Emanuele Pecoraro

L'estrema superficialità che ci porta a voler tutto e subito, senza approfondire nulla. Una coazione a ripetere che può avere dei risvolti inquietanti,

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"Solitudini pericolose" è un piccolo caso cinematografico. Dopo pochi mesi dalla fine delle riprese il cortometraggi, scritto da Lorenzo De Luca e prodotto da Pierfrancesco Campanella, è stato selezionato per prender parte a prestigiosi festival quali "Primo piano sull'autore" ad Assisi, mietendo consensi e apprezzamenti sia da parte del pubblico che della critica. Per questa opera prima il regista Emanuele Pecoraro ha ricevuto importanti riconoscimenti quali la medaglia d'argento nel corso della manifestazione"Una vita per il cinema - Medaglie d'oro del cinema italiano" e l'Oscar dei giovani nell'ambito del "Premio Personalità Europea", quale miglior regista esordiente. Alla passione per il cinema il giovane cineasta alterna la sua attività come giornalista e addetto stampa. Cerchiamo di conoscerlo meglio.

Prima di tutto vorrei chiederti cosa è per Emanuele il cinema?

E' un sogno che si realizza dopo tanti anni di studio e di preparazione. Una passione accarezzata fin da giovanissimo e coltivata nel tempo. Poi, quando meno te l'aspetti, ti arriva una sceneggiatura ricca di spunti e di colpi di scena imprevedibili...e ti viene voglia di raccontarla!

Il tuo corto “Solitudini Pericolose” racconta la storia di due persone che si incontrano su una chat, decidono poi di passare dal virtuale al reale, con delle conseguenze drammatiche che la protagonista non avrebbe mai immaginato. Nella nostra epoca la comunicazione continua ci investe, nonostante questo le persone si sentono terribilmente sole, qual è per te il motivo di questa solitudine sociale?

L'estrema superficialità che ci porta a voler tutto e subito, senza approfondire nulla. Una coazione a ripetere che può avere dei risvolti inquietanti, soprattutto perchè è sempre difficile comprendere la reale identità di chi si cela dietro una schermata di un pc o di un cellulare. Una comunicazione frammentaria, dettata da desideri e smanie incontrollabili che portano ai tristi casi di cronaca che tutti conosciamo.

Per questa vicenda che narra un femminicidio ti sei ispirato a storie reali?

L'autore del soggetto è Lorenzo De Luca che ha scritto la sceneggiatura in tempi non sospetti quando ancora gli episodi di femminicidio non erano all'ordine del giorno. Si racconta il tragico epilogo di un gioco erotico finito male ma quell'episodio è stato solo il pretesto per affrontare anche tanti altri temi come la bulimia, il complesso di Edipo, l'omosessualità, il cannibalismo e - ovviamente - la solitudine. Condensare in dieci minuti tutti questi argomenti è stata la sfida più difficile e mi auguro in qualche modo di esserci riuscito, non dimenticando che spesso la realtà supera di gran lunga la fantasia.

La settima arte sta soffrendo più la crisi economica o la crisi socio-culturale del nostro Paese?

Entrambi i fattori. Da un lato la crisi economica porta sempre meno a investire nel settore. Dall'altro, quella socio-culturale ha portato ad un impoverimento nelle trame e alla totale scomparsa di quel "cinema di genere", fiore all'occhiello della nostra produzione che per decenni ci ha resi famosi all'estero. In un certo senso il mio corto, a metà tra il genere drammatico e quello horror, vuole essere un omaggio a quella gloriosa epoca.

Ritieni che il cinema italiano sia rivolto solo ad adulti o c’è la possibilità anche di far riflettere ed emozionare i nostri giovani? Le matineè andrebbero maggiormente sostenute dalle nostre Istituzioni?

Senza dubbio. Alcuni mesi fa è stato siglato un protocollo d'intesa tra la Direzione Generale per il Cinema e la Regione Lazio, al fine di reintrodurre nelle scuole la proiezione di grandi pellicole che sono entrate nella storia del cinema. Un film come "Roma città aperta" di Roberto Rossellini, tanto per fare un esempio, oltre ad essere quel caposaldo del neorealismo che noi tutti conosciamo, regala ad un adolescente degli interessanti spunti di riflessione per comprendere gli orrori della guerra e non ripeterli. Ma potrei stare qui ore a citarti tanti altri grandi da De Sica a Monicelli, da Visconti ad Antonioni, da Fellini a Pasolini. Un importante patrimonio audiovisivo, che conserva la nostra memoria storica, da tutelare e valorizzare.

Il Ministero dei Beni e delle Attività culturali contribuisce regolarmente per il sostegno alle attività cinematografiche: sono sempre soldi spesi bene?

Fermo restando che per questo cortometraggio non ho disposto di alcun fondo da parte delle istituzioni, credo fermamente che il contributo dato alle opere prime e seconde di interesse culturale sia un valido punto di partenza per chi vuole intraprendere questa professione. Se siano soldi spesi bene, non sta a me dirlo!

Esistono altri sistemi di finanziamento pubblici per le produzioni cinematografiche, Le fondazioni Film-commission regionali sono tra queste. Si tratta di gestioni trasparenti? E’ facile accedere a questi contributi, in particolare mi piacerebbe sapere della Film Commission del Lazio, attiva dal 2007.

L'intervento regionale è giunto negli ultimi anni a pesare più di un quarto del totale nazionale. Si tratta di una voce da non sottovalutare che produce un indotto non indifferente e contribuisce a rafforzare le imprese creative con politiche di marketing territoriale e promozione turistica. Il Lazio, essendo Roma la culla del cinema con i suoi tanti stabilimenti sparsi per la città, investe molto in questo settore, ma ci sono anche tante altre regioni come la Puglia e la Basilicata che stanno vivendo grazie al cinema un autentico Rinascimento culturale. Non ultima la città di Matera che nel 2019 sarà Capitale della Cultura. Sono tante le produzioni che cercano oggi di ambientare le loro storie in queste zone non molto sfruttate cinematograficamente.

Qualche giorno fa è andata in onda sul piccolo schermo la nuova serie tv “1992”, ha avuto un notevole successo. Pensi che la concorrenza televisiva di grandi produzioni e la modalità della serie tv, possa danneggiare il cinema?

Si tratta di due generi completamente diversi. Sia il cinema, che la fiction e le web-series sono differenti linguaggi per raccontare una storia. Ben vengano, anche se il fascino del cinema è tutta un'altra cosa.

E’ di questi giorni la notizia dello sgombero del cinema America, occupato dal 2012, per evitare il suo abbattimento e la sua sostituzione con venti mini appartamenti di lusso. Cosa pensi a riguardo?

E' un'amara realtà dei nostri giorni. Con il passaggio al digitale sono tante le sale cinematografiche che si sono trovate di fronte a costi esorbitanti per l'acquisto di nuove apparecchiature, per stare al passo dei tempi e che non hanno trovato altra soluzione che la chiusura. L'occupazione del Cinema America con una programmazione che puntava sulla qualità, così diversa dall'offerta dei multisala, non ha ricevuto da parte dell'amministrazione capitolina quell'attenzione che meritava. Ma mi rendo conto che a spazi culturali si preferisce spesso il mero interesse economico.

Hitchcock, Tarantino, Argento, sono i primi registi che mi vengono in mente pensando al tuo corto, quali di questi senti più vicino e perché?

Sicuramente Dario Argento. La protagonista del mio corto (Elisabetta Rocchetti, ndr) ha in passato molto spesso lavorato con lui e lo stesso Marco Werba, autore della colonna sonora, aveva già scritto per  Argento la colonna sonora del suo penultimo film "Giallo".

Qual è il regista che ti ha maggiormente influenzato e cosa porti di lui nel  tuo modo di fare regia?

Non ho dubbi: Pierfrancesco Campanella. Oltre ad aver prodotto il mio corto è stato prodigo di consigli sia sul set che fuori, curando ogni minimo aspetto dalla pre-produzione alla promozione. Campanella è un regista meticoloso e originale che in oltre trenta anni di carriera ha proposto al grande pubblico storie originali e interessanti. Mi piace il suo modo di analizzare la realtà, condito certo da una forte dose di ironia ma al tempo stesso crudo, spietato e crudele come molto spesso è la vita. Da lui ho molto ancora da imparare!

Hai già in mente il tuo prossimo film?

Prematuro parlarne. Per ora mi godo il successo di questa prima esperienza e poi...chissà!

Un'ultima domanda che mi piace fare a tutte le persone che intervisto: una cosa che ami e una cosa che odi della nostra città, Roma.

La nostra città è uno scrigno di tesori e di opere d'arte. Il problema è che non sempre sono tutelate e valorizzate come dovrebbero. Un PIL che investe solo lo 0,19% è dettato da una politica spesso miope che non comprende il valore del nostro petrolio.

Alessio Capponi


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