Bologna Roma 2018

Bologna Roma 2018

CADERE è ESPERIENZA. LOTTARE è CARATTERE. NON ARRENDERSI è VITA.

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Fonte Immagine MIchele D'annibale Unfoldingroma

CADERE è ESPERIENZA.

LOTTARE è CARATTERE.

NON ARRENDERSI è VITA.


Florenzi, un'ala destra impiegata come terzino, da tanto troppo tempo ormai e guai a far cambiare idea al Mister, lo ha dichiarato più volte :” IO, seguo i giocatori in allenamento, IO so quello che possono dare in campo, IO conosco i loro limiti e le loro qualità, IO schiero in campo la squadra come voglio, perché IO sono L'allenatore della Roma”, oggi anche Marcano, da difensore centrale a terzino sinistro...No, onestamente questo andamento sta portando ad una mancanza di identità troppo generalizzata dove anche la personalità del singolo viene messa in discussione.


Quinta giornata di Campionato, 6 partite che non hanno fatto altro che confermare le perplessità dei mesi passati, il malumore che diventa rabbia, versamenti di bile e, mi permetta Mister...ossa fratturate...come in ogni società che si rispetti si tenta di minimizzare e di caricare la piazza raccogliendo i cocci e le idee, di queste idee però, quante ne sono rimaste sane?


La Roma riprende a giocare sugli esterni, cercando di ricondurre l'azione sottoporta solo in fase di finalizzazione e purtroppo senza mai verticalizzare centralmente, il Bologna intuisce il gap tattico e comincia a pressare al centro spostando la manovra di gioco, pochi lanci e lotta palla al piede, ma nella Roma è la scelta degli attori a destare i dubbi più profondi, la coordinazione è nulla e l'opzione, giusta per certi versi, di lasciare a riposo alcune leve crea ancora più scompiglio .

Oggi c'è Perotti, l'idea di Di Francesco è brillante perché dopo la trasferta di Madrid è forse sembrato il giocatore più quadrato in campo sebbene sia entrato solo sul finale.

L'esordio dal primo minuto dell'argentino diventa un processo di implosione, l'istinto di conservazione nell'andare in supporto di Fazio e Marcano in copertura, restringe l'azione in avanti dove la giusta concentrazione e lo spazio di giocata sono limitate dai ritardi nella manovra di rientro in posizione, no non è una giustificazione è la reale fotografia di come la squadra tenti disperatamente di creare gioco, purtroppo senza schemi e riferimenti, lo spettacolo che ne esce è davvero deludente, lo schema Kolarov/Perotti è l'ultimo baluardo che resisterebbe della vecchia formazione, quello da cui si potrebbe ripartire per ricostruire una squadra, una parvenza di gioco o comunque quel minimo di sicurezza su cui fondare tutto il resto; se e dico se, il Mister decidesse di farli giocare insieme, al momento utilizzarli separatamente evidenzia nettamente le difficoltà dell'uno e dell'altro.


Olsen solo per una sera un super eroe, ma come tutte le favole destinata a risvolti inaspettati.

Anche oggi ha tentato ed a ragion veduta seppur pieno di buona volontà, il giovane portiere ha troppe responsabilità sulle spalle e nuovamente gli si rimprovera la mancanza di una globale visione di gioco, Fazio e Manolas stentano ancora, faticano a ritrovare la connessione a tre con l'estremo difensore perché se prima sapevano di poter contare su un portiere capace anche lontano dai pali, di dare indicazioni precise con una particolare sensibilità di conduzione, ora la musica è diversa e la danza segue tutta un'altra coreografia, discordante e fuori tempo ed a questi ritmi è difficile imparare nuovi passi e trovare una nuova coordinazione, ci vuole tempo, troppo. Così, ci si arrangia, ci si butta sul pallone senza richiamare i difensori, si smanaccia a caso e il Mattiello di turno approfitta della leggerezza in rientro di Marcano, ribadendo in porta.

Sebbene il possesso palla e i tempi di gioco siano stati tutti a favore della squadra della Capitale, il Bologna è riuscito a filtrare il gioco sfruttando le ripartenze e le evidenti difficoltà dei giallorossi, gli errori sui contrasti poi hanno agevolato le volate in porta e l'inesistente comunicazione tra i reparti ha fatto il resto.

Di Francesco corre ai ripari e da un ormai imprescindibile 4-3-3 passa ad un 5-3-2 molto approssimativo anzi più disperato che tattico, nonostante la Roma cerchi sempre di rimanere alta, sostituendo un egocentrico Kluivert con un più smaliziato Under, il gioco acquista corpo e si cerca fluidità ma è ancora viziato da una certa macchinosità che non consente di rendere proficuo lo sforzo, Cristante per Pastore, Kolarov per Fazio ma non si decolla, si aggiunge freschezza sterile dove le nuove forze non si fondono con il gioco.

Si corre in solitaria, De Rossi mostra evidenti segnali di stanchezza ed il Bologna, ben seguito da un attento Inzaghi cuce parabole ordinate e pulite, tanto da permettere alla squadra di raggiungere il raddoppio grazie alla triangolazione, Dzemaili, Falcinelli, Santander che con una facilità estrema buca la porta di Olsen senza troppo rumore. A fare la differenza, anche in questo caso, un portiere padrone della sua area -forse anche troppo- un altro ex che riesce a sfruttare gli insegnamenti di una Roma capace di dare senza ricevere...ah, si, contro diventano tutti fenomeni eh!!!!!


Una delle poche occasioni vere e inconfutabili passate per i piedi giallorossi, è poi buttata alle ortiche da un Pellegrini in crisi mistica che spara alto un pallone d'oro, perduto ingenuamente da Skorupski che, come detto prima, sbaglia pochissimo e si vede premiare da questa clamorosa occasione perduta dai giallorossi.

Allora il problema è da ricercare a monte, ogni singolo giocatore si chiude in se stesso, non cerca il compagno, non sfrutta le connessioni, butta la palla in mezzo sperando in un'intuizione e questa è pura e semplice approssimazione.


Laura Tarani

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