DIEGO NOTA - ESERCIZI PER SCOMPARIRE

DIEGO NOTA - ESERCIZI PER SCOMPARIRE

DALLA MUSICA INDIPENDENTE AI TALENT, PASSANDO PER IL CALCIO.

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UnfoldingRoma ha il piacere di dare voce a un cantautore particolare, Diego Nota, che si produce da solo in tutto e per tutto e ne fa un vanto di far parte della cosiddetta Musica Indipendente.

Ci presenta Esercizi per Scomparire, sua ultima opera uscita da poco, ci spiega la dedica a Fantozzi e ci fa capire come la musica è cambiata negli ultimi anni, dai talent alla tv.

Diego Nota, cantautore con origini ciociare, come si approccia alla musica e perché decide di farne un lavoro? Si riesce a vivere con la musica?

Ho iniziato a fare musica da ragazzo, a quindici anni suonavo alle feste dell’Unità, diciamo, però, che mi ci sono trovato dentro perché tutti i miei amici suonavano, allora è stato facile entrare nel meccanismo ed è stato un bene, se i miei amici fossero stati delinquenti io sarei stato uno di loro (ride). Riguardo alla seconda domanda, nel mio caso non è possibile vivere di musica. Ci ho provato ma, avendo quasi quarant’anni, mi sono accorto che non è possibile fare della musica una professione e quindi mi sono trovato un impiego che mi permette di fare entrambe le cose, lavorare per mantenermi e coltivare la passione per la musica facendo anche dei “live”. Non facendo conti in tasca a nessuno, se non fai almeno cinque, sei live al mese non si campa con la musica ma io insisto e continuo imperterrito a credere nelle mie forze.

Esercizi per scomparire è uscito da poco, Kong è il singolo. Sono passati cinque anni dal tuo ultimo lavoro, in cinque anni può succedere tutto o niente, come è cambiato musicalmente Diego Nota rispetto al cambiamento della musica italiana in generale?

Sicuramente ci sono stati cambiamenti, ma poi la musica italiana, soprattutto quella indipendente, ha un cambio repentino, se ti fermi due, tre anni ti rendi conto del cambiamento, soprattutto a livello di suoni, oggi è più presente la componente elettronica o anche la cosiddetta musica trap, diciamo che quando decidi di mettere mani a un nuovo lavoro ti rendi conto della necessità di dare uno sguardo alle nuove tendenze, non per copiare, ma per informarsi su quello che è in giro oggi. Io questo l’ho fatto, perché anni fa c’erano gruppi diversi, e dando uno sguardo alla musica italiana non mi sono adattato completamente alle novità ma sicuramente un’impronta sonora l’ho data, e quindi si, per rispondere alla domanda, da cinque anni a questa parte le cose sono cambiate tantissimo e a me fa piacere ascoltare le novità musicali, soprattutto nella musica indipendente. Devo dire che quello che succede ai piani alti spesso è anche frutto di ascolto della musica indipendente.

Ho letto che Esercizi per Scomparire è un disco non convenzionale, ma poi alla fine cosa vuol dire “non convenzionale”?

Se facciamo un salto nella musica mainstream e quella che passa in radio spesso sentiamo dei testi che non dico che siano confezionati a tavolino però ci sono delle frasi, delle parole che risultano convenzionali. Se la mia musica è definita non convenzionale, francamente è perché io me ne sbatto le scatole del fatto di fare delle frasi che comunque possono essere non troppo forti o non possano metterti la realtà in faccia, credo che il termine non convenzionale si riferisca a questo qui, cioè che io non rispetto le convenzioni per scrivere i miei testi, per quanto riguarda la musica, invece, penso di non aver fatto nulla di nuovo, le canzoni sono tranquille, ci sono dei pezzi melodici che rientrano nella norma e nel mio modo di essere. Ecco concludo, non convenzionale ma solo riguardo ai testi.

Te l’hanno chiesto in tanti, ma anche ad UnfoldingRoma hanno il diritto di sapere, perché la dedica a Fantozzi?

Ce ne sono più di uno di motivi, il primo perché Fantozzi fa parte proprio della mia vita, a livello cinematografico, ho iniziato a vedere i suoi film da bambino, poi crescendo ho continuato a guardare Fantozzi e ci sono stati momenti in cui guardavo e riguardavo anche venti volte lo stesso film, e poi perché quando ho finito Esercizi per Scomparire e si trattava di scrivere il comunicato stampa mi sono reso conto che i personaggi che vivono nelle canzoni che ho scritto sono un po' dei falliti e anche i personaggi di Fantozzi erano più o meno cosi, caratterizzati da questa fallibilità sempre alle porte, erano indistruttibili perché non fallivano mai però il fallimento era sempre alle spalle. Rendendomi conto di questo parallelismo tra le mie canzoni e i film di Fantozzi che ho visto e rivisto fino all’altro ieri, ho deciso di dedicare il disco a Paolo Villaggio, anche perché era uno dei miei registi e attori preferiti.

Le piace come trattano oggigiorno la musica in tv? Ci sono canali tematici che trasmettono musica e immagini 24 ore su 24. Una volta eravamo incollati alla radio per desiderare che passasse un disco di nostro gradimento…

Io facevo come molti di noi quarantenni oggi, attaccati alla radio con il dito pronto su save per registrare il brano che passava dalla radio, non c’era altro modo all’epoca per poter poi riascoltare la nostra canzone preferita. Ricordo addirittura che quando si facevano le richieste in radio si pregava il dj di non parlare sopra il brano, per non sporcare la registrazione. Riguardo alla tv, proprio nella contemporaneità in senso stretto, ho notato negli ultimi giorni c’è una sorta di miglioramento, non solo musicale ma anche riguardo al teatro; per esempio, su Rai 3 con La Tegola e il Caso, di Antonio Rezza in una fascia oraria importante, le 20 e 10, segna un punto di svolta, c’è Brunori, c’è Manuel Agnelli con Ossigeno, io credo che in questi ultimi sei- sette mesi qualcosa stia migliorando, quindi a parte questi Contest musicali che io non vedo perché non mi piacciono molto, ci sono dei segnali positivi della musica indipendente, per cui io rimarrei sintonizzato, che qualcosa si muove.

A Proposito di musica, come ti è sembrato l’omaggio a Pino Daniele che si svolto qualche giorno fa al San Paolo di Napoli?

Purtroppo ne ho visto solo un pezzo, ma anche leggendo e influenzato dalla mia ragazza, l’unico che è riuscito a immedesimarsi e dare una interpretazione anche territoriale e più vicina a Pino Daniele è stato Celestino. Per il resto non mi va di commentare.

Musica indipendente, puoi spiegare cosa significa a noi comuni fruitori della musica che normalmente non ci chiediamo di che etichetta è un brano che ascoltiamo in radio o in tv.

La musica autoprodotta, molto semplicemente autofinanziata. A volte anche finanziata da una piccola etichetta che non fa parte del giro mainstream, certo è un’accezione molto vaga, molto vasta. Ovvio che chi va in giro a suonare ai matrimoni non fa musica indipendente. La musica autoprodotta rientra nei canoni del cantautorale, del rock e comunque di un certo spessore, con un contenuto abbastanza importante alle spalle. Nel mio caso io sono un indipendente da sempre, ho sempre autoprodotto sotto tutti i punti di vista i miei dischi e non dipendo da nessuno per far uscire la mia musica. Se si accende la radio difficilmente si sentirà un pezzo prodotto, anzi autoprodotto, e che rientra nella musica indipendente. Purtroppo è un limite.

Mi allaccio, se fai musica indipendente non appartieni a quel circolo di pochi e quindi non si riesce veramente ad arrivare a tutti anche se con internet qualcosa si può fare…

Internet può aiutare, ma forse bisognerebbe cambiare l’aspetto e la mentalità delle persone, perché, ad esempio, io sono un artista indipendente e bombardo le persone su Facebook, Instagram, Youtube sulla mia arte facendomi pubblicità da solo, molte volte le persone non ti acquistano, per dirlo in maniera brutale, invece se le persone ascoltano, per la maggior parte, una canzone, un album, diffuso da un canale importante diventa sinonimo di garanzia, se lo passano allora devono essere bravi, si pensa, e questo comunque rimanda alla questione di prima, in pochi possono emergere davvero, ed è esclusiva scelta di chi decide di mandare in onda questo piuttosto che l’altro. Una questione irrisolvibile.

Scelte difficili nella tua vita ne hai fatte, musicalmente parlando ovvio, hai creato un gruppo che poi hai sciolto, hai intrapreso un percorso difficile e complicato autoproducendoti, un carattere tosto il tuo?

La scelta di sciogliere Ultimavera non è venuta cosi all’improvviso, ma è stata ponderata nel tempo. Era giunto il momento di svoltare e ho deciso cosi. Era nell’aria da tanto tempo ma quasi si ignorava di farlo per tanti motivi, anche perché ci vogliamo bene davvero e ci conoscevamo da tanto tempo ma a un certo punto si doveva cambiare registro. Per gli altri all’inizio è stato complicato condividere questa mia scelta ma poi hanno accettato la situazione rendendosi conto anche loro che non si poteva andare avanti.

Cosa e chi apprezzi della musica italiana?

Della musica italiana ne apprezzo veramente ben pochi, ci sono degli artisti che vale la pena di citare, alcuni dischi dei Zen Circus, Colapesce mi è piaciuto molto nei suoi ultimi due dischi, sicuramente i Virginiana Miller sono tra i più sottovalutati del panorama musicale indipendente italiano anche se hanno vinto un David di Donatello, sono bravissimi e scrivono testi eccezionali e sempre per quel meccanismo che non si sblocca, del discorso precedente, e come si dice non fanno mai il botto, ed è un peccato veramente. Dei classici Vasco Rossi e Dalla mi piacciono, ma penso che piacciano tutti essendo dei mostri sacri.

Notizia di questi giorni, i ragazzi di Amici monopolizzano le Hit parade, contest e talent, come giudichi la nuova gavetta? Se avessi la possibilità di partecipare andresti?

Non mi piacciono, ma davvero. Sento il formicolio (ride) quando provo a vederli. E non è che non mi piace il pubblico che guarda i talent, non mi piacciono proprio loro, quelli che li fanno. Non ho mai trovato qualcosa di originale, non ho trovato e non trovo qualcosa che possa emozionare e creare patos ascoltando cantanti che si esibiscono in questi talent. E non penso sia solo una questione di età di chi ascolta, se l’artista riesce a entrare nel cuore e nella mente ci riesce, quasi, con tutti. Comunque se mi chiedessero di partecipare io direi di sì, questa è la grande contraddizione, perché hai 40 anni, hai sempre desiderato che la musica diventasse la tua professione e sai benissimo e hai imparato con gli anni che la vita è piena di contraddizioni, quindi non mi piacciono, ma ci andrei.

Capitolo Sanremo, Vasco ha dichiarato che Lui è il rock italiano, Baglioni a Sanremo? Esagerato. Tu cosa ne pensi del festival Baglioniano? Porteresti un tuo pezzo al Festival della canzone Italiana?

Questo Sanremo mi ha ricordato il festival del 2000, quella in cui il presentatore era Fazio Fazio, vinta dagli Avion Travel con Sentimento, tra l’altro bellissima, e per la prima si dette spazio a dei gruppi che oggi definiremmo indipendenti. Bluvertigo, Subsonica per capirci. Quest’anno Baglioni ha riportato qualche gruppo indipendente sul palco di Sanremo, anche se non mi fanno impazzire ma comunque è un passo in avanti, un’apertura a un mondo indipendente che veniva puntualmente ignorato. Riprendendo qualche domanda fa, anche la tv tipo Sanremo sta cambiando opinione sulla musica indipendente ma anche la stessa musica indipendente si sta evolvendo cercando di creare pezzi più accattivanti per un pubblico più vasto, sembra che in questo periodo queste due entità si stiano venendo incontro come mai è successo prima. Speriamo bene.

Ho letto che ami il calcio e Gianluca Vialli. La nazionale fuori dai mondiali che si stanno svolgendo in Russia in questi giorni quanto male ti ha fatto? Mentre la femminile ai mondiali di Francia 2019 ci sarà. Cosa ne pensi?

Mi ha fatto parecchio male, pensavo che fosse solo legata all’infanzia che quando c’era una delusione sportiva ti sembrava che il mondo ti cascasse addosso, ma quando ho realizzato che l’Italia non si era classificata al mondiale è stata davvero una cosa brutta, ho pensato come tantissimi italiani, e adesso cosa faccio a giugno? Ci sono rimasto molto male e spero che con la nuova nazionale di Roberto Mancini ci sia una rinascita ma intanto dobbiamo aspettare altri quattro anni per goderci un mondiale. Ancora non so chi tifare… anche se lo dico chiaramente, in Italia tifo Juventus.

Ci saranno dei Live prossimamente?

Da quando è uscito Esercizi per Scomparire, ne abbiamo fatti quattro, è una buona media per un gruppo come il mio. L’ultimo qualche giorno fa, una sorta di festa privata ma aperta a tutti con invito, Settimo Cielo, una terrazza al settimo piano a Roma, Re di Roma, una bella situazione che guarda al futuro, avendo pochi live se c’è qualcuno interessato al tuo progetto ti chiama e ti fa suonare a casa sua. Potrebbe essere il futuro della musica, chissà.

Se ti nomino Bataclan, che sensazioni provi? Ci pensi prima di salire sul palco che potrebbero esserci situazioni particolari?

Quando si sale sul palco per esibirsi non ci si pensa, ma secondo me invece quando si va come spettatore qualche preoccupazione c’è. Ti dico la verità, da quel giorno in poi ci si pensa e persone ansiose come me hanno anche evitato di andare a qualche concerto per paura di questa cosa. Purtroppo qualche segno è rimasto.

Prossimi impegni?

Il 24 giugno a Lanuvio suoniamo alla festa della musica, l’8 luglio a San Giovanni Incarico, tra l’altro mio paese di nascita, e poi stiamo organizzando una mini tournee da settembre in poi per presentare Esercizi per Scomparire.

Grazie di cuore

Grazie a te

Giuseppe Calvano


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