Dana Verri

La scelta dei tessuti è fondamentale ma bisogna anche saperli rielaborare. Con la spietata concorrenza dei mercati esteri il Made in Italy deve mettere in campo tutte le forze possibili, in termini di

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Prima di dire che i giovani d'oggi non si danno da fare, si dovrebbe conoscere Dana Verri. Giovane stilista, giovane donna che sta facendo della propria passione un lavoro a tutti gli effetti. A soli 23 anni può vantare un bagaglio di esperienze professionali di tutto rispetto. Come è possibile? Leggete la sua intervista per Unfolding Roma e mi darete ragione.

Quella per la moda è una passione che nasce, nella maggior parte dei casi, da bambine. Immagino che anche tu, da piccola, ti sia esercitata con il famoso gioco “Gira la moda” o cucendo abiti addosso alle Barbie. Come si passa dal fare moda per gioco al farlo per mestiere e obiettivo di vita?

La passione per la moda in realtà non si è sviluppata in modo convenzionale attraverso i giochi dell'infanzia, è nata piuttosto dall'osservazione della tecnica della mia nonna materna, ex sarta per bambine in una Roma anni '50, che sin da piccola mi affascinava con graziosi abitini appositamente creati per me e che tuttora, nonostante i suoi 85 anni, realizza capi molto curati dal punto di vista sartoriale e per gran parte cuciti a mano. La sua dedizione mi ha guidata involontariamente verso l'attenzione per il bello e mi ha accompagnata sino all'età di 14 anni, anno in cui ho intrapreso il liceo classico con qualche preoccupazione, dato che avrei dovuto trascurare il disegno, mio grande hobby. Dopo la maturità i miei genitori mi hanno lasciato carta bianca sulla scelta dell'università, e finalmente ho seguito quello che mi era sembrato un sogno nascosto fino a quel momento: studiare le discipline della moda. Nel corso degli anni mi sono resa conto di poter pensare in modo concreto a trasformare i miei studi in una vera professione, e dopo il diploma come stilista responsabile del prodotto è nato anche il percorso parallelo come stylist per servizi fotografici.

Sei giovanissima, hai 23 anni. Quali sono le difficoltà che hai incontrato finora nel tuo percorso lavorativo? Pensi che attualmente il mondo in cui viviamo possa considerarsi “a misura di giovani”?

Le difficoltà che fino ad ora ho riscontrato nel mondo del lavoro non sono state poche, ho visto grandi aziende impadronirsi dei disegni delle nuove leve della moda attraverso concorsi senza riconoscerne i meriti ai singoli, sfruttando idee fresche e illudendo i giovani, come realtà lavorative in cui si è solo numeri o c'è poca tutela nei confronti degli stagisti, situazioni ordinarie da cui purtroppo bisogna passare agli inizi di una carriera senza raccomandazioni. Forse con queste nuove agevolazioni per l'assunzione dei giovani qualcosa nel sistema migliorerà, ma è ancora presto per dirlo. 

Ti sei laureata presso l’Accademia Internazionale d’Alta Moda e d’Arte del Costume Koefia. Pensi che la creatività possa essere insegnata?

La creatività a mio parere non si insegna, ma si può stimolare e tirare fuori da chi è predisposto ed ha una mente aperta capace di accogliere tutti gli input di un mondo in continua evoluzione. Non è facile, specialmente in una realtà spesso banale e già vista, per questo è necessario investire nell'istruzione di ragazzi brillanti e desiderosi di dimostrare il loro punto di vista.

Avrai sicuramente seguito gli Oscar, se non per conoscere i film premiati, almeno per ammirare gli abiti spesso spettacolari sfoggiati dalle star. Quali abiti ti sono rimasti impressi, sia alla cerimonia di quest anno che a quelle degli scorsi anni?

Ho ammirato molto l'abito di Emma Stone, l'ho trovato adeguato alla sua carnagione, al contesto e al tipo di ragazza che rappresenta, anche perché Elie Saab è uno dei miei stilisti di riferimento. Degli anni passati mi sono rimasti impressi l'abito Prada plissettato sulla splendida Lupita Nyong'O lo scorso anno e l'eleganza di Jennifer Lawrence nel suo Dior agli Oscar del 2013.

In passato i modelli di bellezza erano Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Brigitte Bardot.. Chi pensi possa essere considerata oggi un’icona di stile?

Oggi le icone di stile sono differenti rispetto al passato, io ammiro molto attrici come Cate Blanchette, Charlize Theron, la poliedrica Tilda Swinton e Dita Von Teese, tutte eleganti a loro modo, per il look e gli atteggiamenti. Esercitando uno sguardo da stylist mi piace prendere in considerazione generi differenti, anche se prediligo una bellezza romantica e fresca, talvolta contrastata da qualche piccolo eccesso.

La Milano Fashion Week (in corso attualmente) sta acquisendo negli anni sempre più prestigio, grazie agli stilisti che scelgono questa città italiana come “trampolino di lancio” per le nuove collezioni e alle celebrità che non perdono occasione per stare in prima fila davanti ai flash dei fotografi. Quali pensi siano le differenze tra gli eventi italiani e quelli esteri?

Ci sono certamente delle differenze tra le Fashion Week italiane ed estere, la manifestazione milanese può migliorare molto in questo senso, puntando su numerosi eventi collaterali al calendario ufficiale come accade ad esempio a Parigi. Milano è condizionata dalle presenze di molti personaggi stravaganti che non mancano mai, si ferma durante la settimana della moda, considerata giustamente per la sua importanza ma rischiando di non lasciare spazio sufficiente agli stilisti emergenti. All'estero si vive l'evento con maggiore nonchalance, c'è un approccio differente nell'atmosfera da parte delle città.

Quanto è importante la scelta dei tessuti nel tuo lavoro e come si arriva a creare il capo perfetto?

La scelta dei tessuti è fondamentale ma bisogna anche saperli rielaborare. Con la spietata concorrenza dei mercati esteri il Made in Italy deve mettere in campo tutte le forze possibili, in termini di lavorazioni e creazione di tessuti personalizzati e non riproducibili altrove. Il capo perfetto viene da un'intuizione, un'idea nuova, un particolare non banale. Il tessuto gli fa prendere forma rispetto al figurino, i tagli lo collocano in una determinata fascia temporale, la maestria di chi lo realizza lo rende prezioso ed unico.

Da dove prendi spunto per le tue creazioni?

Quando disegno per un brand prendo spunto dalla storia dell'arte, faccio ricerche su magazine cartacei ed online, mi informo sulle nuove tendenze e su ciò che richiede il mercato cercando un buon compromesso tra la vena creativa e le esigenze di vendita.

Come si fa a capire che un capo farà tendenza?

Un capo fa tendenza quando riceve molti consensi da parte dei buyer e non solo, i cool hunter sono delle figure fondamentali in questo senso in quanto vivono una ricerca continua dei trend e definiscono quali saranno davvero presenti nelle prossime stagioni. Anche il loro è un lavoro faticoso ma bellissimo, in cui si viaggia e non ci si ferma mai, soprattutto perché oggi si vive attraverso i social network con ritmi frenetici.

Vuoi anticiparci qualcosa sulla moda dei prossimi mesi?

Nei prossimi mesi vedremo pantaloni a zampa, frange, stampe orientaleggianti, colori definiti e accesi abbinati al blu, pochette da giorno e zainetti lavorati.

Sono già passate alcune settimane, ma una domanda sul Festival di Sanremo è d’obbligo ad una giovane stilista come te. Cosa pensi dei vestiti indossati dalle vallette Arisa e soprattutto Emma, molto criticati da esperti di moda e non?

Esaminando gli outfit di Arisa ed Emma ho apprezzato quasi la totalità di quelli scelti, probabilmente quelli per cui è stata criticata Emma sono quelli di cui si è innamorata a prima vista ma che una volta indossati semplicemente non l'hanno messa a suo agio. Per il resto reputo entrambe molto graziose, devo dire che mi sono piaciute molto anche in questa veste.

In questi giorni Roma sta facendo i conti con i disastri provocati dagli Hooligans. Che sentimenti prova una ragazza nata e cresciuta a Roma nei confronti di suoi coetanei che per divertirsi hanno scelto di rovinare monumenti storici come la Barcaccia?

Riguardo quanto accaduto alla Barcaccia trovo che certi atteggiamenti siano mostruosi e profondamente infantili. Definirmi sdegnata sarebbe riduttivo. Purtroppo molti ragazzi vivono nell'ignoranza e nella noia facendosi trasportare dagli istinti che poi sfociano in situazioni gravissime che è necessario punire a dovere.

Cambiamo discorso e dedichiamoci alla tua linea. Dove possiamo trovare le tue creazioni?

Una volta uscita dall'Accademia ho avuto modo di realizzare una mia capsule collection, successivamente ho iniziato a fare degli stage in azienda e al momento disegno e realizzo abiti per Daniela Di Francesco, brand specializzato in tessuti di maglia creati artigianalmente, curandone anche l'immagine in quanto stylist. Recentemente abbiamo sfilato durante un evento collaterale per AltaRomAltaModa e stiamo esplorando anche il mondo della sposa. Credo molto nella crescita dell'azienda e nello spazio che sta dando a noi giovani creativi.

Che progetti hai per il futuro e quali saranno le prossime tappe che, ci auguriamo, ti porteranno lontano?

I miei progetti futuri sono legati all'azienda per cui lavoro, amo organizzare e mi trovo bene in determinati contesti, voglio continuare a disegnare, ricamare e partecipare alle varie fasi di lavorazioni degli abiti non abbandonando il mio lavoro come stylist che mi diverte e mi rende grintosa alla ricerca di obbiettivi sempre nuovi.

                                                                                                                 Lucrezia Leggio

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