Anna Silvia Angelini E Il Suo Messaggio A Tutte Le Donne

Anna Silvia Angelini E Il Suo Messaggio A Tutte Le Donne

Anna Silvia Angelini: una combattente di prima linea per i diritti delle donne.

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Ogni anno il 25 novembre si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un modo per far sentire la propria voce contro gli abusi e le violenze di ogni genere, per riportare l’attenzione sui, purtroppo sempre frequenti femminicidi, ma anche per essere vicini alle vittime di violenza e alle associazioni che da sempre combattono in prima linea per dare voce a chi voce non ne ha.

La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, fu istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Da allora, rappresenta il momento più importante dell’anno per parlare, informare e sensibilizzare su questo grave problema, che riguarda tutti i Paesi del mondo.

Le scarpe rosse, ormai simbolo assoluto di questa giornata, hanno accompagnato lo scorso week end di protesta, che ha visto unirsi in massa donne, uomini, vip e politici, che attraverso cortei, eventi e social hanno urlato forte i loro NO.

Un atto di violenza contro le donne può accadere ovunque: dentro le mura domestiche, sul posto di lavoro, per strada. Sono spesso i partner o gli ex partner a commettere gli atti più gravi: solo infatti in Italia sono responsabili del 62,7% degli stupri e del 38% dei femminicidi.

A partire dal 2000 quindi, in tutto il mondo sia i governi che le associazioni non governative hanno cominciato a celebrare la Giornata contro la violenza sulle donne organizzando eventi, conferenze e manifestazioni di piazza. In Italia solo nel 2005 alcuni Centri antiviolenza e Case delle donne hanno dato il via alle celebrazioni del 25 novembre attraverso iniziative politiche e culturali.

Una delle protagoniste dei convegni e degli eventi che si sono tenuti nel Lazio è stata sicuramente la scrittrice e autrice Anna Silvia Angelini, presidente dell’associazione AIDE NETTUNO e inserita nel progetto “Trolley di primo soccorso” per le donne vittime di violenza, impegnata proprio in queste ultime settimane in alcuni tavoli tecnici, al fianco di psicologi e politici, al fine di far meglio delineare nei confronti della giustizia la tipologia di crimine aberrante che la violenza rappresenta.

A lei dunque, da sempre in prima linea per l’aiuto e il sostegno alle donne vittime di violenza, rivolgo alcune domande.

In questo fine settimana, grazie alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è stato posto fortemente e giustamente l'accento sul femminicidio e sulla violenza fisica ai danni delle donne. Esiste però una violenza silenziosa e subdola, che è quella psicologica, di cui purtroppo si parla molto meno. Come si cerca di aiutare le donne a venir fuori dalla gabbia che tale violenza costruisce intorno alla persona?

La violenza sulle donne ha molti volti; dai reati come la violenza fisica a quella sessuale, lo stupro, senza dimenticare la violenza psicologica.

In Italia e nel mondo subisce violenza, mediamente, una donna su tre dai 15 anni in su. Bisogna educare al rispetto della persona e dei diritti delle donne, contrastare gli stereotipi di genere che sono alla base di una visione errata di donne e uomini nella società. La violenza psicologica è una forma subdola di maltrattamento, in quanto invisibile e difficilmente individuabile ai fini di una denuncia. Colpisce moltissime donne, spesso inconsapevoli di esserne vittime, troppe volte quindi viene sottovalutata, ecco perché è fondamentale imparare a riconoscerla e trovare la forza e il modo di uscirne. A tutte le donne mi sento di ricordare che una persona violenta non cambierà mai, non pensate di farla diventare diversa: LASCIATELA!

Non bisogna giustificare MAI atti di violenza, non bisogna diventare succubi di chi vi fa sentire inferiore!

Non fatevi incatenare dai sensi di colpa!

Affrontare le situazioni di violenza è estremamente complesso, ma uscire dalla violenza si può, se avete vissuto situazioni di questo tipo probabilmente avete bisogno che qualcuno vi ascolti, vi comprenda e vi creda. Ciò vi permetterà col tempo di superare la vergogna, affrontare il senso di colpa e iniziare a mettere ordine nella vostra vita: parlarne per ritrovare la fiducia in voi stesse è fondamentale. Dobbiamo volerci bene, in fondo siamo donne, sicuramente più forti mentalmente degli uomini, ritrovare l’autostima è essenziale, quindi non vi isolate ma parlatene!

La forza più grande la dobbiamo cercare in noi stesse.

Esiste, secondo lei, in qualche occasione una forma di discriminazione delle donne contro altre donne, che ci fa essere meno unite nelle piccole e grandi conquiste quotidiane e che potrebbe essere importante in grandi battaglie come questa?

La discriminazione tra donne esiste da sempre, purtroppo. Io userei il termine “invidia”.

Si invidia chi espone al mondo un’immagine totalmente distorta di sé, si invidia per nascondere e mascherare l’insicurezza, il senso di inadeguatezza.

Mi chiedo soltanto una cosa: perché noi donne, anziché far gruppo, coalizzarci, combattere insieme la nostra battaglia per l’egualitarismo, non facciamo altro che odiarci a vicenda, affibbiarci appellativi tutt’altro che lusinghieri e crederci migliori di ogni altro essere di sesso femminile, al punto da non renderci più conto di quanto svilente e degradante sia?

Perché non la smettiamo di puntare il dito contro altre donne solo perché ci sentiamo in qualche modo minacciate (chissà poi perché) dalla loro femminilità ingombrante?

Siamo diventate animali territoriali, insicure al punto da restare vittime di stereotipi e luoghi comuni.

Finché continueremo a gettare benzina sul fuoco non faremo altro che spianare la strada al maschilismo, continueremo a essere stuprate, non solo fisicamente, non solo dai criminali, ma anche e soprattutto dal nostro stesso cervello che ci convince di dover dimostrare superiorità di fronte ad altre donne.

Quello che si commette in questi casi è quasi un femminicidio di massa al quale prendiamo parte del tutto inconsapevolmente. Uccidiamo la nostra natura femminile immolandoci all’invidia e alla vanità.

Questo è il mio importante appello a tutte noi: uniamoci ed aiutiamoci! L’obiettivo è e deve essere unico: CAMBIARE! Cambiare il nostro modo di pensare, di giudicare e di educare! Non si vince una guerra con l’ipocrisia.

Barbara Gottardi

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