Francia, Un Trionfo Non Casuale

Francia, Un Trionfo Non Casuale

Stadi, Europeo in casa e exploit dei diritti tv: il sistema regge, il Mondiale è una conseguenza

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Sembra ieri, e invece il Mondiale di Russia 2018 è alle spalle già da una quindicina di giorni. Nel torneo che sarà ricordato per l’Arabia Saudita che, nella gara d’esordio con i padroni di casa, tiene la palla per il 60% e poi ne becca cinque, o per il record di autoreti, undici, l’ha spuntata la Nazionale d’Oltralpe che ha fatto il bis del titolo del 1998. Chi scrive era adolescente quando il 12 luglio di quell’anno, grazie a un super Zidane che quella sera ottenne la sua consacrazione, la Francia travolse il Brasile a Parigi.

Fatta eccezione per lo Stade Reims che contese la Coppa dei Campioni al Real Madrid nei Cinquanta, ai francesi è sempre stata rimproverata una cosa: bravissimi a inventare le manifestazioni (la stessa Coppa Campioni grazie al quotidiano “L’Equipe”, gli Europei con Henri Delaunay e pure le Olimpiadi con De Coubertain), poco inclini a vincerle. Il Marsiglia nel 1993 solleva, non in mezzo a dubbi e polemiche, l’unico trofeo europeo di un club francese contro il Milan, a Monaco. Negli anni Ottanta esplode Platini, e inizia la riscossa transalpina: Europei nel 1984 grazie al calcio champagne imposto dal tecnico Hidalgo, in casa, terzo posto nel 1986 in Messico e il resto è storia di oggi. Di quella sera di vent’anni fa, dell’Europeo stesso che arrivò nel 2000 sulla scia del trionfo iridato dell’anno prima, di Berlino 2006 con la sconfitta per mano dell’Italia e di una rinascita dopo il disastroso Mondiale del 2010. Nel 1998, prima di quel Mondiale casalingo, si era giocata uno straordinario campionato: l’aveva spuntata il Lens al fotofinish, vincendo per differenza reti contro il Metz all’ultima giornata. Il PSG, che come “top-player” poteva vantare solo Marco Simone e Rai, era addirittura arrivato ottavo, ed era lontanissimo da quanto è diventato oggi.

Due decadi dopo il mondo si è capovolto: il PSG è degli sceicchi che gli fanno vincere facile il campionato, seppur in Europa la squadra ora di Tuchel non si sia mai nemmeno avvicinata alla finalissima. Ma non inganni la poca competitività della Ligue 1. La Francia ha vinto in un anno in cui raccoglie i frutti per i quali ha seminato: nel 2016 ha ospitato l’Europeo dopo aver rifatto gli stadi e l'ha perso con un po’ di sfortuna, nel 2018 ha ospitato la finale dell' Europa League dove Griezmann ha trionfato in maglia Atletico, e ha vinto la Coppa del Mondo con la terza squadra più giovane del torneo. Proprio nel 1984 Canal+, la tv nazionale, iniziò a trasmettere le partite del campionato. Trentaquattro anni dopo, oltralpe è sbarcato Mediapro, il canale che aveva trattato anche con l'Italia, ha creato il canale della Lega com'era sua intenzione e il monopolio della rete storica è finito: per il quadrienno 2020/24 si è raggiunta la cifra di 1,15 miliardi, con un aumento del 60% rispetto al precedente contratto. Tralasciando le stucchevoli polemiche sulla “africanità” della Nazionale, sono anni che ormai le frontiere sono aperte e i giovani scorazzano liberi nei campi delle serie francesi, talvolta arrivando direttamente dalle banlieu: è il caso di 7 francesi in rosa al Mondiale, tra cui la stella Mbappé. Vincere non è un punto di partenza, ma una conseguenza. Il frutto di una programmazione e di una costruzione spesso dovuta a un fallimento come lo fu il 2010 dei francesi. E come lo fu, in quegli stessi giorni, quello dell'Italia, eliminata da Nuova Zelanda, Slovacchia e Paraguay, e rimasta più o meno quel tempo, invischiata in penalizzazioni, fallimenti e caos sui diritti tv e proclami di ripartenze mai avveratesi. La Francia invece, in una sera piovosa di Mosca, è risorta come l'Araba Fenice.

Stefano Ravaglia 

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