ANTONIA LAI - SGATE'S

ANTONIA LAI - SGATE'S

FARE LA CANTANTE DI MESTIERE? GIAMMAI, DOVREI SMETTERE DI FUMARE..

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UnfoldingRoma ha il piacere di ospitare Antonia Lai, cantante del gruppo The Sgate’s, una band che anima la stagione estiva e non solo della Gallura. 

Antonia Lai, cantante e voce del gruppo “The Sgate’s”. Come siete nati e perché questo nome.

Ciao Giuseppe, tutto merito di Luciano (Avellino, chitarra e voce) e Massimo (Firaux, batteria). Qualche anno fa, sei o sette credo, hanno deciso di trovare un modo alternativo di passare le serate invernali. Col tempo hanno coinvolto altri amici, e quattro anni fa sono entrata io.

Per quanto riguarda il nome bè, quello è un segreto di Luciano.

Ogni volta che gli chiediamo spiegazioni risponde che un giorno ce lo dirà.

Quindi prevedo che dovremo aspettare parecchio…

Gli Sgate’s sono formati da?

Ti ho già nominato Luciano Avellino alla chitarra e voce, Massimo Firaux alla batteria, Domenico Usai alla chitarra, Giuseppe Franceschini al Basso e da me.

Animate le sere estive della cosiddetta stagione della Gallura, spaziate dai classici storici a canzone moderne, pop e rock, cosa provi ogni volta che sali su un palco per esibirti?

Esibirsi fa parte della mia natura. Ammetto onestamente che mi piace essere al centro dell’ attenzione. Quindi provo gioia e gratitudine per la possibilità che mi è stata data. Con la musica si possono dire cose che nella vita di tutti i giorni rimangono nascoste.

Talent e contest, ora la gavetta passa da questi format o almeno cosi ci vogliono farci credere. Cosa ne pensi? Parteciperesti?

Non parteciperei mai, per il semplice fatto che non ho mezzi vocali adatti a colpire una giuria. Penso che i talent siano utili, ma mi preoccupa una cosa, il dopo. I ragazzi che vincono per sei mesi, un anno, godono di una celebrità e privilegi tributati ai grandi artisti. Poi vengono dimenticati l’edizione successiva. Credo che sia una bella botta per loro, passare dai palchi più famosi d’Italia al dimenticatoio.

Un tuo sogno, ci provo io a suggerire, cantante di mestiere sognando Sanremo? A tal proposito che ne pensi delle kermesse Sanremese?

No no, cantante di professione no. Dovrei smettere di fumare, e non ce la faccio.

Io adoro Sanremo. La settimana sanremese mi chiudo a casa e guai a chi mi disturba. La cosa divertente è che ho contagiato i miei amici, e spesso ci ritroviamo insieme a guardarlo. Senza contare che spesso ci sono canzoni molto belle. Nel repertorio degli Sgate’s c’è “Fatti bella per te”, di Paola Turci, portata a Sanremo due anni fa.

Della musica italiana chi apprezzi di più? E di quella straniera?

Sono antica, io. Delle nuove leve sinceramente non mi piace nessuno, tranne forse l’originalità di Francesca Michielin. Mi piacciono la tecnica di Giorgia e di Elisa, e la voce di Marco Mengoni, mi piacciono moltissimo i testi di Cesare Cremonini.

Sono legata invece alle vecchie glorie, Battisti prima di tutto, Modugno, De andrè. L’altro giorno ho stupito un amico perché durante una serata di piano bar ho cantato Vecchio Frack, di Modugno.

Per quanto riguarda gli stranieri, chi mi conosce sa che io ho una passionaccia disturbante per i Beatles. Me li sono anche tatuati.

So che sei transitata dalla Capitale, ora vivi in uno dei posti più invidiati d’Italia, la Gallura, precisamente Santa Teresa, dove nella stagione estiva transitano migliaia di turisti. Cosa ne pensi della terra dove abiti?

Sulla Sardegna ci sarebbero interi tomi da scrivere, come su Roma, la città più bella del mondo.

La Sardegna, come Roma, è da vivere, non ci puoi passare da turista e pretendere di carpirne l’essenza, la sostanza, la magia. Potrei parlare per ore dell’ atmosfera di Roma a maggio, e il profumo del roseto comunale, e le rovine dei Fori, e la luce che passa attraverso gli archi del Colosseo, e la luce del tramonto sul Tevere, o di come sia impressionante arrivare all’improvviso su via della Conciliazione e trovarsi di fronte San Pietro, eppure non riuscirei mai ad esprimere a parole quello che significa veramente.

Così per la Sardegna. Quello che penso, quello che sento, quando penso alla mia terra è un agglomerato di sensazioni, di emozioni, di fotogrammi.

Vorrei che tutti la conoscessero così.

Vivo nella terra più bella del mondo.

Ti seguo spesso sui social, che ne pensi e se veramente hanno la cambiato il modo di vivere delle persone.

Purtroppo sì. Abbiamo perso il pudore, a causa dei social. Nulla è più segreto, nulla è più sacro. Non li condanno, ma invito sempre tutti ad usarli come faccio io e molte altre persone: con leggerezza e senza raccontare l’ ultima volta che si è sofferto di dissenteria.

Nel ringraziarti, l’ultima domanda, cosa farà da grande Antonia?

L’imprenditrice. Di cosa non lo so, ma vorrei essere padrona di me stessa.

Grazie a te Giuseppe!

Giuseppe Calvano

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