Orwell E Il Concetto Del Controllo: 1984

Orwell E Il Concetto Del Controllo: 1984

Edito nel 1949, il canto del cigno dello scrittore britannico è quanto mai attuale

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Sfogliare pagine e ritrovarsi nel bel mezzo di una realtà ai nostri occhi superata, ma che per l’autore era un futuro immaginabile. Orwell e il suo “1984” sono una pietra miliare nel percorso del romanzo distopico, tanto lontana ma più che mai attuale. L’incedere di Winston, protagonista dentro a un ingranaggio colmo di cose, situazioni, persone e anche inganni, intorno a lui, ma ritrovatosi ad essere un uomo fondamentalmente solo, passa attraverso un mondo che l’autore disegna futuribile. Un grande occhio (il “Grande Fratello”) che tutto vede e su tutto provvede, pur apparendo soltanto in diversi manifesti e mai di persona. Non è un Altissimo, eppure gode dello stesso rispetto e della stessa aurea carismatica che ne fa il padrone assoluto. Tre continenti nel mondo di Orwell: Eurasia, Oceania ed Estasia, in guerra tra loro per mantenere il controllo pressoché totale della società. Ministeri dell’Amore, Prolet e psicopolizia. Strumenti e metodi di governo che non hanno nulla di democratico: Orwell, fresco di seconda guerra Mondiale al momento della stesura e pubblicazione del libro, riprende i totalitarismi appena scomparsi per riversarli sotto forma di silenzioso effetto serra che soffoca gli sfortunati abitanti di un mondo così lontano dai cinque continenti in cui un tempo era diviso. Il Partito, ecco a cosa sottostare, non azzardando comportamenti eversivi e osservandone le regole, tenendo ben presente quei manifesti appesi ovunque con i tre sinistri slogan: la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza, la guerra è pace.

E allora perché il futuro immaginato da Orwell ci pare così vicino? É forse esso il presente? La verità sta nel mezzo. Nessuno schermo nelle nostre abitazioni, nessuna polizia a soffocare qualsivoglia idea differente seppur in taluni casi la repressione sia ancora, tristemente, la risposta più immediata; vige una democrazia sostanziale minata comunque a livello globale da mille torti e sanguinosi conflitti su larga scala, con dittature ancora vive. Eppure Orwell pare disegnare ciò che sembra manifestarsi in quest’epoca di pace almeno in Europa: il concetto del controllo. L’indigestione digitale e l’abbattimento di qualsiasi barriera, hanno messo in discussione il significato di privacy seppur non vi sia in nessuna abitazione uno schermo sempre acceso (i protagonisti del libro non potevano mai spegnerlo ma soltanto abbassarne il volume) o alcun ordine superiore da rispettare scrupolosamente che non sia il vivere civile e il buon senso comune.

Riflettiamo, però: stampa, tv, giornali, media, l’abbuffata di notizie e informazioni talvolta sdoganate per distogliere attenzione o, termine ancor più grossolano, manovrare cervelli, paiono accostabili al significato di ciò che Orwell voleva trasmettere buttando giù quelle righe. L’ignoranza dunque, messa al sicuro nel libro tramite la neolingua, un linguaggio dai vocaboli così selezionati da impedire un articolato ragionamento, non può essere una forza anche nel mondo odierno? Non sapere e non saper agire, non avvantaggia forse i regimi e chi ha un potere di controllo subdolo sull’individuo? Esiste davvero la libertà? Certo, ma quanta gente libera è in realtà imprigionata in una vita che non sa cambiare, o non vuole farlo, per pigrizia e mancanza di slancio? Non sempre è una forza superiore che ha provocato tutto ciò, ma l’individuo è realmente libero?

Winston resisterà, stoicamente, dentro un palcoscenico dove il lettore si domanderà se esiste via d’uscita e dove anche l’amore, quello che avrà dopo l’incontro con Julia, è concesso ma da consumare nei quartieri proletari, più analfabeti e meno sottoposti al controllo. L’animo sovversivo e ribelle si farà strada in Winston per quasi tutta l’opera, sin quando si troverà davanti a una scelta nella “Stanza 101”, l’ultimo stadio di un’opera di convincimento che coglierà di sorpresa il protagonista.

Stefano Ravaglia 

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