Valeria D'Autilia

Il mio progetto più grande è continuare a mettere il cuore in tutto ciò che faccio.

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Abbiamo il piacere di  ospitare la giornalista Valeria D'Autilia collaboratrice e corrispondente dalla Puglia per LA7. Con lei parleremo del mondo del giornalismo e dei temi di attualità che ci incuriosiscono in questo momento.

Pronta (ride)

La prima domanda è sempre la stessa ed è quella che preferiamo per rompere il ghiaccio con i nostri ospiti: come hai iniziato e come sei finita a LA7 ? Hai dovuto superare numerosi ostacoli a livello professionale?

Ho iniziato 15 anni fa. Prima in una radio di Taranto (la mia città), mi occupavo di informazione per il radiogiornale: lì ho iniziato a seguire le prime conferenze stampa e a condurre notiziari. Poco dopo, ho collaborato con un periodico locale, una testata storica, ed è arrivato il tanto atteso tesserino da giornalista. Ricordo ancora queste due esperienze con grandissimo affetto. Poi sono arrivati gli uffici stampa e un contratto con un’emittente televisiva regionale. Dieci anni di tv privata e, dall’anno scorso, questa opportunità con LA7 per la trasmissione Tagadà. Insomma, ho sperimentato tutti i settori. Ostacoli? Tanti. E devo dire che, tutt’ora, non mancano. Questa è una professione che, a mio parere, si può dividere in due grandi categorie: i privilegiati e quelli sempre in affanno. Io appartengo alla seconda, ma con il sorriso.

Il posto fisso non esiste più ed è stato sostituito da apprendistati e contratti a progetto. sta crescendo anche qui quella che gli americani chiamano «gig economy», l'«economia dei lavoretti»: i lavoratori svolgono prestazioni occasionali per conto di piattaforme online, specializzate nel mediare domanda e offerta di servizi. Nonostante i proclami delle istituzioni, trovare un lavoro a tempo indeterminato in italia equivale quasi a vincere al lotto. Se non erro e per favore correggimi se sbaglio sei riuscita a vincere un premio per un servizio che ha raccontato questo fenomeno: che idea hai del lavoro oggi ?

Al di là dei proclami e delle misure adottate, il tema lavoro in Italia resta un problema serio. E, sostanzialmente, irrisolto. Il contratto a tempo indeterminato è una rarità, a volte lo si può anche raggiungere, ma poi occorre fare i conti con aziende in crisi e quindi diventa carta straccia. Nella maggior parte dei casi, ci si divide tra più di un lavoro per riuscire ad arrivare ad uno stipendio decente. Non ci sono orari, non ci sono giorni di festa. E parlo in base alla mia esperienza, ma anche alle tante persone che incontro ogni giorno. Sono storie di ordinario precariato. Cinquantenni che si ritrovano a partecipare a corsi di formazione per portare a casa pochi euro, giovani che non possono permettersi una famiglia o di andare a vivere per conto proprio, ragazzi laureati che avevano dei sogni, ma che devono accontentarsi. E’ chiaro che, detta così, potrebbe sembrare una visione catastrofica.

Riguardo al premio, il servizio vincitore non era strettamente legato al mondo del lavoro, anche se con LA7 spesso affronto questo argomento. Qualche settimana fa – come dicevi – ho ricevuto il premio “Giornalista di Puglia-Michele Campione” per un reportage in cui ho raccontato il primo giorno di chiusura delle scuole a causa del vento sporco nel quartiere Tamburi di Taranto. Questo rione è fortemente esposto all’inquinamento dello stabilimento siderurgico Ilva. Ai bambini è stato negato il diritto allo studio e agli abitanti della zona – in alcuni orari ritenuti critici – la possibilità di uscire di casa. A Taranto tutela della salute e contestuale tutela del lavoro, al momento, restano solo belle parole.

Dicevamo che hai vinto un premio per un tuo servizio : dopo la notizia il tuo telefonino ha ricevuto numerosi appuntamenti di lavoro oppure è rimasto tutto invariato nella tua vita ?

Aaah… pensa che all’inizio non lo avevo detto a nessuno, poi un collega ne ha dato notizia su Facebook e, a quel punto, ho dovuto rinunciare alla riservatezza che mi contraddistingue (e per un giornalista è un po’ un paradosso…). Ho ricevuto tantissimi complimenti, messaggi, telefonate. Ti dirò: appuntamenti di lavoro nessuno, ma tante persone con cui già lavoro hanno tenuto a comunicarmi la loro felicità. Anche perché questo premio è arrivato in un momento di cambiamenti, senza dimenticare che questo servizio raccontava la mia terra, la gente del posto. Una città ferita ma bellissima.

Parliamo di giornalismo :la notizia è passata quasi inosservata, pubblicata su un blog e poi ripresa unicamente dai social . Nel rinnovo del contratto collettivo di lavoro dei dipendenti rai è previsto tra le altre cose che alla morte di un dipendente, operaio, impiegato o quadro, l’azienda possa assumere il suo coniuge o la sua coniuge, il figli o la figlia maggiorenne. Tutto ciò, precisa la rai, si applica a “situazioni particolari adeguatamente certificate. L’Usigrai conferma la presenza di questa norma nel nuovo contratto di operai, impiegati e quadri e rivela che sarà introdotta anche per quello dei giornalisti....

Diciamo che in un Paese normale questo potrebbe anche passare come un sostegno alle famiglie che hanno subito un lutto e che vivono un momento di difficoltà. Nel caso dell’Italia, in cui già viviamo una forte contrazione del mercato del lavoro, è evidente che questa norma possa creare malcontento tra tutti coloro che, in Rai, non lavorano. Credo che potrebbe fare la differenza la sua applicazione e cioè se, realmente, si parla di situazioni particolari. E dunque eccezionali.

Il giornalista Iacona in un suo libro racconta del suo lavoro che il giornalismo rimane : “un mestiere molto difficile”…ha ragione ?

Condivido totalmente. Difficile per il discorso che facevo prima a livello economico e di precariato, difficile perché spesso non viene considerato un mestiere, ma un hobby. E mi riferisco anche ai tanti pensionati o dopolavoristi che, di certo, non hanno bisogno di farsi pagare un pezzo e tolgono quindi lavoro a chi, al contrario, vorrebbe vivere di questo. Difficile anche perché, con i social e un telefonino, tutti credono di essere giornalisti. Difficile perché circolano molte fake news e spesso si tende a mettere nel calderone anche il giornalista competente… Devo continuare?

Nel siracusano una ventenne, mamma di 2 bimbi, uccisa a coltellate e gettata in un pozzo: il compagno confessa dopo un interrogatorio fiume: "sono stato io...- ancora oscuro il movente: speri professionalmente che la “giostra mediatica” questa volta non si prediliga a cercare il sensazionalismo che noi tutti conosciamo …

Ci spero, ma non ci credo. Nel senso che molte trasmissioni, ma anche alcuni telegiornali e quotidiani – per questa e per altre vicende di cronaca – continueranno a cercare il sensazionalismo di cui parli. Piaccia o no, esistono perché esiste un pubblico. Spettatori che si appassionano e, a seconda delle circostanze, diventano investigatori o avvocati. Un servizio di cronaca, oggettivamente, attira molto di più rispetto- per esempio- ad uno di politica. Questo accade perché tocca determinate corde, la gente vuole sapere cosa è successo e come andrà a finire, vuole i dettagli e, quanto più sono macabri, meglio è. Una delle storie in assoluto più assurde resta il delitto di Avetrana. Come cronista locale l’ho seguito da subito e in quell’occasione è stato davvero toccato il fondo. Andrebbe fatta una seria analisi antropologica.

Il giornalismo odierno ha perso il disperato bisogno di riscoprire il contatto umano ?

Un po’ si. L’ansia di questi retroscena dimostra che, in alcuni casi, si è perso anche il garbo, il rispetto per l’altro. E poi non dimentichiamo un ulteriore problema che interessa, più in generale, molte redazioni che – ormai – sono depotenziate e questo implica che il giornalista spesso non possa essere in strada, ma debba fare un lavoro di desk, impaginare i comunicati stampa, dare per buone alcune notizie (a volte senza verificarle). Insomma, si ritrova a non fare esperienza sul campo. E questo vale per tutti i settori, non solo per la cronaca. Penso anche agli approfondimenti culturali: quante volte si recensiscono libri senza neppure averli letti?

Parliamo di donne : in questi giorni si parla della vicenda dell’ex operaia piemontese impiegata nella gestione dei rifiuti :«ho perso il lavoro perché volevo portare un regalo a mio figlio, ma io non ho mai rubato nulla nella mia vita». Come è possibile che accada tutto questo , forse il partito democratico ha perso le elezioni perché si è adoperato per la famosa riforma dell’articolo 18 ?

Che accada tutto questo è davvero surreale. Questa donna- peraltro ricordo madre di tre figli- rischia davvero di non essere reintegrata sul posto di lavoro. Per aver preso un monopattino da un cassonetto è accusata di furto. A lei diamo una condanna esemplare e poi però reintegriamo gli assenteisti nei pubblici uffici? Davvero, c’è qualcosa che non va. Il Pd, anche nel dopo voto, difende il suo jobs act e la riforma dell’articolo 18, ma non credo assolutamente abbia perso le elezioni solo per questa ragione.

Negli ultimi decenni il concetto di matrimonio è fortemente cambiato. Le mutate condizioni socio-economiche e culturali hanno portato un numero sempre più crescente di coppie a ricorrere alla separazione e al divorzio. A differenza di tutti gli altri ambiti, in questi casi, ad essere più penalizzati sembrerebbero gli uomini nel loro ruolo di padri separati. I giudici, infatti, in presenza di minori e soprattutto di bambini in tenera età, affidano la casa coniugale e i figli alle madri; ti piacerebbe raccontare storie di questi uomini, ridotti quasi ad homless per via di sentenze pregiudizievoli nei loro riguardi….

Sì, molto. Tanti padri separati sono i nuovi poveri. I più fortunati, anche a 50 o 60 anni tornano a casa dai genitori. Per molti è un’umiliazione, ma almeno hanno una forma di tutela. Molti altri invece davvero non sanno dove andare e sono sulla soglia dell’indigenza, perché devono mantenere moglie e figli. E spesso a loro non resta nulla. Non fa neanche più notizia che le mense della Caritas siano piene di persone che hanno perso tutto. E, non di rado, capita anche di scoprire che qualcuno magari un lavoro ce l’ha pure. Ma con 800-1000 euro di certo non riesci a pagare un affitto, magari le rate del mutuo della casa coniugale, il mantenimento e un minimo per te. Per tirare avanti.

Hai letto le dichiarazioni di Elisa Isoardi :per lei 'la donna deve farsi da parte per far luce al proprio uomo". deve stare sempre un passo indietro: un tuo commento ,sui social è stata massacrata dagli haters e non solo …

Sono rimasta davvero spiazzata, anche perché parliamo di una donna in vista, una professionista apprezzata e popolare. Di certo non una che si mette in secondo piano. Evidentemente ha questa idea un po’ retrò. Posso dire che sicuramente non la condivido: per me una coppia funziona anche sulla base della condivisione e sugli spazi di reciproca autonomia. Allo stesso tempo, però, mi sento di difenderla in quanto bersaglio di quel disprezzo e aggressività verbale che troppo spesso viaggiano sui social.

Maria de Filippi fa la storia della televisione con 10 minuti di nulla: niente audio, niente immagini in movimento. Con uno studio vuoto e una porta nera ha creato una suspense degna di Hitchcock. E poi record di buste chiuse a “c’è posta per te”: due figli hanno il coraggio di rifiutare la mamma,etcetc Io sono dell’idea che dopo una settimana di lavoro il sabato sera si debba uscire anche con il cane ma non stare in casa a vedere le storie di sofferenze altrui per la spettacolizzare la tv del dolore : sei d’accordo con me….

Ti dirò: per me il sabato sera non è necessario uscire. E spesso è anche lavorativo. Insomma, credo che le occasioni di svago non debbano essere vincolate a un giorno preciso della settimana. Detto ciò, di sicuro non starei mai a casa a guardare quel tipo di programmi, ma è questione di gusti: mi rendo conto che tanta gente, nonostante viva difficoltà quotidiane, anziché distrarsi in qualsiasi altro modo, scelga questo tipo di tv. La De Filippi, da questo punto di vista, è geniale. Il suo prodotto è figlio anche di una morbosità diffusa, un po’ quello che dicevamo a proposito di alcuni fatti di cronaca. E i telespettatori lo apprezzano.

Qualcuno da ringraziare per la tua carriera?

Sono una persona molto umile e con i piedi per terra, quindi già chiamarla carriera mi fa strano. Sicuramente voglio ringraziare i colleghi che mi hanno dato una possibilità e poi quella parte di me che fa esattamente l’opposto di quello che avevo pianificato.

Progetti per il futuro ?

Mi piacerebbe pubblicare alcune poesie, sono un po’ il mio lato oscuro. Ma questo è un desiderio, per definirlo progetto non dovrei avere questo rapporto conflittuale con i miei scritti. Quindi, al momento e per il futuro, il mio progetto più grande è continuare a mettere il cuore in tutto ciò che faccio.

Antonello Tavoletta

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