Roma Chievo 2018

Ancora troppi dubbi

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Fonte immagine: Giuseppe Di Stasi



Stamattina, mentre passeggiavo per Roma, ho visto diversi bimbi correre sul Lungotevere con indosso la maglia della loro squadra del cuore, gioiosi eccitati e assolutamente incoscienti, una domenica diversa, di sorrisi, foto e colori giallorossi, un'immagine che “strilla” se messa a confronto con il risultato del match e a fine partita i cori contro il Presidente Pallotta sono il risultato di quello che da due mesi si era solo sospettato.


Il modulo di Di Francesco non prende il volo, troppa irrequietudine,stanchezza e poco senso del gioco, un fraseggio sterile ed inconcludente, si corre spesso a vuoto, lasciando campo ad avversari a cui fino a qualche mese fa non si concedeva nemmeno un centimetro ed oggi lo spettacolo regalato, ha dato solo l'illusione di aver trovato un equilibrio, la sicurezza iniziale si è dissolta dopo solo un primo tempo appena accettabile ed è tristemente visibile come alcuni giocatori tentino di correre ai ripari ad ogni errore di un compagno, come spesso si creino grosse falle e come continuamente si perdano le posizioni.

La situazione è in un certo senso drammatica, si professa una sorta di adattamento al nuovo assetto ed alle nuove leve, quando in realtà non si ha la minima idea di dove si voglia andare a parare, cessioni improvvise e all'apparenza immotivate creano un senso di disordine totale ed il sentore è che forse nessuno all'interno della società avesse previsto un disastro simile.

45' dove il definitivo 4-3-3 tanto invocato dal Mister, viene poi rivoluzionato in un 4-2-3-1 disperato, nel tentativo di recuperare una situazione completamente fuori controllo, la squadra traballa e con l'ingresso di De Rossi si vorrebbe creare più densità a centrocampo, ma la manovra non fluidifica a dovere, il Chievo, rinfrancato dal momentaneo 2-1 prende coraggio, il pressing gialloblù sale e Kolarov si lascia incartare da Stepinski e gli incubi giallorossi tornano più prepotenti di un film di Dario Argento: Profondo...Buio.


D'Anna schiera una formazione per 10/11 identica al match contro l'Empoli, orfana solo di Djordjgevic, con Giaccherini e Birsa alle spalle di Stepinski, Di Francesco lascia a risposo Fazio preferendogli Juan Jesus e inserendo dal primo minuto N'Zonzi.

Il brasiliano, difficile trovare un aggettivo per identificarlo, nella sua incostanza riesce a far sembrare imbranato anche quel Marcantonio di Kolarov,l'unico miracolo lo fa entrando in partita solo nei minuti finali e tirando fuori attributi fino a quel momento sconosciuti. A mantenere viva la “vecchia” Roma troviamo solo i soliti gladiatori: Florenzi, Dzeko, El Shaarawy, Under.

L'attaccante bosniaco è sempre presente, marca, porta palla, recupera e pressa fin nell'area piccola avversaria, l'assenza di gol diventa la conseguenza di un lavoro mostruoso far notare quanto questo giocatore -se qualcuno ancora non lo avesse capito- sia essenziale nell'economia della squadra, diventa sempre più complicato, ma non a caso è suo l'assist al neo acquisto Cristante, protegge il pallone servitogli da Under e magnanimo lo gira all'ex Atalanta che da buona posizione e con un tiro di piatto la mette alle spalle di Sorrentino.


Vedere in azione una squadra che fino a poco tempo fa si era guadagnata il rispetto dei più grandi club d'Europa, spegnersi lentamente perdendo punti e credibilità è avvilente, tra tre giorni ci sarà una sfida importantissima ed il confronto potrebbe diventare un massacro sotto ogni punto di vista: tattico, tecnico e soprattutto mediatico, il mondo si sta già facendo beffa di una città come Roma e mi pare che a livello calcistico stiamo dando una mano per sprofondare,

Bale, Marcelo, Modric,Asensio contro Pellegrini, Jesus, Zaniolo, Karsdorp...

ma soprattutto Courtois, il vero confronto che in realtà non potrebbe neanche essere chiamato così, mi piacerebbe poter scrivere Davide contro Golia, alla fine è solo il “Piccolo Olsen”, contro un gigante del calcio mondiale e spiace dirlo, nulla di personale,si intende, ma era una gran bella soddisfazione avere tra i pali quel portierone che ti faceva sembrare tutti gli altri piccole formichine...si, era una bella sensazione, quasi le lacrime agli occhi...

e fa riflettere se pensiamo che il portiere Svedese avrebbe tranquillamente potuto evitare le reti di oggi, anche se preoccupa di più che con tutta questa insicurezza alle spalle, anche il difensore più affidabile al mondo troverà grossi problemi a ricoprire con tranquillità il suo ruolo, d'effetto il miracolo allo scadere dei minuti di recupero, ma ancora troppo poco per meritarsi applausi e...rispetto.

Manolas, Pellegrini, Jesus, Florenzi, a fine partita il Mister punta il dito contro una difesa responasabile di non aver saputo arginare i giocatori gialloblù, in realtà ormai le squadre avversarie si organizzano, puntando sulla mancanza di filtro che facilita le manovre, si deficita in ogni reparto e spesso sembra di rivedere la scena del massacro in “300”, senza contare un posto in prima serata per la nuova edizione di Paperissima.

L'allenatore sembra irretito da tutto questo scompiglio, un momento si mostra sicuro di sé, un altro diventa quasi indisponente, una altro ancora rimprovera l'atteggiamento della squadra ma, ad onor del vero, non sembra aver trovato il bandolo da cui ripartire.

Stavolta è più una riflessione che un'analisi, perché da analizzare c'è davvero molto poco e di tempo per correre ai ripari ancora meno e non si tratta di fare il bello ed il cattivo tempo, non si tratta di discutere l'atteggiamento di un tifoso deluso dalla mancanza di risultati, il calcio segue regole tutte sue, ma se ci sei dentro il ragionamento è quantomeno lecito e se una squadra come il Chievo, invischiata in una situazione scomoda e pesante, riesce a rialzare la testa ed a mostrare i denti rischiando anche di vincere una partita contro una squadra come la Roma, allora i dubbi diventano certezze.

Le contestazioni dovrebbero far riflettere, quantomeno porre il dubbio che anche all'esterno si è ormai coscienti di una situazione insostenibile ed il nervosismo generale non giova alla squadra, è strano che proprio nel momento in cui si era arrivati ad un equilibrio con il tifoso, ed anche a livello soietario si fosse trovata una tranquillità, alcune manovre abbiano di fatto sovvertito tutti gli equilibri riducendo un gruppo forte e compatto sotto ogni punto di vista ad una mera compagine di possibili plus valenze per il futuro.

Questa è la politica societaria ad oggi, ma ricucire lo strappo con il pubblico da ora in poi diventerà un'impresa titanica.

Mercoledì il Real, già tremano le gambe e restano forti i nodi alla gola, come al solito sarà il campo a dare il suo responso ma per chi guarda da fuori sembra un copione già letto.


Laura Tarani



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