GIORGIO TIRABASSI E PIER PAOLO MOCCI

GIORGIO TIRABASSI E PIER PAOLO MOCCI

IL ROMANESCO OGGI E' CONSIDERATO VOLGARE PERCHE' DIVULGATO DAI CINEPANETTONI. E' ARRIVATO IL MOMENTO DI FARE UN PO' DI ORDINE.

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Storie, aneddoti, stornelli e ricordi di una Roma Capitale per chi Roma l'ha vissuta e la vive giorno dopo giorno. “Sarvognuno” nasce dall'idea di romanità andata un po' perduta, ultimamente, ma che vive in ognuno di noi, romano e non. L'attore Giorgio Tirabassi, protagonista di innumerevoli fiction e film Tv di successo, ha incontrato ed instaurato un sodalizio artistico con il concittadino Pier Paolo Mocci, giornalista e professionista nel campo del marketing e della comunicazione, nonché direttore di vari magazine del gruppo editoriale “NED - Nomentano e Dintorni”. 

"Sarvognuno" è in onda dal 12 marzo tutti i giovedì dalle 17 alle 18 su Radio Popolare Roma (103.3 su Roma, in streaming su radiopopolare.it e in podcast sulla pagina Facebook “Giorgio Tirabassi”). Numerosi gli ospiti - amici che racconteranno la Capitale, da Gigi Proietti a Carlo Verdone. Non un ordinario programma radio, bensì un incontro che si serve di un tappeto musicale eterno per raccontare Roma in uno scenario intimo e caldo. Unfolding Roma ha incontrato Giorgio Tirabassi e Pier Paolo Mocci subito dopo l'esordio del programma.

Il vostro programma radiofonico trasuda romanità da ogni poro, sin dal titolo: “Sarvognuno”. Vi va di spiegarne il significato a chi è alle prima armi con il "romanesco"?

Giorgio Tirabassi: “Sarvognuno è un intercalare, letteralmente Salvo Ognuno. Lo usavano i romani di una generazione fa, i miei genitori, i nonni di Pier Paolo. Non significa niente di particolare, ma era molto usato, una sorta di imprecazione buona e gentile”.

Come vi siete incontrati e quando avete deciso di ideare e condurre un programma radiofonico su Roma? Abbiamo visto film, documentari e servizi tv dedicati alla Capitale, è stata una scelta voluta quella di affidare all'intimità e al calore della radio il vostro racconto della Città?

Pier Paolo Mocci: “Giorgio ed io ci conosciamo da circa 10 anni, negli ultimi 3 abbiamo intensificato la nostra frequentazione e sull’onda di un entusiasmo per la romanità Giorgio ha accettato la mia proposta di fare un programma radiofonico insieme. Il tema della romanità a me appassiona, a Giorgio anche, ma è lui ad essere in qualche modo protagonista: da anni porta in tour a Roma e nel Lazio un concerto di canzoni romane arrangiate in chiave jazz, ora sta incidendo un disco che presto uscirà. Allora un programma del genere era una naturale approdo, un viaggio insieme alla scoperta dei nostri predecessori, di chi ha fatto grande Roma e la romanità, da Ettore Petrolini a Sergio Citti, passando per Gigi Proietti e Gabriella Ferri. La radio ha una magia che nell’era del digitale e dell’immagine perenne e continua è sicuramente fuorimoda, ma non fuori luogo. Arbore ha sempre detto “Meno siamo, meglio stiamo”. Con questo noi non allontaniamo nessuno. Sicuramente siamo un po’ retrò, un po’ vintage. Questo sì che va di moda”.

Siamo nostro malgrado abituati a sentire il dialetto romanesco soprattutto per film commerciali non particolarmente brillanti, battute, barzellette, farse, gag di caratura poco edificante. Al contrario, quale aspetto cercate di trasmettere al pubblico? Magari soprattutto a quello di nuova generazione, abituato a sentire il dialetto da qualche comico di turno, piuttosto che da una canzone popolare...

Giorgio Tirabassi: “Il motivo è esattamente quello. Il romanesco oggi è considerato volgare perché quello che ne viene divulgato è legato alle gag pecorecce di certi film “panettoni” che per tanti anni hanno costellato cinema e tv. Era arrivato il momento di fare un po’ d’ordine. A Napoli artisti come Eduardo, Troisi, Pino Daniele sono – giustamente – diventati dei fenomeni nazionali, o a Milano guai a chi tocca Gaber, Iannacci e compagnia cantando. A Roma invece si tende, per non essere provinciali, ad esserlo, dimenticandosi le proprie origini”.

Sarvognuno” promette di raccontare Roma attraverso "stornelli, versi e chiacchiere", prendendo ad esempio artisti celebri come Gabriella Ferri e Anna Magnani. Saranno con voi capisaldi della Capitale artistica come Gigi Proietti e Carlo Verdone. Quale esigenza vi ha portati a celebrare un lato di Roma Capitale che, soprattutto recentemente, è accantonato da pagine di cronaca non proprio esaltanti, sicuramente non all'altezza della Città Eterna?

G: “Il nostro è un programma leggero e di intrattenimento. Ascoltare una ricetta della Sora Lella o un intervento di Gigi Proietti mentre ricorda che “A me gli occhi please” cambiò il modo di fare teatro in Italia alla fine degli anni 70 e, perché no, ascoltando una canzone proposta da me live in radio, pensiamo possa se non restituire la giusta connotazione alla “romanità”, quanto meno allietare un rientro a casa dal lavoro”.

A proposito di cronaca, sembra che recentemente Roma sia stata letteralmente travolta dagli scandali. Roma Mafia Capitale, i nuovi disordini a Tor Sapienza, la polemica contro il sindaco Ignazio Marino. Ma è solamente una mera questione politica, secondo voi?

Giorgio e Pier Paolo: “Materia delicata, ne parliamo in un’altra occasione…”

Avete percorsi artistici nettamente differenti, eppure c'è un periodo in particolare che per entrambi segna una svolta. Siamo agli inizi del Nuovo Millennio, Pier Paolo inizia la sua attività giornalistica, dà il via ad una collaborazione ultradecennale con “Il Messaggero” e si laurea in Giornalismo e Cinema. Giorgio Tirabassi ottiene una popolarità enorme grazie al ruolo di Roberto Ardenzi in una seguitissima fiction tv, “Distretto di Polizia”. Da quel punto in poi le rispettive professioni vi portano ad una infinità di progetti che confluiranno, anni dopo, in un programma radiofonico in cui celebrate la vostra città. E' proprio vero che chi nasce in una città dal carattere così forte finisce sempre per tornare alle proprie radici?

G: “Si”. Squilla il telefono e si allontana un attimo per non disturbare.

PP: “Roma è talmente grande, anche da un punto di vista geografico, che è difficile non farsi venire in mente un lavoro, un hobby, una passione, qualcosa legata a Roma. Arte, cultura, giornalismo, cibo, tutto. A Roma c’è tutto. E’ tutto a portata di mano. A volte non ce ne rendiamo conto”.

Pier Paolo il tuo “NED - Nomentano e Dintorni” è un punto di riferimento per numerose aziende romane che scelgono di promuovere i propri servizi, le eccellenze romane, si potrebbe dire. E' come se, attraverso il racconto della Roma di una volta e quella odierna fatta di piccole e medie imprese impegnate nel tenere alto il nome della Capitale, tu chiuda il cerchio. Ogni sabato mattina, inoltre, c'è anche un appuntamento radiofonico su Radio Popolare Roma. Quando è nato il progetto NED?

PP: “NED è nato quando Il Messaggero decise di non avvalersi più, dopo 12 anni di onorata gavetta, della mia collaborazione. Dopo qualche mese di panico mi sono portato a chiedere kennedianamente non cosa qualcun altro avrebbe potuto fare per me, ma cosa io avrei potuto dare, in virtù della mia esperienza, ad una comunità di persone. Allora ho messo insieme alcuni bisogni: I piccoli commercianti non hanno voce, non vengono rappresentati, non fanno comunicazione e se la fanno è sporadica e non professionale, affidata al caso. Allora ho ideato un magazine che trimestralmente ne contenesse le storie personali. Perché in tempo di crisi a fare la differenza è quello. Il marketing che va di più è quello chiamato “content marketing”. L’azienda fa conoscere la sua storia raccontando in quale modo sceglie i suoi prodotti, i sacrifici, la passione. Questo bisognava raccontare. E’ quello che ho fatto ed è quello che trimestralmente con NED faccio. Siamo partiti da una strada, Via Giorgi nel quartiere Nomentano Bologna, circa una quindicina di commercianti mi hanno dato la loro iniziale fiducia. Oggi oltre 150 aziende lavorano con NED, siamo su vari quartieri, collaboriamo con i Mercati Rionali e con l’Associazione Botteghe Storiche di Roma presieduta da Giulio Anticoli, che per me vale quanto il Messaggero. Un’associazione con le botteghe più antiche di Roma, piene di passione e di storie familiari. Devo dire che non ho rimpianti e che il piano B forse mi ha riservato anche più soddisfazioni”.

Giorgio, non è certo la prima volta che ti dedichi alla canzone popolare romana, e le tue rivisitazioni in chiave jazz daranno vita, prossimamente, ad un album. Cosa ci dici di questo progetto?

G: “In questo momento siamo in studio di registrazione. Era arrivato il momento. Ho cominciato a suonare per passione, insieme ai miei amici, 4 musicisti di straordinario talento come Luca Chiaraluce alla chitarra, Daniele Ercoli al contrabbasso, Massimo Fedeli alla fisarmonica e Giovanni Lo Cascio alla batteria. Abbiamo suonato per circa due anni a “mozzichi e bocconi”, qua e là, anche su palchi prestigiosi come l’Auditorium Parco della Musica, ma soprattutto tra la gente “vera”, nei mercati, alle sagre, in posti balneari come Anzio o feste sulla romanità. E la risposta del pubblico è stata entusiasmante. Non potevamo non fare il disco, anche perché alla fine di ogni spettacolo il pubblico lo richiedeva. D’ora in poi, lo avrà. Per quanto riguarda le canzoni, ci sono un paio di brani resi celebri da Gabriella Ferri e per il resto si tratta di pezzi di Anonimo o stornelli del 600-700 messi in musica”.

Tra qualche settimana ti rivedremo di nuovo in onda nei panni dell'ispettore Roberto Ardenzi, il personaggio che hai interpretato per anni nella fiction “Distretto di Polizia”. In “Squadra Mobile”, sequel di “Distretto”, sarai addirittura capo della Squadra Mobile della Questura di Roma. Un'americanata, si può, dire: di certo non siamo abituati a spin off e formule del genere. Hai accettato subito di riprendere il personaggio che ti ha regalato la popolarità al grande pubblico o hai avuto un attimo di esitazione?

G: “Spin-off si, non è una droga vero? Ma non è un sequel di “Distretto”, è semplicemente la vicenda di un personaggio molto amato dal pubblico che a distanza di anni torna e avrà a che fare con nuove vicende, casi che a volte affondano tematiche anche nell’attualità. L’affetto del pubblico verso Ardenzi mi ha spinto a rispettarlo, e non tradire chi ha contribuito alla mia grande popolarità. Se posso permettermi di prendermi delle pause, di fare dei film per il cinema magari piccoli ma molto intensi, di fare radio per amicizia con Pier Paolo o di ritagliarmi il mio spazio per la musica in fondo lo devo anche ad Ardenzi”.

La grandezza di Roma è stata tramandata di generazione in generazione anche attraverso grandi figure artistiche, basti pensare alla sola Anna Magnani. Dai teatri di rivista romani a Hollywood, tra film con Marlon Brando e premio Oscar, eppure non c'era luogo in cui non portasse Roma con sè. Forse è proprio questo che manca agli artisti di ultima generazione, ovvero quella scintilla, quell'innata fierezza grazie alla quale chiunque possa rivedere in te le tue radici. Insomma, cosa resta, oggi, di quella Roma?



Carmine Della Pia

Unfolding Roma

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