ENZO DECARO

“In arte Totò”. Uno spettacolo dedicato al Principe De Curtis, dal sapore inedito e vicino più all’uomo che al personaggio dello spettacolo

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E’ andato in scena dal 13 al 15 Aprile scorso(giorno del  51° anniversario della sua morte) al teatro Tor Bella Monaca lo spettacolo, scritto da Liliana De Curtis e Enzo Decaro, che interpreta e commenta alcuni lati del grande Totò in un alternarsi continuo di sentimenti ed emozioni.

In uno spazio della sua casa, che il Principe chiamava ‘il pensatoio’, egli passava il tempo, per lo più notturno, visti i numerosissimi film che girava e gli altri impegni che lo portavano sulle luci della ribalta, e a scrivere continuamente. Lasciava dovunque i fogli, con impresse le sensazioni che attraversavano i suoi pensieri.

Il pensatoio è un luogo dove sono nate le più belle canzoni di Totò, quelle che conosciamo tutti, ma dove emergeva anche una dicotomia tra il Totò che era sempre sulle scene e l’uomo Antonio de Curtis. In un’intervista la figlia Liliana afferma che suo padre si distingueva ‘per il suo sacrificio e per la sua sofferenza’ per essere un uomo in vista e riconosciuto da tutti. Diremmo noi che ciò era inevitabile. Eppure, sempre dalle parole di Liliana, Antonio De Curtis aveva a cuore il fatto di voler essere riconosciuto non per la sua celebrità ma per quello che era veramente, per ciò che aveva in fondo al cuore. Un uomo dall’animo nobile e per dirla con lui ‘un signore nato’. Tra l’altro lui era fermamente convinto che sarebbe stato dimenticato da tutti, poiché finché è stato in vita non era sufficientemente apprezzato per il suo talento.

Il pensatoio appare così come un contenitore che raccoglie il continuo brainstorming dove Antonio De Curtis incontrava se stesso e gli parlava attraverso poesie e musica. Un raccoglitore dove lui si sfogava tra sé e sé e dove metabolizzava, in un certo modo, l’amore, considerato come una calamita, alla quale non si può opporre resistenza. L’amore quindi è come una necessità. Un sentimento forte che lui non dedica solamente alla donna, a volte disegnata come angelo, a volte come peccatrice, ma che manifesta anche nei confronti degli esseri più deboli e degli animali.

Pochi sanno che adottò ben 235 cani per sostenere un canile che non aveva più la forza economica per mantenere tutti quegli animali e scrive una tenerissima poesia anche per il suo cagnolino Dik.

Tra le sue vere e più sincere amicizie, a darci conferma di ciò è sempre Liliana De Curtis, c’è un altro grande del teatro: Eduardo De Filippo.

Un animo buono nascosto dietro la comicità intelligente di un genio che ha fatto ridere (e continua tuttora, considerando l’immenso patrimonio che ci ha lasciato) grazie alla sua elegante ironia, attraverso la quale anche l’idea della morte diventava qualcosa di cui sorridere. Il suo capolavoro “A livella” è emblematico non solo in riferimento all’esorcizzazione della morte, vista e riprodotta come un corso naturale della vita, ma anche in riferimento al modo di considerare le persone per quello che sono realmente e non in base a titoli o stemmi inutili. Gli uomini che si arraffano per poter conquistare qualcosa e cercare riconoscimenti, si rendono conto che, arrivati al capolinea, tutto l’affanno consumato non serve più a niente perché la morte ‘livella’ tutti allo stesso modo.

Grandiosa l’interpretazione di Enzo Decaro, napoletano anche lui, che quasi alla fine dello spettacolo canta, con abile maestria, un testo poco conosciuto dal titolo “Che me diciste a ffà”. Vengono riprodotte sonorità tipiche degli anni ’50, supportate da una capsula a carbone, uno di quei microfoni che si usavano in quel periodo e che ci fanno fare un salto nella storia.

Lo show dalla durata di un centinaio di minuti è stato allestito con oggetti e strumenti appartenenti al grande Totò. Nel pensatoio si trovano, tra altre cose, il pianoforte, dalle misure ridotte rispetto a quelli a cui siamo abituati ora, che veniva suonato dal Principe con un solo dito e il magnetofono, attraverso il quale registrava i suoi pensieri o le canzoni. Sul palcoscenico vengono portati anche il cappello personale e il suo abito di scena, sempre lo stesso, che è stato rammendato, accorciato, stretto, allargato…insomma sistemato per ogni esigenza che Totò aveva, ma non è stato mai cambiato, per nessuna ragione al mondo!

La grande eredità di immagini, video, interviste, canzoni e tutto il materiale che ci riporta a lui sembra che lo faccia sentire sempre vicino a noi, dentro le nostre quotidianità. Inoltre, questa rappresentazione che ha reso noto un lato della sua vita più intimo e nascosto, ci ha avvicinato un pochino di più a lui, permettendoci di dire a gran voce che era un grandissimo uomo, prima ancora che un uomo di spettacolo.

Michela Di Mattia

Foto di scena di Stefano Veneruso

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