Roma Viktoria Plzen UCL 2018

Con molta grinta e poco rispetto

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Fonte immagine Emanuele Gambino unfoldingroma




Finisce con un 5-0 lapidario, con una tripletta di Dzeko -la prima in Champions- e il pallone portato direttamente a casa, con un esperimento in campo che ha visto diversi '99 macinare km e la soddisfazione di aver rialzato la testa anche in Europa.


L'unico neo di una serata perfetta, se proprio volessimo trovarne uno, resta la vittoria del CSKA Mosca contro il Real Madrid, lo stesso Real che vinse contro di noi con uno schiacciante risultato e lo stesso CSKA che pareggiò con il nostro avversario di questa sera, sempre durante il primo turno di Champions.

Stranezze del calcio, forse un incentivo per rendere la manifestazione ancor più interessante, forse perché in un certo senso alla Roma piacciono le sfide complicate, qualunque sia il motivo, la lotta per superare la fase a gironi sembra piuttosto complicata.


Ritorno agli albori per Di Francesco, un 4-3-3 che mescola le carte ancora una volta, schierando di nuovo Florenzi come terzino; buona anche questa prova per il giovane giallorosso che ritrova benzina e spinta nelle gambe, copre e supporta in maniera efficace anche Under in fase offensiva e riscopre numeri positivi come quel gol mancato che gli si è strozzato in gola...solo Manolas a riposo per il gruppo difensivo, Jesus -Fazio-Kolarov stasera pronti e puliti su quasi tutte le palle, il solito Fazio poi si toglie ancora lo sfizio del gol, purtroppo non convalidato dal direttore di gara per fuorigioco, ma c'è, è sempre lì ed anche il grande spirito di attaccamento e dedizione di un Kolarov che, subita una frattura ad una falange del piede durante il match contro il Frosinone, supplica il Mister di poter superare tutte le leggi della fisica e giocare contro Lazio e Viktoria Plzen; senza mezzi termini un gladiatore dei giorni nostri.

Out De Rossi, Pastore e Perotti, spazio a Cristante, N'Zonzi e Lorenzo Pellegrini.

Cristante recupera venti e più palle, servendo i compagni con estrema naturalezza, buona la prova di N'Zonzi, nonostante la mancanza di un punto fermo come De Rossi con il quale aveva instaurato un ottimo feeling e ovviamente i complimenti vanno al giovane Lorenzo Pellegrini, per essere riuscito a portare anche in Europa quella qualità e costanza che gli si chiedeva da tempo.

Il gruppo sembra essersi ben compattato, un amalgama non facile visti i cambi rispetto al campionato, viste le diverse caratteristiche messe a confronto, cinque gol in una manifestazione così importante, sono tanti a prescindere dall'avversario che trovi di fronte, cinque gol che fanno bene allo spirito ed all'anima.

Giudizi forse troppo affrettati ma che in una piazza come quella romana, prendono parabole inaspettate, feriscono e centrano al petto.

A Roma da troppo tempo si vive di illusioni, di traguardi che non sono traguardi, nel calcio ci si accontenta perché a questo si è stati abituati, le società che si sono succedute negli ultimi anni hanno chiesto pazienza e il pubblico è sempre stato dalla parte della squadra, stante poi chiedere un minimo di ritorno in termini di soddisfazioni, si attende, ma forse si è fermentato troppo.


Cinque giornate che hanno catapultato i giallorossi nel buio più totale, poi la resurrezione che ci si aspetta sia continuativa, raggiungere le grandi, almeno per poter sperare ancora un po'.

Under e Kluivert, due promesse che pare stiano spiccando il volo, buoni propositi per il futuro, e un cuore grande tipico dei giocatori giallorossi, la dedica dopo il gol dell'olandese per l'ex compagno dell'Ajax Nouri uscito dal coma il 23 Agosto, per il quale sventola con commozione la maglia numero 34 con il nome dell'amico, un gesto pieno di significato perchè il calcio non è solo agonismo.

Il Viktoria Plzen prova a reggere i ritmi della partita, un 4-2-3-1 che punta sul contropiede non trovando però né la sponda nella punta di riferimento, né il giusto riscontro tra i giocatori che cercano di portarsi in avanti ma senza mordere in maniera efficace, ci prova Krmencik prima al 12' del primo tempo,quando ruba il tempo a Juan Jesus mettendo a dura prova Olsen, poi al 50', ma non arriva con precisione sull'assist di Horava, anche Reznik prima dello scadere del primo tempo prova a riagguantare il risultato, ma il suo intervento di testa manda la palla sulla linea di fondo, così è Under, scatenatissimo a riaccendere i cori giallorossi, prima colpendo una traversa clamorosa, poi servendo l'assist giusto per il secondo gol di Dzeko, che stoppa di petto e la infila con il destro.

La palla gira che è una bellezza, pochissime sbavature ed i giovani che cominciano a smaliziarsi, rimanendo però con i piedi per terra, bella prova del giovane Luca Pellegrini e di Zaniolo subentrati nei minuti finali, anche se è Dzeko a rubare la scena a tutti, riprende il vizio del gol, grazie ad una squadra che ha ben capito come servire palloni e metterli esattamente sulla sua traiettoria, quando non deve fare il lavoro sporco è più invogliato ad andare in porta, una lezione importante, perché lo spirito di squadra è il vero valore aggiunto di un gruppo, sembra banale ma non lo è e se l'olandese dedica la maglia al suo ex compagno, ecco che Dzeko dedica la sua tripletta al giovane Riccardo Calafiori, che nel pomeriggio, durante il match di Youth League, subisce un grave infortunio al ginocchio, una tegola per Mister De Rossi che dovrà privarsi del terzino per diversi mesi, ma che dopo l'incoraggiamento del Cigno di Sarajevo tornerà sicuramente più combattivo di prima.


Serata delle meraviglie, Dybala celebrato da tutti i media per la sua tripletta che regala la vittoria di misura contro lo Young Boys, ed ecco che a specchio si confronta il romanista che, a ragion veduta, non ha proprio nulla da invidiare al suo rivale juventino, due caratteristiche diverse, due stili differenti ma che hanno fatto rimbalzare il calcio italiano sulla bocca di tutti ed a livello mediatico almeno per il momento è giusto che se ne parli, perchè le squadre del Belpaese, e in particolar modo la Roma, devono ricominciare a far parte del calcio che conta, questi sono segnali che non possono essere ignorati.


Non lo avrei nominato, perché in una partita come questa il portiere sembra quasi un figurante messo per far bella figura sulla scena, in realtà qualcosa anche dalle parti della porta sembra sia cambiato. Lo svedese sta lavorando molto, il gioco con i piedi, gli interventi lontano dai pali, l'impegno pare stia dando i suoi frutti, una menzione di incoraggiamento perché anche Olsen è un giocatore della Roma e come tutti deve sentire il suo pubblico vicino.


Per il gioco espresso in campo in realtà c'è da lavorare sul pressing, velocità e scambi tra i giocatori fanno quasi emozionare per la precisione e la puntualità, ma sul portatore di palla avversario c'è ancora parecchio timore e quella cattiveria in più non guasterebbe ma darebbe solo un'ulteriore prova di trovarsi di fronte una squadra completa.

Di Francesco sta lavorando con giudizio, solo il tempo ci darà la conferma di quanto di buono possa uscire da questa buona Roma, intanto una piccola soddisfazione ce la siamo tolta, il tanto discusso Malcom al Barcellona sembra un ospite tanto voluto ma poco desiderato da aver collezionato pochissimi minuti in campo e qualche tribuna di troppo.

Come si dice...chi troppo vuole...


Laura Tarani

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