Omaggio A Fallaci Al Teatro Vittoria

Omaggio A Fallaci Al Teatro Vittoria

Il Racconto Della Scrittrice Che Ha Segnato Il Secondo Novecento.La recensione di Emanuela Falcone

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È andato in scena dal 4 al 6 maggio al Teatro Vittoria Omaggio a Fallaci, scritto e interpretato da Maria Rosaria Omaggio.

Lo spettacolo è un tributo, una finestra aperta, un dialogo con la giornalista scrittrice che ha segnato la seconda metà del novecento.

Sul palco la Omaggio si veste delle parole della Fallaci, estrapolate testualmente e sapientemente dalle sue opere, accompagnata al piano da Cristiana Pegoraro che suona le musiche più amate dalla scrittrice.

Lo spettacolo è un immergersi nel mondo di questa forte donna, dimentichi della finzione del teatro, convinti e affascinati dal racconto-monologo che l’attrice fà della Fallaci. Come in un viaggio onirico, il pubblico ascolta la vita di Oriana, come se fosse lei stessa a raccontarla mentre sullo sfondo le immagini che la ritraggono negli anni e nelle avventure, rendono la sua vicinanza ancora più tangibile.

La vita politica e le interviste con i potenti

Sul palco si racconta della scrittrice definita egocentrica, asociale, burbera e severa, tra lavoro e vita privata.

Fiorentina di nascita, affronta la difficoltà di essere nata donna in un momento storico, quello del fascismo, in cui libertà e potere era appannaggio esclusivo degli uomini. Si racconta della volontà di riscatto che l’ha portata poi a diventare nel 1976, all’età di 38 anni, la prima inviata di guerra donna in Vietnam. La guerra, l’attivismo, le interviste con la Storia, hanno reso la scrittrice dalle 50 sigarette al giorno famosa in tutto il mondo. Tra queste la Omaggi, ricorda l’intervista al segretario di Stato americano, Henry Kissinger nel 1972 e quella all’ayatollah Khomeini, leader del regime teocratico iraniano nel 1979 durante la quale, per protesta contro l’obbligo per le donne di coprirsi integralmente, si toglie lo chador, indumento tipico e allora obbligatorio che copriva l’intero corpo della donna, lasciandone scoperto soltanto il volto. Queste ed altre interviste sono racchiuse nel libro Intervista con la storia (1974) eIntervista con il Potere (2009) uscito postumo la sua morte.

Gli amori e la solitudine

Di amori la Fallaci ne ha avuti tanti. Non storie lunghe, ma molto intense. Racconta di sè che odiava convivere con gli uomini perchè gli uomini la distraevano: con una carezza, una richiesta di un caffè, con la scusa di farla riposare. Invece lei voleva lavorare come aveva sempre fatto, dalle 8 di mattina fino alle 8 di sera, senza mangiare, senza parlare con nessuno, non rinunciando alla sua vita di sempre.

La storia più drammatica fu quella con Alfredo Pieroni del quale nel ‘58 rimarrà incinta. A causa di un incidente però perde il bambino, evento drammatico che segnerà la Fallaci e la porterà a scrivere Lettera a un bambino mai nato (1975) in cui difende il diritto della donna a non donare la vita e il diritto del bambino alla non vita.

Charles Conrad, il terzo uomo a mettere piede sulla luna. Si erano incontrati prima che lui partisse per lo spazio: voleva che la Fallaci gli consigliasse una frase al suo arrivo sulla luna. Che sarebbe poi stata: "Whoopie! Man, that may have been a small one for Neil, but that's a long one for me." (Whoopie! Sarà stato un piccolo passo per Neil (Armstrong) ma per me è lungo abbastanza).

Nel 1973 la Fallaci incontra Alekos Panagulis, leader dell’opposizione greca. Con lui Oriana unì amore, attivismo politico e letteratura. Il racconto del loro amore, della vita dell’uomo e della sua morte (avvenuta il 1 maggio 1976 in un incidente stradale di cui la Fallaci non si convinse mai essere accidentale) è racchiuso in Un uomo (1979).

Negli anni novanta in Libano conosce Paolo Angelo Nespoli allora sergente dell’Esercito. Gli chiede cosa avrebbe voluto fare nella vita. “Avrei voluto fare l’astronauta, ma ormai ho 27 e non sono laureato” le dice lui. “E che aspetti allora, rimboccati le mani e comincia a studiare”. Fu così che Nespoli si iscrive a Ingegneria Aereospaziale a New York. Si trasferiscono insieme ma dopo cinque anni di amore il divario di età troppo grande (lui 32, lei 60)pone fine alla loro relazioni. Paolo Nespoli nel 2007 arriva nello spazio.

Gli ultimi anni

Dopo i fatti dell’11 settembre 2001 a New York, la Fallaci scrive La rabbia e l’orgoglio (2001), riprendendo e approfondendo un lungo articolo uscito sul Corriere della sera il 29 settembre 2001. Denunciava ancora una volta gli orrori a cui aveva assistito per tutta la sua vita: le dittature, i totalitarismi e la cultura dell’Islam, non risparmiando neanche le politiche occidentali che negli anni si erano fatte zerbino e avevano permesso quanto era successo.

Oriana muore, nel 2006, uccisa dal male che lei chiamava l’Alieno, il tumore. Sul palco, seduta alla scrivania, l’attrice conclude lo spettacolo leggendo un passo di Un cappello pieno di ciliegie, ultimo sforzo della scrittrice, pubblicato postumo e incompiuto, il racconto degli anni italiani dal 1773 al 1889.

Finzione teatrale e realtà storica si sovrappongono quando sul palco, concluso lo spettacolo, sale un ex giornalista dell’Europeo, testimone ravvicinato dei fatti degli anni in cui l’amica Oriana lavorava al giornale. Racconta dell’inchiesta che la Fallaci volle aprire dopo la morte di Pier Paolo Pasolini nel 1975 ad Ostia, suo grande amico (a proposito scriverà il libro Pasolini un uomo scomodo). Per far questo fu aiutata da un giovane giornalista, Mauro Volterra, perchè la sua presenza e il contatto con i personaggi presumibilmente coinvolti avrebbe subito fatto pensare ad un’indagine in corso. Sul palco viene raccontata la storia del giovane che, anni dopo, venne ritrovato morto (non si sanno ancora le cause) dopo la caduta dal balcone del suo palazzo. Sul palco si denuncia la precarietà del lavoro giornalistico di allora (Mauro era un collaboratore esterno alla testata) diventata una costante di oggi. Si racconta l’oblio con cui la Storia ha accolto le vicende di quel giovane ragazzo per cui la famiglia aveva chiesto di aprire un’indagine e mai portata avanti.

Omaggio a Fallaci ha riportato in vita la tenacia, la forza, la libertà, le controversie e l’animo intimo di una delle figure femminili più importanti del nostro tempo espresse magistralmente da Maria Rosaria Omaggio e dalle note di Cristiana Pegoraro.

“La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO

Emanuela  Falcone 

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