Le Quotidiane Perle Di Bellezza

Le Quotidiane Perle Di Bellezza

La Trasfigurazione di Gesù, Raffaello Sanzio, 1518-1520, Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano.

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Dobbiamo essere fermamente convinti che l'arte, la musica, la danza, la letteratura, il cinema ed il teatro, possano, con la loro capacità generatrice di bellezza, rimuovere i pesanti macigni che quotidianamente si poggiano sui nostri cuori. Quel grigiore che ristagna nelle pieghe della nostra anima può essere spazzato via dai mille colore di una tela o dalle coinvolgenti melodie di una ballata o di una cavatina. L'arte guarisce, l'arte stimola a migliorarci, l'arte ci riporta bambini, l'arte ci emoziona, l'arte incita all'autostima perché ci mostra le cose più alte che abbiamo potuto raggiungere come specie abitante di questo pianeta. Nei musei, negli auditori, in teatro, rimaniamo in religioso silenzio, con devozione vediamo ed ascoltiamo ma soprattutto pensiamo.

Le Quotidiane Perle di Bellezza vogliono semplicemente ricordare ciò che i nostri avi e contemporanei ci hanno donato per combattere l'oscurità, la depressione, la volgarità, la rudezza che compongono l'altra metà della nostra anima, quell'eterna lotta tra bene e male che è l'equilibrio della vita e della nostra esistenza.

La Trasfigurazione di Gesù, Raffaello Sanzio, 1518-1520, Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano.

Il Vangelo narra che Gesù, in meditazione sul monte Tabor con gli apostoli Pietro,Giacomo e Giovanni, improvvisamente cambiò aspetto e si mostrò agli apostoli con vesti splendenti e circondato da una luminosissima aura. Apparvero al suo fianco Mosè ed Elia, mentre una voce in lontananza annunciò che Gesù era il figlio di Dio.

La Trasfigurazione è l'ultima opera di Raffaello, uno dei più grandi artisti mai vissuti, la cui eco artistica ha influenzato anche i pittori del XX secolo. Raffaello ebbe commissionata la tela dal Cardinale Giuliano de Medici vescovo di Narbona e cugino di Papa Leone X,. Ed è proprio per la cattedrale di Narbona che il Cardinale de Medici, commissiona nel 1518 due tele: una Trasfigurazione ed una Resurrezione di Lazzaro. La trasfigurazione venne affidata a Raffaello, mentre la Resurrezione a Sebastiano del Piombo grande amico di Michelangelo. Al genio fiorentino fu proposto per primo la Resurrezione ma, dopo aver fatto dei bozzetti preparatori, abbandonò la commissione a causa degli altri numerosi impegni. E chissà che non sia stato proprio Michelangelo a proporre, per realizzare la pala, il suo grande amico Sebastiano del Piombo. Raffaello era un grande estimatore di Michelangelo ma al contempo aveva l'ambizione a conquistare il titolo di migliore artista, ne consegue che l'impegno profuso da Raffaello per questa tela fu tantissimo anche per una questione di sana competizione con Michelangelo, anche se indirettamente.

Raffaello decide di strutturare la tela dipingendo due episodi evangelici: in alto dispone l'episodio della trasfigurazione, nel registro inferiore invece narra di quando Gesù, sceso dal monte Tabor, guarisce un ragazzo indemoniato. Nonostante nel registro superiore ci sia una perfetta struttura e simmetria delle figure mentre in quello inferiore prevalga una studiata confusione, l'opera è incredibilmente proporzionata. Tralasciando i significati escatologici, quello che più colpisce è l'uso della luce e dei colori. La luce emanata dal Cristo è un capolavoro tecnico e talentuoso e si ritrova anche nel registro inferiore, dove la figura dell'indemoniato, spicca su tutti nella moltitudine caotica.

La trasfigurazione rappresenta allo stesso tempo il manifesto ed il testamento di Raffaello. Infatti è questa l'ultima opera del genio urbinate che muore del 1520 a soli 37 anni. Alcuni esperti ritengono che alla sua morte, la tela non fosse ancora ultimata e che le ultime pennellate furono date da Giulio Romano, grande amico di Raffaello. L’impianto figurativo comunque fu ideato totalmente da Raffaello, come dimostrano numerosi studi dell’artista giunti fino a noi. Questa opera dimostra come a soli 37 anni il suo genio e la sua fama non avessero uguali. Il Vasari parlando dei questa incredibile opera la definì "la più celebrata, la più bella e la più divina". Chissà a quali livelli avrebbe portato la sua arte se l’artista non se ne fosse andato così prematuramente.

Se potete andate a vedere dal vivo questa incredibile opera, fatevi inondare dalla splendida luce raffaelliana cosi splendidamente evidenziata dall'oscurità della sala dove è conservata, all'interno della Pinacoteca Vaticana.

Alessio Capponi

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