Cocullo E La Festa Dei Serpenti

Vi racconta la storia di questa festa Michela Di Mattia.

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Cocullo e la festa dei serpenti

Ogni anno il 1 Maggio (fino a qualche anno fa, era il primo giovedì del mese di Maggio) il piccolissimo paese di Cocullo, in provincia de L’Aquila è gremito da decine di migliaia di persone, provenienti da tutto il mondo per assistere ad un evento molto singolare. E’ la festa dei serpenti che cingono la statua di San Domenico, ma anche il collo di molte persone del posto, che consegnano, anche solo per qualche istante, i rettili per far fare qualche foto ai turisti. Si tratta della festa dedicata a San Domenico, monaco benedettino vissuto durante il Medioevo, a cui si attribuiscono diversi patronati come la difesa contro il mal di denti, le morsicature di serpenti, di cani idrofobi e di lupi. San Domenico proveniva da Foligno e rimase a Cocullo per 7 anni lasciando come segni del suo passaggio un suo molare e il ferro appartenente alla sua mula.

Da qui l’usanza da parte dei fedeli, che il 1 Maggio si mettono in una composta fila lunghissima, di prendere con i denti la campanella della chiesa e suonarla per poter essere protetti da eventuali malanni relativi ai denti o alla bocca. Inoltre, sempre dentro la chiesetta, si preleva da un piccola grotta, un po’ di terra benedetta. Questa terra viene utilizzata per proteggere le proprie case, i propri campi e favorire buoni raccolti e per allontanare pericoli di qualsiasi natura. La protezione viene chiesta anche per gli animali mettendoli a contatto con il ferro da cavallo in modo da proteggerli dalle insidie che la natura potrebbe riservare. Un tempo questo rito veniva praticato per gli animali utilizzati nei campi come forza lavoro all’interno di una società prettamente contadina,

Questa giornata è chiamata anche festa dei serpari, cioè coloro che provvedono a catturare i rettili nel periodo antecedente alla festa, detti anticamente anche ciaralli, abili ad esercitare tecniche segrete di cattura e di maneggiamento dei serpenti. Anche loro sono i protagonisti di questo evento, che iniziano la loro attività di cattura già dal 19 marzo e per un mese e mezzo li custodiscono dentro casse di legno e li nutrono fino al giorno della festa, per poi lasciarli nuovamente liberi, entro una settimana.

Il culto ha origini pagane tanto da rimandare ad Angizia, dea dei serpenti, presso la località marsa di Lucus Angitiae(Bosco di Angizia), oggi Luco dei Marsi. Sembra che la sacerdotessa sapesse preparare antidoti e rimedi erboristici eccellenti contro il morso e il veleno dei serpenti. Cenni storico-letterari si riscontrano in un passo dell’Eneide dove emerge la figura di Umbrone, giovane serparo dell’antico popolo abruzzese dei Marsi, maneggiatori di serpenti nonché curatori. Il molare di San Domenico, con allusione al dente avvelenatore del serpente, soppianta definitivamente il culto della dea Angizia, con una nuova matrice cristiana.

La mattina del 1 Maggio, mentre arrivano pellegrini da ogni parte d’Italia e del mondo, la festa ha inizio con il canto devozionale di entrata in chiesa e quello di partenza eseguito a ritroso per non porgere le spalle a Dio. Alle ore 12.00, alla fine della Santa Messa in una chiesa, che difficilmente riesce a contenere turisti e fedeli, inizia la processione dietro la statua di San Domenico, riempita da innumerevoli serpenti, che la adornano come immensi gioielli che si muovono continuamente intorno. L’importante è che i rettili non coprano il viso del santo perché se così fosse, sarebbe di cattivo auspicio. Accanto alla statua del Santo sfilano due ragazze, in abito tradizionale, che portano sulla testa delle ceste con pani chiamati ciambellani, che rievocano un miracolo di moltiplicazione di farina. I pani consacrati vengono poi donati per un’ antica tradizione a chi porta la statua. La processione percorre tutte le stradine del paese tra una folla curiosa e con la voglia di scattare foto con i mansueti rettili indossati come fossero lunghe collane. I serpenti catturati dai serpari vengono identificati con segni di riconoscimento, diversi a seconda del serparo, per poter essere ripresi a fine processione e liberati nello stesso posto da cui sono stati prelevati. Si tratta di cervoni, bisce e saettoni e altri serpenti tutti non velenosi, innocui e ben disposti ad essere presi per essere fotografati o semplicemente toccati dai più scettici o paurosi.

"Quest'animale insegna che la vita è movimento, rinnovamento e ringiovanimento. Ogni anno quando ormai la sua pelle si è fatta vecchia, lui se ne libera e si ricopre con una pelle nuova. E cosi ringiovanisce… Il secondo segreto è riconoscere che tutti provano paura: tutti, assolutamente tutti, capisci? Nessuna persona è estranea a questo sentimento perchè la paura fa parte della natura umana. Ma tu dovrai riuscire ad affrontarla, a dominarla perchè solo cosi potrai sovrapporti a essa e usarla secondo i tuoi desideri. Ricorda: se ti farai sopraffare dalla paura, sarai perduta, vinta, irrimediabilmente sconfitta….

Quando qualcuno affronta la propria paura, dal centro del suo essere si sprigiona un'energia potente che la trasforma in un altro sentimento" Hernàn Huarache Mamani - "La profezia della Curandera".

Vincere la paura dei serpenti vuol dire anche superare e in qualche modo affrontare a testa alta gli ostacoli che la vita ci pone davanti. Il significato di questa tradizione deve essere universale, senza classificarla necessariamente come un culto sacro o profano. Bisogna invece soffermarsi e riflettere sull’importanza del rapporto di armonia e di rispetto che l ’uomo deve avere con la natura ed eliminare il preconcetto secondo cui tutti i serpenti sono demoniaci o simbolo di qualcosa di negativo.

Per raggiungere Cocullo, uscita autostradale omonima nella autostrada A 25 Roma-Pescara

Oppure è consigliabile utilizzare il treno. in quel giorno viene potenziato il numero dei convogli, nel tratto Avezzano-Sulmona. tutte le info sul treno di Trenitalia nei punti informativi delle stazioni.

Maggiori informazioni sul sito del Comune:http://www.comune.cocullo.aq.it/

Michela Di Mattia

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