FABRIZIO PELLEGRINI

FABRIZIO PELLEGRINI

QUELLO CHE VIVE UN BUTTAFUORI UNA NOTTE, UNA PERSONA NORMALE LO VIVE UNA VITA INTERA. HO INSEGNATO A DIFENDERE SENZA OFFENDERE E SOPRATUTTO SENZA NUOCERE.

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UnfoldingRoma ha il piacere di incontrare Fabrizio Pellegrini, un maestro di difesa personale al servizio di terzi, uno che grazie alle arti marziali e alla sua passione ha dato un senso logico alla figura del buttafuori. Due libri, un terzo in arrivo e tante cose da dire. Andiamo a conoscerlo meglio.

Prima domanda, chi è Fabrizio Pellegrini e come si sceglie di diventare buttafuori. Se si sceglie ovviamente.

Fabrizio Pellegrini è un maestro di Karate, ho iniziato un percorso di arti marziali per il piacere di farlo, poi ad un certo punto della mia vita ho deciso di intraprendere questo lavoro, vuoi per la condizione fisica, sono abbastanza alto e robusto, vuoi per la consapevolezza di saper di arte marziali, soprattutto non nell’offendere ma sempre nel difendere.

Sei appassionato di arti marziali, cintura nera di VI dan di Karate Shotokan, come ti sei appassionato e se la consiglieresti a un genitore per i propri figli.

Nasco in una borgata poi diventata quartiere, periferia di Roma, Primavalle, dove ancora vivo. Ho visto passare tanti ragazzi che si sono persi e l’idea di fare qualcosa di buono, di difendere persone che si trovavano in difficoltà facendolo anche come lavoro, di guadagnare su una cosa comunque buona, mi ha spinto a fare questo passo. Poi nel tempo mi sono talmente appassionato che da professione questo lavoro potesse avere la dignità che spettasse e quindi dopo il decreto Maroni mi sono dedicato alla formazione di tutti gli addetti di controllo, cosa che ancora faccio. Tutto nasce comunque per contrastare quel fenomeno che ancora oggi è molto reale, il bullismo. Le arti marziali aiutano, soprattutto da ragazzini a sentirsi più sicuri dai bulli, perché solo il sapere che uno si può difendere potrebbe allontanare tali bulli e questo non è poco. L’alone di intoccabilità che si era creato intorno a me col solo fatto di sapermi difendere mi ha spinto a mettermi a disposizione degli altri, col tempo sono passato dal Judo al Karate e alla fine ho creato una scuola, un centro sportivo dove si praticano tutte le arti marziali, io ora non insegno più ma sono i miei ragazzi, i miei ex allievi a insegnare e a portare avanti il mio progetto. Si per rispondere alla domanda, si consiglio vivamente le arti marziali a un genitore per i propri figli.

Hai scritto un libro molto interessante, una vita fuori, racconti di un buttafuori. Cosa ti ha spinto a scrivere un libro che racconta il tuo lavoro?

Si parla spesso dei buttafuori quando fanno notizia, soprattutto cronaca negativa, ma per uno che sbaglia non è che tutta la categoria sbaglia, cosi come in tutti i lavori, quindi siccome molti di noi hanno lavorato e lavorano ancora in modo sano, aiutano i ragazzi per esempio togliendo le chiavi delle macchine per non farli guidare quando sono ubriachi o se nel difenderli ci prendiamo noi le botte destinate a loro anche se loro stessi avevano creato il problema. Nessuno lo dirà mai, ma quello che vive un buttafuori una notte una persona normale lo vive in una vita intera, perché nella notte può capitare di tutto. Quelli che lavorano nel “sano” fanno un lavoro ammirevole, lo fanno con cuore e passione. Dato che nella mia vita mi sono capitate moltissime cose, le ho volute scrivere sul mio libro, vuoi per raccontare la mia vita, vuoi per dire ai ragazzi che fare questo lavoro è fare del bene e lasciare di essere ricordati come chi comunque lascia qualcosa di positivo in questo settore.

Notti 80/90 raccontate nel libro, cosa è cambiato negli anni 2000 fino a oggi, 2018?

Sono cambiate, non so se in bene o in meglio, cambiamo le generazioni, cambiano le mode e cambiano soprattutto le droghe. Abbiamo attraversato un momento dove le nuove droghe non si conoscevano, quando è arrivata l’Ecstasy nessuna sapeva cosa fosse e ne in che quantità andava presa, abbiamo passato il periodo delle droghe sintetiche che facevano dei danni irreversibili, immagina un genitore che manda un figlio in discoteca e il giorno dopo ha un figlio che non sarà più lui, c’era tanto incoscienza nei giovani, ora le cose sono cambiate, i ragazzi sanno cosa prendono e come la prendono e in che quantità la devono prendere, se qualcuno ci casca è perché ci vuole cascare. Riguardo alla violenza, oggi è una violenza diversa, prima era sporadica, in base al momento, anche solo all’orgoglio, al torto subito, e al dimostrare di contare all’interno del gruppo. Oggi è una violenza cosi, tanto per farla, addirittura gratuita e ha meno senso di quella di prima. Comunque è bene ricordarlo, la violenza è sempre da condannare, soprattutto nei locali dove uno va a divertirsi, non dovrebbe esistere. Io spero in tempi migliori, e i ragazzi che stiamo preparando cercano anche di proporsi come educatori, non ci aiuta la scuola, non ci aiuta la televisione, con per esempio Romanzo Criminale o La Banda della Magliana dove i ragazzi purtroppo si identificano e dove la violenza la fa da padrona. Bisognerebbe creare dei miti dove non serve la violenza per essere i migliori, questo potrebbe essere un aiuto per le nuove generazioni.

Ti sei inventato insegnante di una professione che non era un lavoro vero, perché? Avevi forse visto qualcosa che non tornava?

Ho creato un metodo che si chiama Technical Defence System , addestrando i nuovi ragazzi che frequentano la nostra scuola a non solo dare pugni e calci, come si faceva una volta, ma anche grazie al judo prima e poi al Karate, a inventare una nuova tecnica non invasiva, difesa e immobilizzare senza nuocere, senza lasciare danni, ti permette di svolgere il lavoro senza avere e soprattutto senza fare male alle persone che si devono fermare per poi farle calmare oppure consegnare alle forze dell’ordine. Ancora oggi sono insegnante di questa tecnica nella scuola che ho creato e che i ragazzi frequentano per diventare buttafuori. Se cercate su Youtube lo trovate su TDS Pellegrini, sono 7 tecniche richiamando le 7 note musicali, se con 7 note la musica è infinita immaginate quante combinazioni di tecniche si possono fare, ma vi rimando al video su internet per capire bene.

Preparando questa intervista ho trovato una notizia che parlava di una tassa di trasporto in ambulanza a carico di chi viene soccorso se trovato ubriaco o drogato. Praticamente un addebito alla persona trasportata se la causa risultasse droga o alcool. Questa tassa dovrebbe fare da deterrente, dico dovrebbe … sei d’accordo con questa normativa?

È emblematico che bisogna pagare per essere soccorsi in un momento particolare, non è che sia proprio una cosa buona, il nostro ruolo di buttafuori era anche questo, noi abbiamo soccorso e aiutato tanti ragazzi, molti li abbiamo fatti rimanere nei locali dato che erano troppo ubriachi per uscire in strada, o talmente sotto effetti degli stupefacenti che non si reggevano in piedi, tanti li abbiamo messi nelle ambulanze ma che debbano pagare mi sembra un paradosso. Oggi è cambiato tutto, non ci sono più gli scontri di una volta, ora i ragazzi per lo più sono da aiutare perché si sentono male per quello che hanno ingerito o fumato. È cambiato tutto e noi abbiamo imparato anche tecniche di primo soccorso, cosa che negli anni ottanta non si sarebbe neppure pensato.

Il ministro tedesco per l’immigrazione condanna lo stupro di una diciottenne a Friburgo da parte di sette siriani annunciando misure ridicole: i richiedenti asilo devono frequentare corsi di convivenza e capire che c’è tolleranza zero verso i crimini sessuali. Noi a Roma abbiamo vissuto la tragedia di Desiree, tu che vivi la notte che soluzione pensi sia la più razionale per impedire che questi avvenimenti non accadano più?

Se io avessi la soluzione mi avvicinerei al Presidente della Repubblica (ride) quindi la soluzione non ce l’ho. Mi viene da pensare che se io vivo in un paese in guerra, dove devo uccidere per vivere e ne uccido tre al mese vengo in Italia e ne uccido una l’anno non mi puoi condannare perché comunque sono migliorato, quando parliamo di integrazione si dovrebbe fare qualcosa di molto diverso di quello che si tutt’ora, di dovrebbe cambiare pensiero e comportamento delle persone, bisognerebbe fare un’azione più incisiva, quando un bosniaco o un rumeno o un siriano partecipano a un mio corso è difficile fargli capire che bloccare non significa menare calci e pugni fino allo svenimento, ma bloccare è solo rendere inoffensivo, che non può nuocere. È difficile riuscire a farlo capire a chi viene da certi posti dove la violenza serve per non morire. Noi facciamo del nostro meglio e i nostri corsi lo dimostrano. Poi ci sono quelli che non vogliono integrarsi e la cosa si complica assai.

Nel 2012 Britney Spears pagò l’ex guardia del corpo che voleva portarla in tribunale per avances indesiderate. Quale deve essere il pregio di ogni addetto al controllo?

Pochi giorni fa, quindi è una notizia nuova in anteprima, la regione Lazio ha emesso una nuova formazione professionale che riconosce i bodyguard, noi ci stiamo lavorando per formare queste nuove figure professionali, i primi bodyguard in Italia non armati. Ma in realtà l’abbiamo sempre fatto, in Italia non era riconosciuto, in altri stati tipo l’America è una cosa normale e sono sempre esistiti, in Italia erano sotto forma di autista, giardiniere non si poteva chiamare bodyguard ma quello in realtà faceva. Il bodyguard è quello che pianifica tutto, dai percorsi alle vie di fuga a chi e come ci si deve affidare, rimane sempre al fianco di chi deve difendere anche a costo di prendersi un proiettile, e non può girare armato. È un lavoro particolare e difficile e bisogna essere preparati. Lo descrivo nel libro come bisogna comportarsi, nei minimi particolari e rispetto alla questione Spears ti dico che tu dai delle attenzioni, delle protezioni e a volte può capitare che la persona che devi proteggere si affezioni troppo, anche addirittura a innamorarsi, bisogna stare attenti e rimanere lucidi sennò anche un attimo può risultare fatale. Nel film Bodyguard è raccontato molto bene la figura anche negli errori commessi.

Botte e violenza sulla tratta Roma Lido, i carabinieri tramite i video della sorveglianza hanno individuato e denunciato i due uomini mentre aggredivano un immigrato, i due aggressori sono stati presi, 23 anni e ucraini ma conta poco la nazionalità, la domanda è: gli operatori di controllo possono operare in caso di flagranza di reato? Tu come ti saresti comportato? Saresti intervenuto o ti saresti limitato a chiamare le forze dell’ordine?

Qui la legge non è che ci aiuti tantissimo, se io prendo una persona in flagranza di reato e la porto in caserma poi devo stare li un sacco di tempo, fare la denuncia e il giorno dopo testimoniare per il processo per direttissima, e poi lui esce insieme a me perché alla fine non gli fanno niente, al massimo gli daranno la firma in caserma. Si va a rischiare una problematica importante con la consapevolezza che poi non accadrà niente. Devo dire però che noi siamo sempre intervenuti, la legge dice che fuori dal locale noi non possiamo intervenire, noi l’abbiamo sempre fatto rischiando sulla nostra pelle. In quel caso della domanda si, io sarei intervenuto, non per fare l’eroe ma perché me lo porto dentro, in tanti casi sono intervenuto per mettere pace a dei litigi che potevano sfociare in violenza, me lo porto dentro e so che non tutti sono cosi come me, anzi io consiglio sempre alle ragazze che sono vittime di violenza di non gridare aiuto bensì urlare al fuoco al fuoco cosi forse qualcuno si affacci a vedere per curiosità o chiami le forze dell’ordine, altrimenti non ti aiuta nessuno perché sanno di entrare in un vortice dove potrebbero essere coinvolti e dove è difficile uscire. Lo spirito civico si va man mano perdendo, addirittura è sparito dalle scuole, che ci vogliamo aspettare?

Sei per la certezza della pena o inasprimento della pena? Accadono ogni giorno casi come il diciottenne di Cava de Tirreni che al volante dopo aver bevuto ha investito delle persone ed è stato arrestato dalle

forze dell’ordine…

Io sono sicuramente per la certezza della pena, l’inasprimento è una conseguenza. Una volta nei locali usavamo i ceffoni educativi per far capire che stavano sbagliando come quando da bambini i nostri genitori ci davano i scappellotti se rubavamo la marmellata. La certezza della pena è fondamentale, un perno fisso altrimenti regna il caos, un ragazzo che sbaglia consapevolmente deve essere punito, certo non marchiato, ma punito e dovrebbero essere puniti anche chi stavano con lui. Chi sbaglia deve essere punito, ci deve essere la certezza della punizione e chi sbaglia deve essere consapevole che se sbaglia sarà punito. Anche severamente se addirittura si è recidivi.

Capitolo social, come ti rapporti con Facebook e come usi i social rispetto al tuo lavoro?

Ho smesso di fare il buttafuori e il bodyguard, ora mi dedico solo all’insegnamento. Nel mio profilo Facebook c’è un filmato su un ragazzo che non c’è più, ucciso da un ragazzo ubriaco alla guida, era un buttafuori e chissà quanti ragazzi avrà salvato non facendoli guidare, lascia moglie e figli. Non parlo più del mio lavoro perché non lo faccio più ma sui social parlo un po' di tutto, di sport e spettacolo perché conosco tanta gente avendo svolto un ruolo che mi portava a stare in contatto con gente famosa e per un periodo della mia vita ho fatto dei spettacoli di arti marziali in tv private e locali.

Sei stato premiato al book for peace 2018, pensi di continuare su questa avventura nella scrittura? Cosa bolle in pentola?

Non sono uno scrittore, questi libri sono nati un po' per caso, con la voglia di raccontare qualcosa e farla sapere a tutti. È stata un’avventura che mi è piaciuta tantissimo e tant’è che ne stiamo pensando di scriverne un altro, c’è una storia, e parlo al plurale, ora capirete il perché, c’è un mio cugino cui somiglio tantissimo e anche lui fa il buttafuori, non ci conoscevamo e non sapevamo dell’esistenza l’un dell’altro. Ci siamo conosciuti grazie al nostro lavoro anche se militavamo in diverse opposte fazioni negli anni in cui i buttafuori nascevano, i cosiddetti anni di piombo, anni 70, e grazie ai nostri genitori ci siamo messi in contatto e ora siamo come fratelli. Pensiamo di chiamarlo il rosso e il nero, i falchi della notte, abbiamo lavorato spalla a spalla nella nostra agenzia e siamo felici di raccontare la nostra storia, ma non vi svelo di più.

Grazie di cuore e in bocca al lupo.

Grazie, crepi

GIUSEPPE CALVANO


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