ADAMO DIONISI

ADAMO DIONISI

DALL'ALTO DI CANNES ADAMO DIONISI REGALA UN BACIO A SUBURRA.

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Manfredi Anacleti non c’è e non ci sarà più, Adamo Dionisi ha scelto UnfoldingRoma per informare i suoi ammiratori che non farà più parte della serie Suburra. Il poliedrico Adamo, sceneggiatore, attore, musicista, cantante e organizzatori di eventi si racconta al nostro magazine, dal calcio alla politica, dai social alla beneficenza, da Suburra a Cannes alla movida romana. Spavaldo come sempre ma umile nel mettersi a disposizione per cercare di dare un futuro ai giovani, specialmente a quelli che sono da sempre nelle difficoltà maggiori: il terzo occhio.

Potevo partire da mille modi ma ho scelto di partire da questo: era marzo, il 24, del 1985, uno striscione giganteggiava ai piedi della curva nord: SOLO I VILI E I MEDIOCRI CONOSCONO LA SCONFITTA, NOI SIAMO GRANDI E RISORGEREMO. Non so se all’epoca era allo stadio, ma quanto la rappresenta questa frase?

L’ho scritto io (ride ma non troppo). Gli Irriducibili, gli Ultras, il Marchese, erano il mio mondo. Adesso appartiene a tutti i tifosi della Lazio, ma (ride di nuovo) devono ringraziare me.

Allo stadio ora non sto andando, anche se vedo tutto e sento tutto. Il 5 giugno ci sarà Di Padre in Figlio, i vecchi amici mi hanno invitato e non so dire di no, è la mia casa e andremo a fare una cosa bella davvero. La casa dei laziali aperta alla continuità della Lazialità.

Adamo Dionisi, possiamo definirlo, nella sua veste d’attore, l’ultimo dei romantici?

Si anche, bella questa cosa, l’ultimo dei romantici mi piace tanto. Il soprannome Il Marchese deriva dalla Romanità, dall’incarnare il romano bello, il paino romano e anche se mi piace definirmi più poetico che romantico, li apprezzo tutti e due.

In Suburra si è calato nel personaggio, aiutato forse da quello che Lei definisce il terzo occhio, le carceri, ma in realtà ha girato più di 10 film; si riesce ad uscire dal personaggio Manfredi Anacleti o se lo porterà sempre addosso? A Quale altro personaggio è affezionato?

Per quanto riguarda l’opinione pubblica sarò sempre Manfredi Anacleti, per la gente del cinema sono un bravo sceneggiatore, per la gente che viene a sentirmi cantare sono un bravo cantante e un ottimo attore di varietà, faccio molte cose comiche, scrivo solo commedie o neorealismo, appartengo a una sfera del cinema particolare. Se devo fare due nomi, Franco Citti e Ettore Garofolo.

È anche sceneggiatore, ha in mente una sceneggiatura sulla Roma dei nostri tempi moderni?

Le cose che si scrivono sono sempre su argomenti moderni, attuali, ma non parlo né di movimento ultras, né di deviati o devianti sociali, cerco di parlare d’altro. Scrivo più di meccanismi umani, racconto di quanto è facile perdere l’innocenza tra i 12 e 15 anni, quando si passa dall’infanzia all’adolescenza con rotture emotive assurde, sono preparato terapeuticamente perché ho fatto l’operatore del CeIs di Roma, tratto questa cosa da sempre, ho fatto tantissimi psicodrammi, conosco tutte le tecniche e quindi preferisco parlare di umanità e di amore, tutto quello che io faccio e che vorrei fare è racchiuso nella poesia e nell’amore.

Ancora Roma: una volta la movida romana era famosa nel mondo, ora se vuoi ascoltare musica a Testaccio ancora esiste qualcosa, ma alcuni locali pagano i musicisti e cantanti in base a quante persone riescono a portare dentro. Cosa ne pensa?

Io vado a suonare al Contestaccio da Raffaele Vannoli e Domenico Cecinelli, che sono gli unici che sanno contestualizzare questa cosa, non prendo compenso, pensano loro ai rimborsi dei musicisti che suonano con me, per me è puro divertimento, lo faccio di cuore e col cuore. Può capitare anche a volte nei ristoranti, dove io e Edoardo Pesce siamo insieme, che con una chitarra alla mano cantiamo gli stornelli romani per affari nostri, è per pura passione, che non mi deve dare da vivere. Tornando alla domanda, sì la risposta è sì, bisogna andare a cantare e portare delle persone, più se ne portano più alto è il cachet, è diventato un supermercato di tutto. Io sono fatto diversamente, preferisco starmene a Trastevere sulla scalinata con un panino all’olio e San Daniele e una lattina di Coca Cola a guardare quelli che suonano, a guardare gli artisti di strada, fondamentalmente amo più la clowneria che tutto il resto.

Lei ha avuto una seconda possibilità ed è stato in gamba a coglierla, cosa ne pensa dei giovani d’oggi? È cosi difficile trovare un lavoro sicuro?

Non ho avuto una seconda possibilità, me la sono creata. Io sono figlio del non libero arbitrio però, come dire, non sono passivo a questa cosa, quello che le istituzioni non hanno fatto per me io cerco di farlo per i ragazzi, non sono da solo in questa battaglia, per esempio Mirko Frezza è da sempre impegnato in questo lavoro. È difficile trovare lavoro, d’accordo, ma bisogna educare la gente a mantenerselo. È inutile tirare fuori nuovi posti di lavoro se non c’è l’educazione al lavoro e al vivere civilmente. Il problema in Italia è il finto voler risolvere, la riduzione del danno da sempre accompagna il nostro paese, io cerco di tenermi lontano da questo sistema. Nessuno forma più la gente che deve lavorare. Esempi? Costruiamo cliniche bellissime e poi ci mettiamo a lavorare trogloditi non scolarizzati e raccomandati, quindi, non funzionerà mai nulla, bisogna lavorare sulle persone e poi creare strutture perché vengano mantenute.

Ha dichiarato: aiutare una persona in difficoltà che poi per riconoscenza ti sorride è la cosa più bella che possa capitare. Oggi vedere una gentilezza non richiesta a volte genera diffidenza e preoccupazione, un sorriso normale ci porta a farci mille domande. A che mondo stiamo andando incontro?

Un non mondo. Niente sentimenti e si razionalizza tutto a suon di stipendio. Dipende tutto dal certificato di servilismo che ci affidano appena nati. È normale quindi che un sorriso ti preoccupa se non sai perché te lo si sta facendo, oggi gira tutto intorno ai soldi, sono i soldi che mandano l’acqua in salita. Parlare di poesia, musica, amore, arte è complicatissimo e bisogna stare pure attenti. Ci sono tanti personaggi che parlano di beneficenza perché sono pagati per farlo. Io lavoro nei penitenziari da sempre, gratis, abbiamo organizzato un primo maggio a Casale Caletto per la riqualificazione del territorio con Lele Vannoli e Mirko Frezza. Tutto questo per dare una seconda possibilità alla periferia. Il mondo non esiste, bisogna reinventarlo, con molta fatica, dare una mano concreta senza secondi fini. E i colpevoli sono quelli che comandano, che ci gestiscono da sempre, né di destra né di sinistra, nazional socialisti che sono abituati a farsi dire e ridire “sissignore”, sempre. Nessuno pensa che l’essenza della vita è essere utili agli altri, io lo penso perché so che è così. per tornare alla domanda, stiamo andando incontro a un mondo che è una gabbia di servi ammaestrati, addomesticati e monitorati. Per i giovani sarà molto difficile. Gli dico forse, cari giovani dovete obbedire, abbassare la testa, chi dice nossignore come me ha dei problemi, anche se è un professionista che fa letteratura e cultura. Apriamo gli occhi perché questo mondo lo lasceremo ai nostri figli, se ci turiamo il naso per i soldi, per il lavoro, per i sorrisi, per i bei pensieri, per i radical chic, poi loro ne pagheranno le conseguenze.

A proposito, Suburra. Manfredi Anacleti, continui Lei.

Allora, Adamo Dionisi non farà più Suburra. Non sono stato né preso in considerazione né interpellato, né mi hanno comunicato nulla. Sono finito sui giornali come il mostro della situazione, poi una volta assolto il mostro non serve più e viene accantonato. Se non dici sissignore non esisti più. Suburra è un prodotto finto, inventato che però manca di invelatura, da oggi mancherò anche io e quindi ancora di più povero di contenuto, atto a far funzionare quel contesto di storia. Io scrivo da sempre, recito da una vita, ho vinto il primo concorso di poesia a undici anni e scrivo sceneggiature da sempre, la mia vita dimostra quale professionista sono e sono stato ma non serve, non serve più, almeno per loro. Ma la vita continua, oggi, se incontro un produttore impertinente che non rispetta la mia anima e che cerca di comprare non solo la mia prestazione ma tutta la mia vita io lo maltratto cosi le nuove generazioni non lo troveranno più. Ma la vita va avanti, e Adamo Dionisi va avanti. A Cannes quest’anno solo due attori italiani sono in concorso, Adamo Dionisi e Edoardo Pesce i soli due attori punk che esistono su Roma, che non dicono sissignore.

Adamo Dionisi dall’alto di Cannes regala un bacio a Cattleya e a Suburra.

A proposito, Lei che rapporto ha con i social?

Non uso social (ride). Sergio Citti lo dovevi andare a trovare all’idroscalo e non aveva bisogno di social. Ecco questa è la mia opinione sui social. Anzi, vogli dirti di più, la mia formazione (dizione e quant’altro) da anni la segue Vanessa Cremaschi, che è stata mia compagna e in più è attrice, violinista e maestra di musica. Siamo io Lei e mio figlio, che tra l’altro suona spesso con me, senza social, né cene con i più, né riunioni nei piani alti, collaboriamo noi tre, siamo una squadra di lavoro senza fari accesi. Sono molto riservato, nessuno sa dove vivo, non ci sono selfie, nessuno sa con che macchina giro. Sono schivo non per scelta, ma perché sono cosi da sempre. Io penso che noi attori abbiamo tre vite, una pubblica, una privata e una segreta. Io posso concedere quella pubblica, le altre due non sono in vendita, mi chiamo Adamo Dionisi e non sono in vendita.

Facebook, Twitter e Instagram sono le strade per chi viene dal grande Fratello visto che non c’è più non è la Rai.

Quindi Lei di carattere schivo e da un passato non proprio idilliaco come si rapporta invece con quei suoi colleghi (maschi e femmine) sempre a caccia di un selfie importante, di un posto in prima fila, di emergere sgomitando usando la morale solo come luccichio temporaneo?

Se devo far passare un’ora divertendomi preferisco una partita a zecchinetta che è ancora illegale e quindi stare ai margini della legge che partecipare a festival, cene con i produttori, tavoli con i parrucconi per far accendere i fari su di me. Io ho due fortune, mi chiamo Adamo, non un nome qualunque e due sposto l’aria senza parlare. So di essere bravo, so di saper fare il mio mestiere, quindi le luci su di me si accendono senza dover dire di sì a compromessi. E in quello che ho fatto non sono mai arrivato terzo…

A cosa sta lavorando in questo momento?

Sto scrivendo una serie internazionale, ma non posso dirti quale, con due sceneggiatori, uno americano e una donna italiana. Sarò uno dei protagonisti, quindi sceneggiatore e protagonista. E in più devo girare un teaser per i mercati esteri già prodotto. In più organizzo eventi, tipo il primo maggio e suono dal vivo, sono un poliedrico a tutto tondo.

In bocca al lupo

Crepi sempre.

Giuseppe Calvano

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