Albadoro Gala

Al Parioli Theatre Club, il Caput Mundi International Burlesque award omaggia George Méliès

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Quest'anno sarà il rinnovato Parioli Theatre Club di Nanni Venditti ad ospitare, dal 16 al 18 novembre, la sesta edizione del Caput Mundi International Burlesque Award. La kermesse, sempre sotto la guida della performer di fama internazionale Albadoro Gala e del direttore creativo Silvio Cossi, prevede, come sempre la presenza di star di fama internazionale. Ad eleggere la nuova Papessa del burlesque 2018, saranno, insieme a Nanni Venditti, le guest star di questa edizione: l’inglese Bambury Cross, l'americano Russell Bruner, e il neozelandese Chris Oh!.Gli onori di casa spetteranno alla squadra di presentatori e disturbatori che nel tempo si è consolidata e che vedrà sul palco la poliedrica Marty Maraschino, insieme al trasformista Jesus e all'indomito Azzurro Fumo.

Per l'occasione abbiamo incontrato l'ideatrice del progetto, la performer di fama internazionale Albadoro Gala.

Albadoro, cosa differenzia il burlesque da uno spogliarello?

Lo spogliarello o lo strep tease fanno parte del Burlesque, ma il burlesque non prevede solo una fase di streap tease, ma tanti altri accorgimenti. Ha una forte componente teatrale, spesso si raccontano storie, si creano atmosfere, ma con buon gusto ed eleganza. La nudità, attraverso la cura dei dettagli, è finalizzata alla ricerca della bellezza e della libertà più assoluta.La donna sul palco, o nel calice di Martini, è apparentemente l'oggetto delle fantasie dello spettatore, ma in realtà è lo spettatore che è oggetto della performer. Non il contrario. Chi è sul palco è l’elemento dominante e qualsiasi professionista di burlesque è in grado di instaurare questo tipo di dinamica.

Nel burlesque c'è lo sfruttamento del corpo femminile?

Certo che c’è sfruttamento del corpo! Il punto di forza del Burlesque e delle sue protagoniste sta proprio nel fatto di essere donne e artiste talmente libere e forti, da salire su un palco e sfruttare il proprio corpo insieme all’intelligenza e alla sensibilità artistica, per creare qualcosa di unico ed emozionante. Nel momento in cui è la donna che utilizza consapevolmente la propria femminilità ed il proprio corpo, la parola sfruttamento è inappropriata, soprattutto se espressa nella sua accezione negativa. Come un matematico sfrutta la propria intelligenza e un cantante usa la sua voce, io sfrutto il mio corpo, insieme a tante altre cose.

E' una forma d’arte accessibile a chiunque?

Sicuramente essere belle aiuta, come una bella presenza aiuta un attore o un ballerino. Qualsiasi arte scenica richiede una bella presenza, è inutile prenderci in giro. Il Burlesque differisce dalle sfilate di moda o dal balletto perché noi non abbiamo uno stereotipo, crediamo fortemente che grazie all’arte del teasing qualsiasi donna possa apparire seducente; certo la gran parte delle performer professioniste sono donne bellissime, che curano moltissimo il proprio aspetto, ma ci sono anche molti esempi di performers che non corrispondono a nessun criterio moderno di bellezza e che fanno burlesque con grande abilità e successo. Con questo, non dobbiamo cadere nell’equivoco, sempre più comune, che il burlesque sia accessibile a tutti, ma dobbiamo considerare che grandi doti di comunicazione, creatività, carisma, musicalità, buon gusto e tenacia, possono compensare la bellezza. Se si ha tutto questo non sarà qualche chilo in più o qualche centimetro in meno a fare la differenza.

Nell’Inghilterra vittoriana, dove nasce, il burlesque si “burlava” di abitudini e passatempi dell’aristocrazia e dei ricchi industriali. Il new burlesque fa lo stesso? Di chi si burlano oggi le performers?

Si è esatto! Ancora prima, la stessa dinamica accadeva nell’antica Grecia. Oggi le performers hanno l’imbarazzo della scelta e ci sono artiste che prendono in giro colleghe. Ci si burla della politica, della società, di eventi particolari. Si fa satira. L'importante però, secondo me, è che il burlesque mantenga la propria natura di leggerezza e intrattenimento. Come indica la matrice della parola Burla.

Cosa spinge una donna ad avvicinarsi al burlesque?

Quasi tutte le mie allieve, come moltissime colleghe, hanno iniziato per un’esigenza di riappropriazione di se stesse, della propria femminilità, del proprio eros, del proprio corpo. Viviamo in un tempo in cui la femminilità viene percepita come debolezza. Abbiamo assistito alla mascolinizzazione della donna e le donne sono diventate ottime scimmiottatrici degli uomini. Ci siamo “messe i pantaloni”, ma, alla base, c’è stato, secondo me, un grande equivoco: emancipazione non vuol dire rinunciare a se stesse e a quello che di bello e unico hanno le donne; emanciparsi dovrebbe voler dire acquisire la consapevolezza che le caratteristiche femminili sono la nostra forza più grande.

L’errore più diffuso tra chi pratica il burlesque?

Volersi esibire a tutti i costi: frequentare un corso non vuol dire necessariamente salire su un palco. Bisogna avere rispetto del pubblico, rispetto di un palco e rispetto per quest’arte che tante, forse in troppe, dicono di amare.

Non ci sono differenze tra uomini e donne, ci sono differenze tra persone e persone. Il pubblico a cui piace il burlesque ha una mente aperta e libera dai pregiudizi e per fortuna queste persone sono sempre di più. Alcune, invece, hanno reazioni negative perché non sono pronte, hanno una mente chiusa e, sono certa, anche una triste o insoddisfacente vita sessuale. Spesso sono queste persone a reagire male. Le donne incrociano le braccia in segno di chiusura, le loro espressioni facciali esprimono disapprovazione per ciò che fai o per come lo fai. Sul loro volto puoi leggere quante brutte cose pensano di te. Magari sono anche convinte che, alle performers, la loro opinione possa interessare. Alcuni uomini semplicemente si imbarazzano, non riescono a fare altro che guardare per terra durante l’esibizione, come se stessero facendo qualcosa di cui vergognarsi.

Cosa affronta una donna che decide di frequentare una scuola di burlesque ma, soprattutto, di esibirsi in pubblico? Famiglia, colleghi di lavoro, amiche, possono rappresentare un ostacolo?

Sicuramente per chi sceglie di studiare o praticare il burlesque in forma amatoriale è diverso. Tante allieve, di età ed estrazione sociale differenti, hanno dovuto smettere o continuare di nascosto, per non incorrere nell’ira di mariti, padri, fidanzati e datori di lavoro; ci sono allieve che studiano con me da più di cinque anni in gran segreto: sono madri di famiglia, nonne, o donne che ricoprono ruoli istituzionali. Io, naturalmente, rispetto la loro decisione e comprendo i loro timori, ma credo che dovrebbero condividere anche questa parte di loro stesse. Nei casi in cui questo è accaduto, ne sono stata fiera.

Il background sociale e culturale delle donne che appartengono a questo mondo è trasversale o ha delle connotazioni specifiche?

Assolutamente trasversale: molte provengono da altri settori artistici, come la danza, il teatro, il cinema; molte altre, invece, come me, prima di fare burlesque facevano le manager o altro.

L’Italia è pronta per il burlesque? Quali sono i paesi dove è maggiormente diffuso?

Quello italiano è ancora un pubblico di nicchia, ci vorrà del tempo per far sì che il Burlesque sia diffuso in Italia come lo è nei paesi anglosassoni, in cui è culturalmente radicato. Tuttavia, negli ultimi 10 anni, si è fatto molto nel nostro Paese e la scena italiana è cresciuta in modo esponenziale. Il festival che organizzo ha proprio questa missione.

Si parla anche di Burlesque come terapia: per curare cosa?

Il burlesque può essere un’ottima terapia per superare la depressione, il disformismo, i disturbi alimentari. E’ ottimo dopo la gravidanza o dopo particolari interventi chirurgici, ma in Italia non ci sono ancora dei corsi che si avvalgano della collaborazione di professionisti sanitari: è una cosa alla quale stiamo lavorando. Spesso le mie allieve dicono che in realtà io faccio la psicoterapeuta, ma per ora mi limiterei a dire che il burlesque fa bene all’umore e, sicuramente, al rapporto di coppia.

In una società che si definisce “libera” come la nostra, dove gli uomini si lamentano del troppo potere delle donne, perché sempre più donne hanno bisogno di ri-scoprire loro stesse? Non è un controsenso?

C’è stata una fase di mascolinizzazione della donna dovuta alla sacrosanta ricerca di libertà e riconoscimenti. Ora che, forse, non dobbiamo lottare più per le conquiste ottenute da altre donne prima di noi, vogliamo riprenderci quello che abbiamo dovuto abbandonare durante la battaglia.

Quale ruolo svolgono gli uomini nel burlesque?

Gli uomini possono essere performer sul palco, come le donne, stage manager, produttori, ma quelli più utili alla causa sono i compagni, mariti e padri, uomini speciali, davvero forti, per niente impauriti dal burlesque, fieri e accaniti sostenitori di mogli, fidanzate e figlie performers.

Alessia de Antoniis

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