Sei
legata alla tua terra?
Sì,
moltissimo, è un legame forte, oserei dire quasi un fatto genetico;
è in tutto quello che faccio, in tutto quello che scrivo.
Catania, una meraviglia nel cuore del Mediterraneo,
afflitta da non poche problematiche, tuttavia, tra cui la mafia. Di
poche ore fa la notizia della confisca dei beni al boss Daniele
Nizza, dell'omonimo clan. Quali sono le tue considerazioni in merito?
A che punto è la lotta alla mafia? Cosa si potrebbe fare di più per
arginare, almeno parzialmente, la criminalità organizzata?
Per
fortuna, di queste notizie ce ne sono ormai ogni giorno, questo
significa che lo Stato riesce ad infliggere dei duri colpi alla
criminalità organizzata. Comunque, la mafia non è la piovra con i
tentacoli che immaginiamo. Purtroppo, è parte della nostra mentalità
meridionale, attecchisce in basso. Bisognerebbe educare alla legalità
a scuola e perseverare in questo senso, fare affidamento sulle nuove
generazioni. Quando la mafia troverà un muro e gente indisposta a
cedere a compromessi, comincerà il suo declino.
Acireale
- Due funerali e un giovane disperso in mare. Per Margherita
Quattrocchi e per Lorenzo D'Agata, due dei tre giovani morti travolti
dalle onde a Santa Maria La Scala nel pomeriggio di domenica 24
febbraio, ieri è stato il giorno dell'ultimo saluto. Questo mare e
le sue catastrofi, a volte totalmente imprevedibili, alle altre meno.
Mi riferisco ovviamente all'emergenza migranti. Cosa pensi in
proposito?
Io
sono per l'accoglienza totale, l'apertura di porti, aeroporti e degli
altri canali di ingresso di queste persone. Penso che ognuno abbia il
diritto di ricercare una vita migliore altrove, laddove esistano
difficoltà insindacabili nella propria terra di origine. Per quanto
riguarda noi, viviamo in una società civile, quindi che faccia bene
il proprio lavoro. Sicuramente, la sicurezza è un'emergenza, che va
arginata grazie a un apparato statale in grado di intervenire
seriamente.
“L’Agricoltura
Siciliana, volano dell’economia nazionale, si trova ad affrontare
una flessione di mercato indotta dalle politiche Regionali, Nazionali
ed Europee”. A sostenerlo è Maria Giovanna Mangione presidente
dell’ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Agrigento. Cosa ti
sentiresti di affermare in merito?
Non
sono mai stata esperta di questo genere di politiche agrarie, tuttavia credo
che dovremmo essere più attenti e orgogliosi delle nostre
produzioni. Alcune finiscono buttate o i prezzi vengono abbassati
tanto da generare inflazione. Ad ogni modo, si dice che Il pesce
puzza dalla testa: è lo Stato che deve essere in grado di offrire
politiche giuste.
Veniamo alla tua professione. Parlaci delle origini, della tua formazione.
Ho
cominciato a 16 anni con una compagnia amatoriale. La mia prima
passione nasce per la direzione, la regia, più che la recitazione,
fin da piccolissima. Comunque, non riuscirei a fare a meno di nessuna
delle due cose. In seguito, nel periodo universitario ho studiato
Filosofia e fatto varie scuole di teatro, tra cui “Il teatro degli
specchi”; quindi, ho cominciato a lavorare con grandi registi e ho
portato il teatro dialettale per tutta la Sicilia fino a che ho
conosciuto uno straordinario regista catanese impegnato nel teatro
civile, Nuccio Caudullo. Grazie a lui, è sorta la mia passione per
questa forma peculiare; ho messo in scena Garcia Lorca, Verga, il
quale ha raccontato un teatro che si allontana dalle macchiette e che
fa emergere il volto vero della Sicilia, con le lotte sindacali per i
diritti, la battaglia alla mafia ecc. insomma, ho abbandonato la
commedia per un tipo di teatro di matrice civile e sociale. Ancora
oggi faccio laboratori e stage anche perché insegno recitazione in
una scuola. Ora, ho fondato, insieme a una ballerina, una scuola nel
mio paese di origine: mi sto spendendo per i miei cittadini. Abbiamo
30 ragazzi coinvolti in un percorso formativo ogni anno e due
spettacoli da portare in scena.
Scrivi
da molto tempo e sei una grande lettrice. Quali
passioni e quali disincanti hai vissuto?
Ho
tante passioni, si può dire che io viva di passioni; la più grande
è il teatro, ma mi piace tutta l'arte... Infatti, vorrei produrre un
cortometraggio nel breve termine e sono aperta a qualsiasi cosa.
Adoro il Sud America sin da quando guardavo le telenovelas con mia
nonna; non a caso il Sud America è popolato da siciliani! Sono
appassionata di Sepulveda, Neruda, Isabelle Allende e molti altri
autori dell'America Latina. Nel 2016, ho conosciuto Sepulveda; ho
fatto di tutto per raggiungere il palco del teatro che lo ospitava e
stringergli la mano. Per quanto riguarda il disincanto, sono molto
generosa con il prossimo ma sono stata ripagata quasi sempre con la
dimenticanza. Questo mi ha segnato, mi hanno deluso i rapporti umani.
Diciamo che sono moto disillusa e altrettanto demotivata in questo
ambito.
Autori di riferimento?
Mi
piace molto la letteratura che spazia nel surreale, nel fiabesco, nel
magico e gli autori siciliani in particolare, da Camilleri a Verga,
da De Roberto a Vittorini e Brancati. Leggo tante biografie; ora, per
esempio, ho sul comodino quella di Stalin. Tutto ciò che è per me
fonte di ispirazione ed emozione è di riferimento.
Domenica 24 febbraio, alle ore 21.00, è andato in scena sul palcoscenico dell’Ivelise di Roma “Mi chiamo Agata (tre storie)”, uno spettacolo che tratta il fenomeno della violenza sulle donne. Vuoi parlarcene?
Racconto
tre storie molto diverse che hanno in comune la violenza; per il
mestiere che faccio, sono a contatto con molte persone e mi vengono
raccontate tantissime storie e non solo di cronaca nera; intendo dire
che la violenza è un fenomeno reale, è nelle famiglie, dentro le case, ha una dimensione domestica.
La prima storia di
cui parlo è quella delle donne catanesi che vivono in situazioni di
miseria, degrado e malattia. La seconda narra la realtà delle
vittime dell'acido in Paesi quali l'India, l'Afghanistan e la Cina,
un fenomeno culturale che è all'origine di episodi di violenza
sessuale e di morte per gravidanza precoce. La seconda Agata, quindi,
viene sfregiata in viso con l'acido. La terza storia è realmente
accaduta a 5 km dal paese in cui abbiamo la sede: nel 2015, una donna
di 64 anni uccise il marito dopo 40 anni di maltrattamenti. Lo
ammazzò con lo stesso legno con cui la picchiava. Ha preso 14 anni
di galera. In zona, ci ha scosso molto l'accaduto e l'opinione
pubblica si è spaccata. In generale, sopravvive una mentalità
provinciale, per cui la donna è colpevole di tutto; nella piéce
indaghiamo questo aspetto. Sant'Agata, patrona di Catania, fa da
collante tra le tre storie. Lei era una ragazza nata nel 230 d.C. in
una famiglia cristiana. Era il periodo delle persecuzioni ma, nel suo
caso, le autorità chiusero gli occhi perché si trattava di una
famiglia molto ricca. Fino a che il Proconsole romano si innamorò di
questa ragazzina ma lei lo rifiutò perché aveva scelto Dio... Venne
dunque perseguitata e torturata. Agata assurge quindi a simbolo delle
donne vittime di violenza e, a mio avviso, a emblema di tutti i
perseguitati e degli oppressi.
Che rapporto hai con i social?
Servono
moltissimo per la promozione delle opere e per i contatti. E, nel
frattempo, li uso per comunicare i miei pensieri in maniera
costruttiva e civile; insomma, credo di utilizzarli nel modo
corretto.
Altri interessi?
Viaggiare. Appena posso, con la mia famiglia parto, è infatti una passione che accomuna me e mio marito. Ogni volta, torniamo incantati ed affascinati.
Chiara Zanetti
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