Pasquino: La Statua Parlante

Pasquino: La Statua Parlante

La voce del popolo

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La voce del popolo

Non si conosce l'autore della statua "parlante" più famosa di Roma, copia romana di un originale di età ellenistica (III secolo a. C.) e divenuta nota tra il XVI e il XIX secolo e collocata all'angolo di piazza Pasquino, da cui il nome della statua, tra piazza Navona e corso Vittorio Emanuele II.

La statua faceva parte di un antico gruppo statuario ellenistico, raffigurante Menelao, che sosteneva Patroclo, ferito a morte da Ettore, durante la battaglia di Troia e venne ritrovata nel 1501, durante un lavoro di ristrutturazione all'esterno dell’attuale palazzo Braschi. Nulla di certo invece riguardo il nome Pasquino con cui si identificò la statua . C’era chi diceva che fosse un oste, chi un barbiere, chi un maestro di scuola, chi un ciabattino o un sarto, tutti rigorosamente di nome Pasquino. Fu però durante il pontificato di Sisto V ( terminato nel 1590), che la statua di Pasquino dette il meglio di sè, facendo satira con biglietti affissi al collo e messi durante la notte dalla popolazione romana, stanca delle ingiustizie, delle angherie e dei soprusi da parte dei cardinali, della curia e dell’ aristocrazia dell'epoca. Questi ultimi ostentavano la loro ricchezza con lussuose feste, gioielli e stili di vita che il popolo non poteva neanche lontanamente sognare. Poeti e scrittori si misero alla mercè della plebe, che era per lo più analfabeta, scrivendo dei disagi nei quali versava, con il rischio, sia per chi scriveva e sia per chi attaccava i messaggi, di essere condannati dal potere pontificio (terminato nel 1870) a pene severe, pagando spesso anche con la vita. Malgrado ciò, i messaggi continuavano ad essere scritti e affissi durante la notte, anche in altre statue “parlanti”, site in diversi rioni della città. Queste in totale erano sei e facevano parte della cosiddetta: "Congrega degli Arguti". Esse sono tuttora cosi dislocate: in piazza San Marco “Madama Lucrezia”, in via Lata “La fontana del facchino”, in piazza del Campidoglio “ Marforio”, in piazza Vidoni “l'Abate Luigi( o con accento romanesco Abbate Luiggi)” e in via del Babuino “il Babuino( o con pronuncia romanesca , Babbuino)”, comunicando tra di loro, con sagaci messaggi di "botta" e "risposta". Nessun papa fu risparmiato dalle dimostranze, lamentele e dai commenti suggeriti dal popolo romano, nei confronti di : Alessandro VI, Giulio II, Leone XI, Adriano VI, Urbano VIII. Sisto V e Clemente VIII. Malgrado questo, le Pasquinate riuscirono con astuzia e ironia, caratteristica che da sempre contraddistingue il popolo romano, ad entrare nelle “grazie” di papi, cardinali e aristocratici, parlandone bene o male, secondo il tornaconto del popolo, riuscendo così a creare "zizzania" tra la stessa curia, papato e aristocrazia. La statua “parlante” si fece sentire anche nelle sale cinematografiche con il film dal titolo: “Nell’anno del Signore” 1969 scritto e diretto da Luigi Magni (21/03/28- 27/10/13) interpretato da Nino Manfredi (22/03/21-04/06/04).

Articolo scritto da Mario Di Marzio

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