del sangue e domina le praterie lasciate libere dai reparti capitolini: prima miracolo di Alisson su Kalinic, entrato al posto di Cutrone; poi assist perfetto del croato che spalle alla porta riesce a premiare l’inserimento di Calabria: 2-0, delirio nel settore ospiti. Gli ingressi di Gerson e Defrel non cambiano le sorti dell’incontro, Borini sfiora addirittura il terzo gol. 

BILANCIO

Al triplice fischio di Mazzoleni pioggia di fischi del pubblico giallorosso (mi si perdoni il gioco di parole): la Roma crolla ancora in casa, Di Francesco nel caos più totale, dimostrando di far fatica a tenere in mano il timone di una barca che col passare dei mesi somiglia sempre più ad una bomba ad orologeria. Ancora una volta lo stesso errore: cambiare modulo, scegliere un sistema di gioco poco costruttivo e anzi, assai distruttivo, un 4-2-4 scelto per sfruttare al meglio una coppia, quella composta da Schick e Dzeko, che insieme non è mai riuscita ad esprimere qualità importanti. In queste ore il tecnico abruzzese è sotto inchiesta, è il capro espiatorio che una piazza come quella di Roma cerca spesso e volentieri in circostanze come queste, quando ovvero arrivano sconfitte che rischiano di minare un’annata, una stagione, forse un ciclo. Già, questa è una sconfitta che fa malissimo, perché le recenti tre vittorie consecutive in campionato, sebbene ottenute contro squadre di rango nettamente inferiore ai giallorossi, avevano restituito fiducia ad un ambiente depresso e soprattutto credibilità al progetto tecnico legato a Di Francesco. Invece ecco qui, che come se nulla fosse, la Roma è tornata al punto di partenza, ripiombando nell’oscurità di una crisi invernale che ora sembra davvero non avere fine. Il tecnico predicava calma, chiedeva a tifosi, addetti ai lavori e soprattutto ai suoi giocatori di nutrire fiducia nei confronti della sua cultura del lavoro. Eusebio sarà senz’altro una brava persona, un protagonista onesto, come forse non se ne vedono in tanti nel mondo del pallone, ma poco adatto ad una piazza come Roma. Poco adatto mediaticamente, poco adatto caratterialmente, poco adatto tecnicamente. Un problema mentale, un problema di attributi, un problema di grinta e carattere: quando la Roma affronta un episodio avverso, la squadra va completamente in tilt. L’allenatore dovrebbe essere il faro, il condottiero che risolve i guai indicando la retta via, invece le sue scelte finiscono puntualmente per condannare il suo undici. Inoltre, se proprio passare al 4-2-4, scelta scellerata visto lo strapotere milanista a centrocampo già coi 4-3-3 speculari, perché togliere proprio Radja Nainggolan? Un leader, un senatore, uno di quei giocatori che sa trainare caratterialmente e tecnicamente una formazione in difficoltà. Perché proprio lui, uno di quelli che proprio il tecnico aveva definito il giorno prima come un calciatore in grande forma fisica? E poi, perché uno dei migliori marcatori come “Il Faraone” non ha minimamente visto il campo nelle ultime due decisive apparizioni? Sono tanti gli interrogativi a cui dovrà cercare di rispondere Di Francesco nelle prossime ore. La Roma sembra una squadra debole caratterialmente, una squadra che sa esprimersi a buoni livelli solo se presa in una striscia positiva, una squadra che non sa affrontare le difficoltà. Come se non bastasse, resta una squadra tutt’altro che ben guidata dal punto di vista tecnico, per i motivi appena spiegati: il 4-3-3 è un modulo che ha definitivamente distrutto Kevin Strootman, annientato le speranze di successo di Schick e Defrel, ucciso calcisticamente giocatori come Radja Nainggolan. Il 4-2-4 in corso è pura follia, il 4-2-3-1 la via migliore per ottenere risultati con questi elementi: non è un caso che le tre vittorie consecutive sono nate proprio da questo modulo, un modulo che non appartiene al credo tattico di Mr Di Francesco. Una squadra che in autunno a tratti esprimeva buon calcio, difendendo con ordine ma segnando poco. Ora la Roma sembra tutt’altro che una squadra, da diversi mesi a questa parte ha iniziato a incassare parecchi gol, l’Olimpico sembra diventato terra di conquista per gli altri eserciti del campionato italiano: Atalanta, Sampdoria e Milan tutte corsare a Roma, tutte nel giro di un mese e mezzo. La società cambia in continuazione, compra giovani che falliscono l’appuntamento con la grande piazza e per risanare il bilancio è costretta a cedere i suoi pezzi migliori. Tutto questo fa male, destabilizza un ambiente storicamente in ebollizione. La gente che chiedeva la testa di Spalletti è stata accontentata, allontanando un tecnico che come pochi è riuscito a portare a Roma i fatti, non le parole. Fatti che si chiamano due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, due volte la Roma tra le prime 8 regine d’Europa. Tra l’altro, il tecnico che soli pochi mesi fa conquistava il record di punti della storia di club: ben 87 lunghezze in Serie A. Adesso un ottavo di Champions da ribaltare, un quarto posto da strappare in campionato, e soprattutto un popolo giallorosso da riconquistare: in palio il futuro del club capitolino. In ogni modo, a fine stagione la società dovrà tirare le somme, e scegliere se proseguire o cambiare gestione tecnica e parco giocatori. Ma senza la garanzia di poter trattenere gli elementi migliori, sarà difficile per chiunque avrà il coraggio di sedersi su quella panchina. La sensazione che la Roma sia un via-vai di calciatori è forte, e i giocatori stessi se ne sono accorti. 

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