Ovidio. Amori, Miti E Altre Storie

Ovidio. Amori, Miti E Altre Storie

17 ottobre > 20 gennaio 2019 curata da Francesca Ghedini SCUDERIE DEL QUIRINALE

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Amori, miti e altre storie: Ovidio in mostra

Publio Ovidio Nasone, nato a Sulmona il 20 marzo del 43 a.C., è uno di quegli autori latini che ancora oggi incuriosiscono e vantano un vastissimo interesse di pubblico. Un pubblico molto variegato, di ogni età e dai diversi riferimenti culturali, si è riversato alle Scuderie del Quirinale per la mostra “Amori, miti e altre storie”, da poco inaugurata con successo.

I millenni non sembrano pesare sui versi del poeta, che ci svela i segreti degli amori e degli dèi, che racconta storie fantastiche di un mondo lontano, un mondo che si rivela ancora vivissimo nel nostro immaginario, come questa mostra ci testimonia. La mostra vuole infatti guidarci proprio lungo tutto il percorso secolare dell’influenza dell’opera di Ovidio nell’immaginario artistico e letterario dell’Occidente, dal primo secolo fino ai giorni nostri.




Francesca Ghedini, curatrice della mostra, ha stilato un tracciato costituito da ben 250 opere di ogni genere: affreschi, sculture, manoscritti di epoca medievale, opere di pittura moderna e installazioni contemporanee. Ritroviamo nello stesso spazio espositivo affreschi pompeiani, una Venere di Sandro Botticelli e un’installazione al neon di Joseph Kosuth, e la commistione è sorprendente. Possiamo ammirare l’affresco di Ercolano che ritrae Leda e il cigno, così come opere di artisti del calibro di Tintoretto, Poussin e Benvenuto Cellini. È esposta anche una Venere nell’atto di scoprire il corpo di Adone, opera di Jusepe de Ribera, noto anche come lo Spagnoletto, uno dei più illustri caravaggisti napoletani. Dalla Campania vengono altri capolavori come la Caduta di Icaro di Carlo Saraceni, conservato al Museo Nazionale di Capodimonte, o il Ratto d’Europa di Tintoretto. Molte le opere di inestimabile valore provenienti da musei del calibro degli Uffizi di Firenze, della National Gallery di Londra o del Louvre di Parigi. Gli oggetti in esposizione sono accompagnati da precisi riferimenti testuali tratti dalle Metamorfosi che le contestualizzano e li spiegano allo spettatore. Si intrecciano mito, amore, seduzione e potere, per narrare un momento storico di grande cambiamento, il passaggio dalla Repubblica all’Impero ad opera di Ottaviano. Ovidio ci narra una società romana che muta profondamente nel suo complesso.

Ovidio riscuote grande successo a Roma, conosce i più grandi letterati a lui contemporanei, Virgilio, Orazio e Properzio. Sono i tempi della pax augustea, si vive un benessere generalizzato nei territori di Roma e si guarda al futuro con ottimismo.  Si abbandonano gli antichi usi del mos maiorum, finisce l’epoca del rigore e della sobrietà repubblicana, con la proclamazione dell’Impero inizia un’epoca di grandi imprese, di sfarzo e di sregolatezze.  Gli imperatori, pur considerati esseri divini, avevano passioni più che mai umane. Molti sono i documenti che testimoniano i loro amori, la loro forte passione per il gioco, come quella per il cibo o per gli spettacoli. Nella corte imperiale si vive all’insegna del lusso e molti sono i sottilissimi giochi di potere che regolano i delicati rapporti di potere dell’epoca. Ovidio paga in prima persona gli sconvolgimenti della sua epoca e, nonostante il suo immenso successo letterario, cade in disgrazia presso Ottaviano Augusto. Le notizie a riguardo non sono ben chiare, Ovidio attribuisce la sua disgrazia ad un carmen et error, ma si possono fare solo ipotesi su quello che accadde alla corte di Augusto. Giochi di potere, una relazione illecita? Non si può dare una risposta certa a queste domande, ma è sicuro che il poeta venne esiliato sul Mar Nero a Tomi, l’odierna città di Costanza, in Romania.   

Il poeta non venne però mai dimenticato, nonostante il rifiuto di Augusto e l’ostracismo che fu costretto a subire. Le sue parole beffarde, il suo gusto per il paradosso, la sua ricerca del particolare, la sua fine ironia e la sua irriverenza sopravvissero a qualsiasi damnatio memoriae.  

Sarà possibile vivere i miti eterni che Ovidio ci ha raccontato senza censure e senza peli sulla lingua fino al 20 gennaio del 2019. Per parafrasare il poeta di Sulmona, tutto vi troverete, amore e scherzo!

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