GIADA GRECO

IMPRENDITRICI UNDER 30

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Seppur numericamente esigue le imprenditrici italiane sono qualitativamente eccezionali e il successo che riescono a raggiungere è sempre meritato.

Allo scopo vi parlo di Giada, una ragazza di 27 anni che vive a Carrara. Un posto bellissimo con mare e montagne. La situazione lavorativa dalle sue parti non è però degli migliori. Come del resto un po' dappertutto in Italia in questo momento.Dopo aver perso il suo precedente lavoro di segreteria, un po’ per caso un po’ per fortuna, Giada viene contatta dalla Camera di Commercio di Pisa.

La regione, aveva indetto un corso di auto imprenditorialità finalizzato a richiedere un finanziamento. Allo stesso potevano partecipare soltanto under 39 iscritti a “Garanzia Giovani”, che fossero però residenti nella provincia d'iscrizione.Non avendo raggiunto il numero minimo di iscritti alla ragazza viene proposto di seguirlo e lei accetta.Con sua grande sorpresa alla fine della formazione la sua richiesta di finanziamento viene accettata.

Parliamo con lei.

Hai dovuto presentare un progetto per la richiesta di finanziamento?

Si, era necessario presentare un vero e proprio Business Plan, che abbiamo imparato a conoscere proprio al corso. Dovevi partire con un'idea già chiara del tuo progetto. Il business plan ti aiutava poi a mettere nero su bianco l'idea per capire se fosse qualcosa di fattibile oppure no. Ti aiutava anche a confrontarti realmente con una responsabilità così importante. L'ultima parte di un business plan ti richiede infatti di calcolare nel modo più realistico possibile l’andamento dei primi tre anni dell’attività. 

Non è stato per nulla facile anche se avevamo comunque il supporto di professionisti della camera di commercio di Pisa.

Io e gli altri ragazzi abbiamo dovuto fare ricerche su ricerche. Ricerche di mercato per la zona di interesse, ricerche su possibili concorrenti, descrivere pro e contro dell'attività, trovare un fondo commerciale, raccontare il perché del nostro progetto. Considera che abbiamo partecipato in 9, solo in due abbiamo fatto domanda e solo il mio progetto è stato finanziato.Non ci potevo credere ma alla fine ce l'ho fatta e ovviamente spero vada a finire tutto per il meglio. Credo molto nell'importanza del mio lavoro e so per certo che è la direzione giusta.

Perché una boutique e non un’alta attività? Da cosa deriva il nome del negozio?

Da donna amante di scarpe e borse cosa avrei potuto scegliere di meglio?  Per il nome non è stato semplicissimo … Avevo comunque ben chiaro in mente che doveva contenere la parola "etica - etico". Ci sono tantissimi negozi con denominazioni che la racchiudono però. Così ho pensato che il titolo non doveva essere per forza in italiano. E perché non usare allora la lingua greca visto che mi chiamo Greco di cognome? Ho cercato la traduzione che è Ethos e ho trovato diverse cose in merito. Ma soprattutto la definizione Ethikos che significa "teoria del vivere". A quel punto il nome per la mia boutique lo avevo trovato.

L'aggiunta di “concept store” deriva dal fatto che si tratta di un negozio che racchiude prodotti eterogenei legati tra loro da un concetto ben preciso.

Cosa ha motivato la tua scelta etica?

Prima di tutto volevo distinguermi, è nel mio carattere! In secondo luogo ho scoperto un mondo che mi ha affascinata e che mi ha resa consapevole di quanto stiamo distruggendo l'ambiente. Quanti personaggi famosi stanno combattendo per questo? Mi viene subito in mente Leonardo di Caprio. Ci sarebbe da scrivere un libro! Si potrebbe parlare di tutto, a partire dall'uso smodato della plastica per passare poi agli allevamenti intensivi e così via. Cosi ho cercato e trovato questo mondo fatto di scarpe e borse naturali o riciclate e totalmente cruelty-free.Credo che ognuno di noi abbia il diritto di fare ciò che crede ma si dovrebbe arrivare al punto di rendersi conto che certe cose sono assolutamente inutili. Con un piccolo gesto possiamo fare la differenza. Se tutti facciamo un piccolo gesto il piccolo gesto diventa un cambiamento. Le pellicce non sono assolutamente necessarie e la stessa cosa vale per le scarpe e le borse in pelle. 

I prodotti che ho in negozio, volendo anche sottolineare che la produzione è Italiana, sono assolutamente alla moda, atossici e bellissimi da indossare. Di qualità superiore.

Quali difficoltà ha incontrato nella fase iniziale?

Probabilmente la difficoltà più grande è stata prendere coraggio e buttarsi in questa avventura. Più che altro c'era un po' di ansia di fronte ad un progetto con un infinità di incognite. C'era il giorno che ero convintissima e super carica e l'altro dove mi domandavo se avevo fatto la cosa giusta. Alti e bassi diciamo!

Chi ti ha incoraggiata e chi scoraggiata?

Non c'è stato nessuno che in modo deciso mi ha incoraggiata o scoraggiata. Ovviamente la preoccupazione c'era, soprattutto da parte dei miei genitori. In Italia è tutto molto difficile e quando hai un'attività invece di aiutarti ti tagliano le gambe con tasse e quant'altro!

Hai collaboratori?

Al momento sono sola ma un domani chissà.

Quali differenze ci sono tra una donna imprenditrice e un uomo imprenditore?

Beh personalmente ti dico che per me non ce ne sono ma sappiamo che per la società così non è. Se un uomo ha una posizione di rilievo il merito è solo suo. Al contrario se è una donna ad avere una posizione di rilievo viene subito giudicata. Ritengo che sia anche un po' colpa delle donne che non reagiscono e che non provano ad uscire dall'ombra. Noi possiamo fare molte cose e le possiamo fare molto meglio ..

Come riesci a conciliare vita privata e vita lavorativa? come organizzi la tua giornata?

Le mie giornate sono organizzate sempre di corsa! Le varie commissioni le lascio al mercoledì mattina che sono chiusa e la domenica mattina è dedicata interamente alla casa!

Questo essere di corsa comunque non mi pesa. Ho un lavoro che mi sono scelta e che amo. Ho iniziato da poco e ci vuole ancora molto impegno per far decollare l'attività, e quando una cosa è tua l'impegno è come minimo doppio! Per il resto io e il mio fidanzato non ci facciamo mancare nulla. Uscite con gli amici, cene, weekend fuori porta …

Hai mai pensato di lasciare il lavoro o di cambiare?

Di lasciare il lavoro senza avere un altro appiglio no, però tantissime volte ho pensato che il lavoro da dipendente non facesse proprio per me. Ho un carattere molto forte e se non mi sta bene una cosa la dico senza il minimo problema. Questo ovviamente creava conflitti all'interno del luogo di lavoro.

Che cosa ti gratifica  nel lavoro?

Mi gratifica ottenere dei risultati e raggiungere l'obiettivo prefissato.

C’è abbastanza spazio per le donne nel mondo    dell’imprenditoria? E cosa pensi delle donne imprenditrici?

Secondo me lo spazio c'è. Fra l'altro è già qualche anno che hanno introdotto bandi proprio per le donne, per incentivare un tipo di richiesta che evidentemente è scarsa. Forse mancano le donne pronte a buttarsi in un progetto che comunque è impegnativo. Una donna può essere frenata da diversi fatturi, primo tra tutti il pensiero di come gestire l'attività con l'eventuale arrivo di un figlio. E' chiaro che se sei una lavoratrice dipendente hai delle maggior tutele.

Se dovessi paragonare la tua azienda in questo momento ad una stagione, quale stagione sarebbe? Perché?

Direi che mi sento in stagione! La paragono all'Autunno perché è una stagione che personalmente mi piace molto. La natura si colora di mille sfumature e la società riparte dopo la quiete estiva. Tutti tornano al lavoro, bambini e ragazzi tornano a scuola, la temperatura mite ti lascia ancora vaghi ricordi dell'estate. Ho aperto il negozio nel mese di Maggio, un mese un po' di mezzo e adesso è il momento di ripartire! 

Ti trovi meglio a lavorare con uomini o con donne?

Bella domanda! Decisamente con uomini. Purtroppo, il più delle volte, i rapporti tra donne sono difficili. O c'è un legame fortissimo oppure è facile che ci siano tensioni. Tra donne c'è sempre invidia, gelosia, desiderio di parlar male dell'altra persona senza che magari ci sia un vero motivo...con gli uomini è una passeggiata invece! Ecco perché avere un amico uomo è la cosa perfetta … se dura …

Parlaci delle tue collezioni.

Ho trovato questo mondo fatto di scarpe e borse naturali o riciclate e totalmente cruelty-free.

Camminaleggero, uno dei marchi di scarpe che ho in negozio, ha creato uno slogan molto carino: "per fare una scarpa non serve un bue!" Ed è verissimo!

Calzature in microfibra, tessuto di alta qualità, antibatterico. Che non fa sudare il piede e non ha nessun componente chimico sono le cose che in primis ho notato. Provandole poi è l'estrema comodità che mi ha colpita.

In vita mia mai provate scarpe così!

Stessa cosa vale anche per il marchio Noah Italian Vegan Shoes.

Le borse invece sono marchiate tooitaly e sono uniche! In PVC riciclato, lavorato dall'azienda per eliminare qualunque componente del petrolio. Anche loro cruelty-free.

 Grazie Giada per averci raccontato la tua storia.

Francesca Maria Matteucci 

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