Le Parole Di Gattuso Prima Di Bologna - Milan

"Sono incazzato, dobbiamo farci delle domande"

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L'allenatore rossonero, visibilmente arrabbiato a causa della sconfitta di domenica scorsa contro il Benevento, è arrivato puntuale alle 14.30 per rispondere alle domande della stampa e delle tv.

E’ stata una settimana di riflessione?

Non c’è stato alcun confronto, abbiamo toccato il fondo. Bisogna assumersi delle responsabilità e non mi pareva corretto dare i due giorni liberi dopo quella figuraccia. Anche io avevo fatto i biglietti per andare in Spagna in quei due giorni, li ho stracciati e sono rimasto qui a lavorare. A qualcuno ha fatto piacere, ad altri no, ma nemmeno a mia moglie è piaciuto stare a casa. Può piacere o non piacere, ma era doveroso e me ne posso anche fregare.

I personaggi che rappresentano la società, i Signori Fassone e Mirabelli, sono rimasti per far capire le prospettive nel caso si arrivi o non si arrivi in Europa League. Ognuno deve sapere che il posto non me lo gioco solo io, ma anche i giocatori ed i dirigenti. E’ giusto che siamo stati tutti vicini e si ricordino gli scenari nel caso non si raggiungano gli obiettivi stagionali.

Sulla partita col Benevento.

Abbiamo interpretato il match a livello di singolo giocatore, non di reparto e si tocca con mano. Sono mesi che dico che la squadra ha caratteristiche precise, che se non gioca sui 20/25 metri, se regala campo e va a subire pressione dall’avversario, è sempre in difficoltà. E’ vero che la squadra ha giocato tanto e fisicamente non è al top, ma quando una squadra è organizzata e comincia a sentire che le cose non vano, deve capire la necessità di cambiare mentalità, avere umiltà e rispettare l’avversario.

Se pensiamo che arrivare in finale di Coppa Italia o battere qualche squadra importante sia sufficiente, se non ci si mette l’anima, ci sbagliamo di grosso. Mi arrabbio perché i segnali negativi in allenamento non ci sono: la squadra si allena bene e poi manca sempre quel “qualcosa” per fare il salto di qualità. La squadra è forte e non servono rivoluzioni: manca qualcosina, ma l’età media è bassa e c’è una base da cui si può aprire un ciclo andando a fare tre o quattro cose giusto. Ricordiamoci da dove arrivava la Juventus sette anni fa. Mi prendete per pazzo, ma io sono convinto di quello che dico.

A me non interessa che sia sempre stato così, negli ultimi anni, perché è troppo facile. Ci mettiamo tutti la faccia, io per primo, ci prendiamo le nostre responsabilità e vediamo se è sempre stato così.

Sull'eccessiva esposizione mediatica della squadra

Se vi riferite alla faccenda di Mirabelli, posso dirvi che ha già ricevuto le necessarie rassicurazioni da chi di dovere e non sono certo io. Io so che ha fatto un buon lavoro: ha cambiato tanto e forse qualcuno sta giocando sotto le aspettative, ma ci sono anche giocatori che stanno facendo ben oltre quanto si pensava.

Il problema è che, finita quella faccenda, si parla della società o di altre cose. Per questo a me non piace leggere o ascoltare troppo le notizie. Mi devo concentrare sul mio lavoro e basta, con le persone che lavorano nel mio quotidiano. Prima eravamo tutti Brad Pitt, ora siamo diventati improvvisamente brutti, ma la verità è che non è così. Quando c'è coesione, sostegno ed aiuto reciproco, tutti gli altri problemi vanno via. Ora noi dobbiamo pensare solo al campo, perché facendo bene lì impediamo di fare divertire chi non ci vuole bene al di fuori.

L'uscita dalla lotta per la Champions sta condizionando?

Io non vedo alcun segnale che mi dica questo, perché abbiamo ancora tanto da giocarci. Se confronto gli allenamenti di adesso con quelli di un mese fa, è vero che c'è qualche giocatore più stanco, ma è altrettanto vero che tutti lavorano bene ugualmente o addirittura meglio. Avrei voluto portarvi i dati per dimostrarvi che non sono qui a raccontare barzellette.

La squadra è viva ed il problema non è come si allena. Si lavora tutti e manca solamente la vittoria, che ci darebbe una scossa. Dopo essere stati abituati bene per più di tre mesi, fare quaranta giorni senza vincere ti condiziona. Tante partite che abbiamo pareggiato si potevano vincere con un po' più di esperienza, cinismo o anche fortuna, ma restano sempre quei "se" e quei "c'è mancato poco" che ci ricordano che dobbiamo tutti crescere a livello di mentalità e lettura della partita. Io in primis, non solo i miei giocatori. 

Riguardo la gestione della pressione dall'esterno

Essere l'allenatore del Milan porterà sempre pressione. Io mi riferivo a ciò che avviene fuori dal campo, dove bisogna essere tutti più bravi a non rispondere alla domanda sbagliata, a fare finta di non ricevere il whatsapp ed evitare di farci del male da soli. Poi a fine stagione si tirerà una bella somma su come sono andate le cose e, se qualcuno ha sbagliato, pagherà di conseguenza. Non ci vogliono alibi o ricerca della colpa. Se non va bene la squadra è colpa mia, se arrivano messaggi sbagliati è colpa della comunicazione, se non quadrano i conti è colpa di Fassone, se qualche giocatore gioca male è colpa di Mirabelli. 

Tutti abbiamo le colpe, se qualcosa non va ed è inutile puntare il dito su una persona in particolare. Bisogna lavorare tutti insieme per migliorare le cose.

Su Calhanoglu

Hakan sta meglio ed è pronto per giocare, ma io ho bisogno di ritrovare la mia squadra. Bisogna ricominciare a saper soffrire. Questa squadra sa come deve giocare e tenere il campo e non è un caso se, appena si fa qualcosa di diverso, veniamo puniti. Noi dobbiamo fare quello, poi i giocatori si devono mettere tutti a disposizione della squadra, anche quelli di maggiore qualità come lui e Suso. Da soli, non ci portano da nessuna parte. 

Sull'approccio alle partite contro le piccole

Non si può dire che contro il Benevento abbiamo fatto la stessa partita che abbiamo fatto contro il Napoli. Quando fai quarantadue cross e non vai a colpire una volta di testa o non vai mai sul primo palo, cosa vuol dire? Vuol dire che negli ultimi venti metri facciamo il solletico agli avversari ed è su quello che bisogna lavorare. 

Sono due mesi che abbiamo cambiato modo di giocare e siamo migliorati anche a fare partite in attacco, però poi andiamo a sbagliare l'ultimo movimento ed i risultati sono quelli che vedono. 

C'è delusione?

Sono arrabbiato, non posso venire qui col sorriso da ebete a dire che va tutto bene, altrimenti significherebbe che vi prendo in giro e non tengo al mio lavoro.

E' il minimo che i ragazzi siano incazzati per i due giorni non concessi, per questo mi stupisco che venga scritto. Io sono deluso, ma da me stesso, perché non riesco a trasmettere quello che vorrei. Abbiamo quattro partite importanti di campionato e la finale di Coppa Italia: non possiamo mollare ora.

Per questo faccio le mie scelte in base a quanto vedo durante la settimana. Se uno fa il pirla e non si allena come si dovrebbe allenare, non posso schierarlo. Il livello dei giocatori è simile, anche se con caratteristiche diverse, quindi mi devo basare su quello che vedo. Se dovessi basarmi su come si sta comportando Biglia, per esempio, dovrei schierarlo anche se non si regge in piedi ed è tutto storto, ma ovviamente bisogna fare scelte con la testa.

Su Romagnoli

Ha fatto la visita di controllo quattro giorni fa ed ha alzato i ritmi. Nei prossimi giorni farà ancora delle sedute atletiche e poi valuteremo la condizione. Le cose stanno andando bene e ha già cominciato a correre, ma è ancora presto per dire se sarà disponibile per la finale di Coppa Italia.

Sul Bologna

Mi aspetto una partita simile a quella col Torino, magari contro una squadra un po' meno tignosa, ma con grandi individualità. Penso a Verdi, che ha grande tecnica e anche allo stesso Di Francesco che è veloce e bravo ad inserirsi. E' una squadra che ha grandi qualità dal centrocampo in su e giocherà con grande spensieratezza, una componente che fa pesare molto meno il pallone e fa andare più forte le gambe. 

Cambiano gli allenatori, ma resta lo stesso problema: le piccole

Questo è il motivo per cui sono incazzoso. Non è un caso e non è una scusa dire "è sempre così", perché significa che bisogna farsi delle domande e darsi anche delle risposte. Cambia la mentalità, perché se penso che contro il Napoli siamo riusciti a non far toccare il pallone a dei campioni, è evidente che nelle altre è cambiato qualcosa. Per quello m'incazzo quando scrivete che i giocatori sono arrabbiati per aver dovuto rinunciare alle vacanze: perché dopo quella prestazione era il minimo che potessi fare.

Matteo Tencaioli

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