Pellegrini E Kolarov

La Roma spera nei suoi mattatori

stampa articolo Scarica pdf

l’esplosione del talento di Pellegrini e la forma ritrovata di Kolarov.


Nelle ultime due partite ufficiali della Roma prima della sosta di campionato, abbiamo assistito ad una vittoria di carattere nel derby con la Lazio e alla successiva conferma del cambio di rotta rispetto ad inizio stagione, con la roboante serata di Champions che ha visto i giallorossi imporsi per 5 a 0 sul malcapitato Viktoria Plzen. Il ritiro ordinato dalla società e avallato dal tecnico Di Francesco -subito dopo la brutta prestazione nella trasferta di Bologna-, ha consentito ai giocatori di confrontarsi al meglio e porre rimedio alle difficoltà tattiche incontrate all’inizio della stagione. Nonostante abbia avuto a disposizione gran parte della rosa da inizio ritiro (con molti acquisti chiusi prima di Luglio), il mister non era riuscito ad inquadrare il ruolo di alcuni giocatori chiave per il centrocampo come Cristante, Pastore e Pellegrini, chiamati a sostituire due personalità importanti come Nainggolan e Strootman. Proprio a partire dalla gara col Frosinone, la prima dopo il ritiro punitivo, Di Francesco ha scelto di puntare sul 4-2-3-1, modulo spiccatamente offensivo e caro ai romanisti, che ha permesso alla Roma di tornare a macinare gioco e a segnare con continuità ritrovando soprattutto due giocatori che sembravano avviati ad una stagione quasi anonima: Lorenzo Pellegrini, giocatore dalle potenzialità tecniche indiscusse che fino ad oggi non ha mai brillato in maglia giallorossa ed Aleksandar Kolarov, lontano parente del mostruoso terzino ammirato la scorsa stagione.


Data la sua provenienza dal vivaio, Lorenzo Pellegrini è uno dei prospetti maggiormente tenuti d’occhio all’interno della rosa della Roma: dopo la trafila nelle giovanili e l’esordio con Garcia in serie A, è stato mandato in prestito al Sassuolo, dove Di Francesco è riuscito a farlo crescere con continuità fino a renderlo un perno indiscusso del centrocampo (non a caso è stato il primo acquisto voluto dal mister appena giunto nella capitale), oltre a permettergli di rimanere saldamente nel giro della nazionale Under 21 con cui ha disputato un ottimo europeo nel 2017.

Come succede spesso ai giocatori caricati di troppe responsabilità, Pellegrini ha svolto il suo primo anno alla Roma alternando prestazioni ottime ad altre meno convincenti (complice anche il ruolo marginale di prima riserva imposto dalla presenza di Nainggolan e Strootman), venendo bollato come un giocatore non ancora pronto per il salto in una grande squadra. Ceduti i due titolari si pensava che questa potesse essere la stagione della consacrazione definitiva per Lorenzo, ma le prime uscite stagionali hanno mostrato un giocatore ancora fuori dagli schemi del mister e bersagliato dalle critiche di giornalisti e tifosi, che lo accusavano di entrare in campo spaesato e demotivato e che addirittura rimproveravano la società di non averlo ceduto al posto di uno dei due titolari andati altrove.


La dimostrazione di quanto a Roma sia diventato impossibile riuscire ad aspettare i giocatori è arrivata poi nel derby, dove Pellegrini è entrato in un ruolo inedito (quello di trequartista a sostegno della punta) a causa dell’infortunio di Pastore, giocando la sua migliore partita in maglia giallorossa con un gol di tacco ed un assist, oltre all’inserimento da cui poi è nata la punizione del nuovo vantaggio romanista. Fa già notizia il fatto che un ragazzo romano e romanista sia riuscito ad emergere proprio nella partita storicamente più ostica per chi vive quotidianamente il conflitto tra le due realtà calcistiche della città, ma fa ancora più notizia sapere che tutto ciò è avvenuto in un ruolo completamente inedito agli occhi dei tifosi, motivo in più per continuare ad avere fiducia in questa squadra ma soprattutto in Di Francesco, che lo ha schierato in questo ruolo anche tre giorni dopo contro il Viktoria Plzen ricevendo segnali sempre più incoraggianti dal ragazzo, che ha fornito lo splendido assist per la rete di Under e “ballato” continuamente tra attacco e difesa pressando le principali fonti di gioco avversarie.


Aleksandar Kolarov, invece, è arrivato a Roma con la “macchia” di aver giocato per tre stagioni nella Lazio, oltre ad aver segnato in un derby finito 4 a 2 per i biancocelesti, ma lo scorso anno ha convinto anche i più scettici, dimostrando il suo immenso valore tecnico ed una professionalità fuori dal comune: ha giocato quasi tutte le partite da titolare, con una costanza di rendimento impressionante ed incidendo soprattutto nella prima parte del campionato con gol pesanti come quello a Bergamo o allo Stamford Bridge. Quest’anno, complice anche la partecipazione al mondiale con la Serbia, ha iniziato la stagione con prestazioni molto al di sotto rispetto allo standard a cui aveva abituato i tifosi nell’annata precedente, finendo inevitabilmente nell’occhio della critica, che esortava il tecnico a lasciarlo in panchina per permettergli di riacquisire la migliore condizione fisica.


Come sempre, ha avuto ragione il tecnico nel lasciarlo costantemente in campo convinto che Kolarov avrebbe ripagato tornando ad esprimersi ai suoi livelli: anche in questo caso è avvenuto tutto nel derby, dove il serbo è tornato ad attaccare e difendere con grande maestria ma soprattutto a manovrare l’azione da regista aggiunto, confezionando la prestazione con un gol su punizione che rimarrà particolarmente indigesto ai laziali, sia per l’esultanza sia per il valore simbolico del gol stesso (Kolarov è stato l’unico, insieme allo svedese Selmosson, ad aver segnato nella stracittadina romana con entrambe le maglie).


Eventuali segnali di continuità da entrambi i giocatori spazzerebbero via i dubbi rimasti ai tifosi, oltre ad offrire due pedine fondamentali per il prosieguo della stagione. Domani sera sarà di nuovo Champions e, dopo la pesante prestazione contro la Spal, la Roma conta di ripartire proprio dai due che sembrano più in forma.





Mirko De Blasio

© Riproduzione riservata