DALO - IBRIDO

DALO - IBRIDO

COSA E' L'AMORE? IL NONOSTANTE TUTTO...

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Abbiamo il piacere di scambiare due chiacchiere con Dalo, cantante livornese che ci presenta il suo primo album, Ibrido, uscito a fine marzo. Cantautore fino in fondo, scrive e racconta ciò che lo circonda, del bene del male e di come vorrebbe lui il mondo. Ha tante cose da dire, e più di qualcuna potete leggerla subito.

Prima domanda d’obbligo, per farti conoscere meglio dai nostri lettori, chi è veramente Dalo? Sappiamo livornese, ma vogliamo di più.

Dalo è un ragazzo che scrive canzoni e che ha bisogno di scrivere canzoni. Niente di meno e niente di più.

È appena uscito “Ibrido”, 8 tracce davvero interessanti, canti in italiano, molto pop e non solo, cosa si prova a vedere pubblicato un proprio lavoro? Intendo nell’intimo…

Pubblicare questo disco per me è stata una vera e propria liberazione. Ho passato anni nei quali non mi sentivo nè carne nè pesce, in cui attraversavo momenti di evoluzione personale e in cui la pubblicazione di un disco sembrava un miraggio. Scrivevo, scrivevo sempre senza afferrare niente. Di fatto, ho iniziato a lavorare seriamente al disco dopo l’incontro con il produttore artistico dell’album, Paletti. Il suo lavoro è iniziato scavando profondamente in me e toccando certi lati che ho sempre preferito lasciar fuori dalle canzoni.  La svolta è stata parlare proprio di quelli. Da quel momento è passato più di un anno. Veder nascere le canzoni attraverso tutte le proprie fasi è un’emozione piena di diversi colori che spesso ti mettono di fronte a punti di vista e di riflessione non calcolati che ti fanno, prima, tremare le certezze e, dopo, le rafforzano. Sono orgoglioso di questa prima pubblicazione. 

“Nel bene e nel male” apre l’album, c’è un video ufficiale particolare dove il protagonista è Didier, un ex segretario belga che una volta in pensione ha lasciato tutto per vivere da clochard, ci racconti tutto? Dalla canzone alla scelta di Didier…

La canzone è nata proprio l’8 Marzo di un anno fa. Era una giornata in cui ero incazzato con il mondo. Tornando a casa ho visto diverse persone con delle mimose da regalare. In quell’occasione ho pensato di non sopportare il fatto che tutti i gesti che facciamo sono, spesso, solo gesti fini all’esibizione degli stessi (ovviamente non faccio di tutta l’erba un fascio). Dobbiamo far vedere quanto sia tutto “perfetto”. Appena tornato a casa ho scritto la prima frase e di getto tutto il pezzo. La scelta di Didier come protagonista del video è avvenuta per caso. Insieme a Tommy Antonini stavamo pensando a diverse sceneggiature, ma nessuna ci convinceva. In uno di quei giorni sono passato davanti alla stazione di Livorno, luogo in cui vive Didier. Ho alzato la testa, mi ha sorriso. Lì ho capito che la sua storia sarebbe stata quella giusta.

Altro singolo già presentato è “Non ho bisogno di niente”, pensi davvero che non abbiamo bisogno di niente e nessuno o è una richiesta di aiuto? Di compagnia: quella bella, quella che ti fa stare bene?

“Non ho bisogno di niente” ha diversi piani di lettura. C’è sia la voglia di dire “me la cavo da solo”, sia un’auto-provocazione, perché in realtà ho bisogno di tutto. Ognuno può avere il proprio piano di lettura e questo, credo, sia un bene.

Hai mai usato i canali dei talent? Che ne pensi?

No, non ho mai provato. Credo che l’avvento dei talent sia la naturale evoluzione del meccanismo in cui siamo intrappolati. Ormai vige la regola del “tutto e subito”. Non ho mai partecipato perché vorrei che la mia carriera artistica dipendesse da scelte naturali ed autonome, da un pubblico che, disco dopo disco, possa apprezzare le mie canzoni. Mi dispiace vedere talenti uscire dai talent ed essere abbandonati dopo pochi mesi. 

Festival di Sanremo, una vetrina importate per i nuovi cantautori, cosa ne pensi e se hai mai provato a partecipare. E poi, Baglioni ha davvero riportato la musica in primo piano o più o meno siamo sempre ai livelli di contorno di un “baraccone” fatto di luci abbaglianti, lustrini e cotillon?

No, non ho mai partecipato alle selezioni di Sanremo. Credo che negli ultimi anni sia migliorato qualcosa dal punto di vista delle scelte artistiche. Ma sono convinto che siamo solo all’inizio di un processo che avrà bisogno di molto tempo per essere assimilato dal pubblico nazional-popolare.

Capitolo social, li usi? Ne sei ossessionato come molti di noi o fanno solo molto comodo?

Adesso i social sono un elemento fondamentale per quanto riguarda la promozione di un progetto artistico. Quindi sì, ne faccio abbondante uso. Al di là del progetto artistico purtroppo spesso mi ritrovo nella home di Facebook senza rendermi conto di aver preso il telefono in mano. Questo mi fa incazzare. Sto attuando diversi escamotage per disintossicarmi :)

Hai cantautori che ti ispirano per creare la tua musica? Italiani? Voglio i nomi se vuoi…

Per creare musica no, scrivo quello che mi viene senza pensare ad influenze di nessun tipo. Sono cresciuto a pane e Vasco. Col passare del tempo i miei ascolti hanno avuto ampio respiro. Adesso seguo per lo più la scena indipendente italiana. Credo che siamo in periodo in cui in Italia ci sia della musica di altissima qualità. Peccato che non faccia ancora breccia nel grande pubblico.

“Ancora un’altra volta” è una canzone d’amore, mio pensiero ovvio. Cosa è per te l’amore vero?

Mi fai la domanda più difficile dell’universo. E’ uno degli interrogativi principe che mi perseguita da un po’ di tempo a questa parte. Credo che sia semplicemente il “nonostante tutto”. 

Mi ha colpito “Francesco”, diretta e orecchiabile. Tutti abbiamo un Francesco nella nostra vita. Chi è il tuo?

Francesco è quella parte di me che crea disequilibrio, ma dalla quale sono, allo stesso tempo, dipendente. Credo che ognuno abbia il proprio Francesco, chi più, chi meno. 

Che rapporto hai con la religione?

Sono ateo. Quindi ho pochissimi rapporti con la religione

Hai dichiarato: ho deciso di guardarmi allo specchio per capire chi fossi. Ma il riflesso non aveva forma, era in continua evoluzione, Ibrido.

Che significa realmente?

Credo che ognuno prima o poi arrivi ad una presa di coscienza sul proprio “io”. Per arrivarci passi attraverso delle fasi in cui non sai bene né chi sei, né cosa vuoi. Ecco, il disco l’ho scritto nel bel mezzo di questa fase. E tutt’ora credo di essere sempre all’inizio di questo percorso.

Si è appena votato, una volta politica e musica camminavano mano nella mano, ora sembrano distanti anni luce, mi dai un tuo commento? O è finito il tempo delle canzoni che accompagnavano rivoluzioni…

Sono distanti anni luce, perché stiamo attraversando un periodo storico di disillusione generale. Le nuove generazioni sono disilluse su tantissimi fronti. La politica è sicuramente una di questi.

Grazie di tutto e in bocca al lupo!

Crepi. Grazie a voi.

Giuseppe Calvano

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