L'Italia Violata E Cattolica Nello Stato Di Dio

L'Italia Violata E Cattolica Nello Stato Di Dio

Silvia Di Giacomo tratteggia una futuribile nazione italica dove tutte le conquiste del passato sono andate perdute

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Non è una realtà ma un'ipotesi, un disegno politico fantasioso di una scrittrice che tuttavia tiene ben saldi i piedi a terra e ha le idee chiare sulla quotidianità, la società e il costume. Silvia Di Giacomo, scrittrice emiliana al suo esordio fuori dalla sfera del genere erotico che predilige scrivendo sotto pseudonimo, traccia i turbolenti contorni di una fittizia Italia del 2031, dove l'Islam ha fatto brillare il suo odio dopo tante minacce con un attentato terroristico, la Repubblica è scomparsa e la dottrina al vertice è quella della Chiesa. Il suo romanzo, "Lo Stato di Dio" edito da Foschi, si sofferma, come illustri suoi predecessori ("1984" o "Farheneit") sul genere distopico. 

Il genere che prediligi è soprattutto erotico. Com’è nata invece l’idea di questo romanzo che, seppur con una spolverata di erotismo, tocca altri temi?

In realtà esiste di questo libro anche una versione erotica dal titolo “2031. Amore Peccaminoso”, Pizzo Nero Editore e firmato col mio pseudonimo Leonarda Morsi. La distopia politica tratta spesso il tema della sessualità, perché è una delle libertà fondamentali dell’uomo. Ne Lo stato di Dio la componente erotica è comunque presente, ma ho cercato di approfondire il contesto distopico.


Nel libro, seppur sia Roma il luogo centrale, ci sono molti riferimenti alla città di Bologna alla quale sei molto legata.

Sì a parte la parentesi dell’attentato in Piazza San Pietro, il libro si svolge tra Bologna e la bassa romagnola. Qui Sara, una fotografa con predilizione per le foto erotiche e sensuali, apre un albergo dell’amore libero, dove tutti coloro che subiscono le discriminazioni del Nuovo Stato Pontificio d’Italia possono amarsi liberamente. Si tratta di una zona povera, sottopopalata e libera. Una terra di anarchia, viene definita nel romanzo. La mia famiglia materna era proprio di Conselice e quella è la terra dei miei ricordi e dei miei affetti più cari. Bologna è la città in cui sono vissuta, mi sono sposata e sono diventata adulta.


Venendo al nocciolo del romanzo, alcuni temi sono alquanto attuali. Le cose potrebbero un giorno andare davvero come ipotizzi tu nella tua storia?

La nostra Costituzione dovrebbe proteggerci da derive autoritarie. Quindi direi che non rischiamo di vedere sparire la Repubblica per uno stato teocratico cattolico. Certo i segnali di nuove intolleranze verso gli omosessuali, i migranti, le altre religioni, la libera ricerca scientifica e tutte le libertà personali sono inquietanti. Per non parlare della riscoperta dei cosiddetti vecchi valori e di una immagine della donna che sempre più lega la sua dignità di persona con l’essere madre. Forse non ci rendiamo conto dell’alto valore della laicità dello stato e di quanto la paura dell’altro e del diverso ci possano spingere a scelte pericolose.


Sei molto vicina alle battaglie dell’universo femminile, e tra i protagonisti del tuo libro molte sono donne: Sara, Aida, Celeste, Valeria, Angela. Ce n’è una alla quale sei più legata?

Sara, la fotografa che prima della deriva teocratica si occupava di fotografia erotica, è senz’altro un personaggio che amo molto. Una donna forte che non sa di esserlo, femminile e indipendente, tormentata da vecchi lutti e innamorata del suo compagno. Una donna che riversa in una sessualità a tinte forti i propri bisogni più oscuri, che si oppone al nuovo regime e non si arrende mai.


Il libro ruota intorno a un attentato perpetrato alla città di Roma. Perché secondo te sostenere frettolosamente “immigrazione = terrorismo” è fuorviante?

Si tratta di una equazione tanto assurda quanto irreale. Il terrorismo di stampo islamista ha fatto la maggiorparte delle proprie vittime nei paesi dove la religione predominante è quella mussulmana.
Basta vivere le nostre città per capire che la maggioranza silenziosa degli immigrati è integrata, parla italiano, va a scuola, lavora e paga le tasse. I figli degli stranieri sono gli amici dei nostri figli, sono attenti alla situazione nazionale e si sentono giustamente italiani. Sono una grande risorsa per il futuro.
Le semplificazioni “noi contro gli altri” o “il bene contro il male” sono davvero pericolose.


Pensi di allargare le tue esperienze in altri generi letterari diversi dall’erotismo? Se sì, che tipo di storia ti piacerebbe vedesse la luce?

Sto lavorando a un noir. C’è un delitto e il male interno alle famiglie, quello di cui si parla meno. Però qualche scena a tasso erotico non posso esimermi da descriverla.

Del romanzo distopico se ne sono occupati Orwell e Bradbury con “1984” e “Farheneit”, ognuno con le sue differenze. Si può pensare a una necessità sempre maggiore di immaginare scenari futuri dati i tempi convulsi che attraversiamo oggi?

Diciamo che si ha la sensazione di vivere in una distopia. Tutto cambia molto velocemente e raramente in meglio. Forse è per questo che è un genere ancora molto amato da chi scrive e da chi legge.



Stefano Ravaglia

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