MAX PAIELLA

UN ARTISTA GENIALE CHE AMA ROMA, CHE è #TUTTOESAURITO MA SIAMO ANCORA IN TEMPO, CHE AMA CANTARE E HA LA FORTUNA DI LAVORARE TRA AMICI E CHE DICE NO AI TALENT.

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Comincio subito con le domande buone, tenendo le cattive per dopo.

#tuttoesaurito, il tuo spettacolo, in giro per l’Italia, che spettacolo è? Ho letto che siamo nel 2068…

2068 perché è come se volessi un nuovo ’68, in cui tutto si esaurisce: le risorse naturali e umane (per esempio la pazienza), l’esaurimento dei cantautori, l’esaurimento delle sopracciglia negli uomini, in poche parole l’esaurimento della nostra specie, ma visto da vari punti di vista, in negativo (aria pulita, acqua, specie di animali), ma anche con una prospettiva vagamente positiva, per questo il titolo dello spettacolo è #Tuttoesaurito ma siete ancora in tempo; il pianeta ci sta dando dei campanelli di allarme, come tutti sappiamo, cicloni a Caserta o nubifragi a Genova costantemente, trombe d’aria e condizioni climatiche strambe, ma siamo ancora in tempo. #Tuttoesaurito ma siamo ancora in tempo anche in politica, con le ultime elezioni politiche è stato detto che è esaurito il PD, che la politica non crea più passione, che non crea proselitismo, che la voglia di politica degli anni ottanta non c’è più. Ma, ancora, si esaurisce l’orso, il lupo marsicano, la salamandra con gli occhiali, la coratella a Natale, l’abbacchio a Pasqua… Esauriremo piano piano anche la lingua italiana e i suoi dialetti e comunque quando c’è un impoverimento culturale è evidente che si esaurisce qualche cosa. Lo spettacolo parte dalle risorse naturali fino all’esaurimento nervoso, o almeno prima si chiamava cosi ora hanno trovato nuove sfaccettature. Uno spettacolo tutto da vedere, ora in giro per l’Italia ma che forse tornerà anche a Roma.

Il ruolo dà sicurezza ha dichiarato in una intervista, ma poi: Cantante, Attore, Comico, imitatore, Musicista, Vignettista, che ruolo vuole fare da grande?

Integro, vale come nel calcio, che chi sa fare troppi ruoli non ne fa bene nessuno?

Sinceramente, e parlo della seconda domanda, non te lo so dire, quello in cui credo è legato molto alla realtà, ognuno di noi per poter fare il proprio lavoro in genere ne deve saper fare almeno altri tre o quattro, non limitandosi ad un ambito specifico e questo vale un po' per tutti i lavori. Nel mio caso ho cominciato disegnando e dato che da adolescente ero molto timido, il disegnare mi ha dato la forza di esprimermi e di farmi apprezzare, e poi ti svelo un segreto: più cose sai fare più devi studiare, e per tornare al “calcio” della domanda, se sai fare l’esterno, l’attaccante e anche il difensore da giovane se studi e ti applichi bene riesci in tutto o quasi, poi andando avanti con gli anni meno ruoli potrai fare perché l’età che avanza ti dà meno tempo a disposizione e meno possibilità di fare tutto. Il poter e voler fare un ruolo unico è sicuramente più facile e anche più sicuro, ma crescere in tanti ruoli inconsciamente lo facciamo in maniera naturale tutti i giorni ma, secondo me è una cattiva influenza degli americani avere la one way , l’unica via per poter fare qualche cosa di buono. Io da grande? Il problema è che già sono grande… (ride), da grande farò quello che esattamente faccio adesso con l’obiettivo di andare su tematiche importanti, mi interessa relativamente il ridere per ridere, sono orientato verso l’uomo, la razza umana, il nostro pianeta, le persone e quello che hanno da dire, quindi per concludere da grande svilupperò ancora meglio quello che già sto facendo adesso. E soprattutto quello che mi piacerà fare, dato che se non lo facciamo da grandi quando lo potremmo fare?

Il Ruggito del Coniglio, Dose e Presta, sono come una famiglia per Lei? Da ascoltatore decennale sembra così…

E’ evidente che si, sono una famiglia, sono dei fratelli, dei colleghi, sono soprattutto dei grandi autori. Dire siamo una grande famiglia non è mai bene, meglio farselo dire, perché quando ce lo si dice da soli c’è sempre la cosiddetta “sòla” di mezzo, sbuca sempre un cetriolo che spunta da qualche parte, quindi la risposta è si, ma non lo dico io.

Vinicio du marones per me è il top, ma non dimentico tutti gli altri personaggi. Come nascono? Vi telefonate la notte o è frutto anche collaborazione oramai a memoria tra di voi?

In parte va a memoria, in parte c’è una tecnica e dei cliché per trovare cose interessanti, in parte è la normale osservazione della realtà che può portare a una imitazione, a un personaggio creando la battuta o a creare una cosa surreale tipo Vinicio du marones che trae la sua ispirazione da quello che sono gli oggetti della nostra memoria che dentro di loro hanno un aggettivo e un atteggiamento triste con forma e oggetto, ma allo stesso tempo far parlare un oggetto triste è assolutamente surreale, non è ipotizzabile, ma moralmente lo è.

Altri personaggi legati a Lei, Lillo e Greg, come si lavora con due mostri sacri che sanno fare tutto?

Si lavora molto bene, con Lillo e Greg ci accomuna il fatto di disegnare, anche loro hanno cominciato come fumettisti, abbiamo fatto la stessa scuola, loro un po' prima di me perché anagraficamente sono più grandi di me, ho conosciuto Claudio Gregori, Greg, negli anni Ottanta, si parlava di fumetti e country blues due passioni che ci hanno unito fin da subito, con Claudio vero esperto di country e rock and roll, io più su hard rock e rock blues. Loro sono amici e lavorarci insieme è stato sempre molto bello.

Dose, Presta, Lillo, Greg, tutti romani, cosa è per Lei Roma? Oltre la sua città di nascita…

Roma è tante cose, difficile poterlo dire in due parole. È la città che amo anche se ha molte cose che non amo. È un po’ come un parente che ha tanti difetti, c’è un bene viscerale ma non si possono non vedere le cose che non vanno, certo che se la critica viene da uno di fuori che non conosce la realtà, l’accetto ma malvolentieri come succede per un parente, può avere dei difetti ma il bene che gli si vuole è viscerale. Ho difficoltà a sentire critiche anche se sono reali.

Gli stornelli romani rappresentano la tradizione musicale romana o c’è dell’altro?

Certo che si, lo stornello romano è un momento folkloristico, la canzone romana è un’altra cosa. Lo stornello è una forma musicale che si trasforma poi di dialetto in dialetto. Può essere il saltarello laziale, ma è utilizzato al nord come al sud dell’Italia, è una forma musicale usata in Europa, la cultura occidentale è basata su quella forma musicale. poi ogni epoca e ogni dialetto lo trasformano in quello che preferiscono tenendo sempre come base la stessa forma musicale, dalla chanson francese alle canzoni islandesi. Certo che se chiedi la canzone romana a Milano ti rispondono Venditti o Ramazzotti, la canzone romana è un’altra cosa, per me è Romolo Balzani. Ecco io sono legato alla musica di Balzani.

Cosa è per Lei la popolarità? Ho visto un pezzo dell’isola dei famosi e tranne uno della coppia Zuzzurro e Gaspare non ho riconosciuto nessuno… e integro con i talent, servono? Annullano la famosa gavetta? O è un passaggio obbligato…

Io non ho mai fatto un Talent, vorrei inaugurare un nuovo genere, vorrei fare il deficent, un programma dove ci sono solamente “pippe” e far vincere quello più incapace nel fare tutto. Non credo nei talent, non credo che Fabrizio De Andrè sarebbe potuto emergere con un Talent, non credo che Paolo Conte, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Giorgio Gaber avrebbero potuto farsi strada attraverso il talent, forse qualcuno di questi; non vedo i Talent come una forma artistica, ma come una forma di spettacolo un po' spietata che non premia il talento, ma che spesso premia la tenacia, un certo tipo di cattiveria (la cazzimma napoletana) però non il talento vero e proprio no, dico no ai talent. La popolarità è frammentata. È quella di cui sopra, sono i talent, ma solo se guardi quel tipo di genere, per cui sei famoso solo per quello, la popolarità, secondo me, è un’opinione.

Tra tutte le capacità elencate prima ho letto che Lei nasce vignettista ma ama soprattutto essere cantante, è stato sul palco con decine di professionisti, ho visto anche collaborazioni con Arbore. Cosa sogna un giorno? Un concerto a San Siro stile Pausini? Una esibizione al Bataclan. Mi dica Lei.

Ne l’uno, ne l’altra. Forse l’Olimpico dove mi sentirei a casa mia…

Che genitore è Max Paiella?

Buono, attento e autocritico. È difficile per ogni età, da piccoli ad adolescenti per non parlare poi di quando diventano grandi. Bisogna tentare di ascoltarli, di capire i propri difetti e di contrastarli. È fondamentale.

Calcio, tifa una squadra in particolare?

Tifo per la Roma però in maniera molto lieve, nel senso che non sono contro le altre squadre. Non conosco la formazione, diciamo che il calcio lo seguo poco.

Come le tappiamo le buche a Roma?

Prendiamo l’immondizia e ci tappiamo le buche.

Come trova oggi la musica italiana? Legata a pochi cantanti (Eros, Pausini, Ferro) o anche i cosiddetti giovani possono avere la loro popolarità?

Ci sono delle cose belle e delle cose brutte, non so cosa pensare della musica italiana, l’ascolto per lo più per fare i centoni, chiamiamo cosi le parodie musicali, ci sono cose interessanti ma io tuttora ascolto De Andrè e faccio molta fatica con i nuovi emergenti che rappresentano la canzone italiana.

Ultima domanda, ha mai pensato a un pezzo per Sanremo? Cosa rappresenta per Lei la kermesse ligure?

Si, in realtà un pensierino c’é stato, ma poi di fatto questa cosa non ha avuto un seguito. Prima o poi mi piacerebbe, vorrei fare il crooner a Sanremo… secondo me Sanremo è una cosa positiva e in questi ultimi anni la musica sembra tornata al centro della kermesse e non solo come contorno.

Social e dove possono raggiungerla i suoi fans.

Pagina facebook e sito sì anche se sono un po' allergico ai social network.

Saluti e in bocca al lupo per #tuttoesaurito!

Crepi

Giuseppe Calvano

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