Nicolò Melocchi

Nicolò Melocchi

Per ora l’unica cosa che voglio è raggiungere la massima qualita’. Il sogno è fare ciò che sto facendo e farlo sempre meglio.

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La musica non ha confini, è forse una delle prime creazioni della brillante mente umana. Oggi abbiamo il piacere di conoscere un giovane musicista che ha seguito la sua strada oltre i confini natii per oltrepassare anche i confini culturali, un giovane che ha investito le sue energie nello studio della musica classica indiana. Cerchiamo di conoscere meglio Nicolò Melocchi e lasciamoci trasportare nel lontano oriente.

Ciao Nicolò, quando e come è iniziato il tuo percorso musicale classico…

Ciao Alessio, grazie per questa opportunita’ di raccontare di questa strana avventura musicale che mi ha portato fino qui, a scriverti da Mumbai, seduto su un tappeto in questa stanza, nella scuola del piu grande flautista dell’india, Hariprasad Chaurasia, la leggenda vivente del Flauto Bansuri.La musica è stata la mia prima passione. Da piccolo chiesi ai miei di poter imparare a suonare il pianoforte e incominciai a studiare i classici europei. Successivamente decisi di passare al flauto traverso, strumento magico che mi accompagna fin’oggi in ogni viaggio.

Quali tra i compositori classici ti porti dentro e ti hanno dato l’impulso per proseguire i tuoi studi…

Beh, i grandi mostri sacri: Bach, Beethoven e Gaetano Donizzetti grande musicista bergamasco.

Tu ti dividi tra la tua città natale, Granada e l’India, dove ti stai specializzando. Sono curioso di sapere come sei approdato a Granada…

Sai quando hai un pensiero e il mondo cospira per la sua realizzazione? A quel tempo vivevo a Roma e avevo voglia di andarmene ai confini dell’Europa, in un posto tranquillo dove si potesse andare ovunque passeggiando, un posto a misura d’uomo e con influenze culturali orientali.Vinsi una borsa di studio per studiare un anno a Granada e ci rimasi 6 anni. Era proprio il posto per me.Granada è una delle culle del flamenco ed un focolare artistico sempre acceso. Dal settecento Granada attrae artisti e musicisti da ogni angolo del mondo per la sua straordinaria bellezza e per il suo struggente passato.Peccato che le condizioni economiche e politiche non permettano il suo sviluppo come centro culturale internazionale e costringa la maggior parte degli artisti ad andarsene in cerca di maggiori opportunità.

Come sei approdato alla musica classica indiana e perché ne sei rimasto affascinato…

A 19 anni sentii il desiderio di trovarmi solo dall’altra parte del mondo e scelsi l’India come destino.Quel primo contatto con l’arte, la spiritualità e la natura dell’India mi trasformò completamente.In India la musica classica è strettamente relazionata con la spiritualità. E’ un percorso che se portato avanti con costanza e disciplina porta alla scoperta e realizzazione della serenità, frutto dell’unione personale con  l’infinita dimensione del suono. La musica indiana è uno studio approfondito del suono, come vibrazione, nella sua forma piu pura, nella sue proporzioni è l’espressione dell’infinita bellezza e infinito amore del creato.

Quali sono, se ci sono, i contatti tra la musica classica occidentale e quella orientale, in particolare l’indiana, e quali sono le differenze maggiori…

Dei contatti ci sono stati nei secoli passati, i quali hanno influenzato in India l’uso di certi strumenti come il violino, l’harmonium e la chitarra, che gli indiani hanno poi adattato a loro stile, ma devo dire che musicalmente siamo agli antipodi. La musica occidentale è armonia e la musica indiana è melodia. La nostra musica classica è orchestrale e quella indiana è solistica. In occidente la musica è scritta, in India è trasmessa oralmente e frutto dell’improvvisazione. In India tutto è al contrario, noi guidiamo a sinistra loro a destra, noi utilizziamo la logica, loro la fede. Ed è questo ciò che mi incuriosisce di piu!

La Musica classica indiana troverebbe ostacoli culturali nel nostro paese…

La Musica se è ben suonata piace a tutti. Indiana, africana, italiana o di dove sia, le note sono quelle in tutti i paesi, solo bisogna sapere combinarle giustamente per toccare l’animo umano. In quel caso nessuno può rimanere indifferente.Esistono stereotipi che possono creare pregiudizi. Sicuramente la musica classica indiana è per chi ha tempo e voglia di ascoltare.Ogni volta che ho suonato in Italia o in altri luoghi ho sempre trovato persone interessate. Le straordinarie qualità del suono del flauto Bansuri, cosi sensuale e naturale, attraggono i sensi di grandi e piccini. Spesso se suono all’aperto in poco tempo un gruppo di bambini mi accerchia e poi mi vogliono prendere il flauto per provare a suonarlo. Vedi la natura chiama la natura: io credo nei bambini, nel futuro!

Cosa pensi della musica classica in Italia…

So che non naviga in buone acque. Ma d’altronde è una situazione diffusa alla cultura in generale.La coscienza si è spostata su aspetti strettamente utilitaristici e materiali dimenticando così il patrimonio immateriale che è il passato e la cultura. Se tu pensi che l’Italia ha inventato l’opera e molti altri stili artistici e musicali che hanno fatto da modello culturale a tutta l’Europa in diversi periodi storici e oggigiorno non riusciamo a tenere aperti i teatri: sembra assurdo. Questione di cattiva gestione. Credo che la cultura, se diffusa e utilizzata a dovere, sia un’ottima fonte di guadagno e di lavoro, soprattutto nel nostro paese.

Le vicende dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma sono tristemente note a tutti. Se da una parte forse c’è stata una cattiva gestione manageriale del Teatro, dall’altra il numero di spettatori non garantisce più la sua sopravvivenza.  Si può parlare di una musica classica che non “arriva” più al grande pubblico…

La cosa è complessa e la ragioni molteplici. La crisi è economica ma anche culturale. La gente non ha soldi per pagare i prezzi dei teatri e i musicisti non vengono pagati sufficientemente. Se  il denaro pubblico fosse gestito diversamente sarebbe possibile finanzia re attività musicali aperte al grande pubblico e avvicinare cosi la gente ai teatri. La cultura va sostenuta e finanziata ed è compito dello Stato farlo. Il malgoverno porta solo abberrazione e miseria, ed è questo a cui stiamo andando in contro.

La musica classica è fruita solo da una élite di appassionati a volte fin troppo ortodossa. Come si potrebbe rilanciarla al grande pubblico in una città come Roma…

Se facessero un bel concerto all aperto ad un prezzo economico (o gratuito) di musica classica, magari in un bel parco o in un luogo storico di cui la nostra capitale abbonda, tu non ci andresti? Immagina un concerto per orchestra d’archi nei mercati traianei: strepitoso!

Mi trovi perfettamente d’accordo!L’Auditorium di Roma è riuscito a diventare un’importante polo musicale per la città? Cosa ne pensi…

Credo sia il frutto dello sforzo di persone impegnate e dedicate. Roma è una città colma di artisti di ogni paese e deve avere un luogo dove poter ospitare attività  culturali di alto livello. L’Auditorium è un po’ come un’arca di Noè che attraversa il diluvio dell’ignoranza universale. Finche c’e’ vita c’e’ speranza!!!

Quali sono i progetti musicali che realizzerai a breve termine…

Sono tanti! Proprio oggi ho finito di incidere il mio primo album di Bansuri, si chiamerà “Lila” -Divine Entertainment- un album meditativo con atmosfere e voli pindarici di flauto indiano che presenterò in diversi festival di yoga ad Atene e in Turchia. Al rientro da Mumbai ho vari concerti con musicisti italiani e indiani sulla musica classica indiana, il 21 maggio a Brescia, Al “For Art” presentero’ un trio di Bansuri, Sitar e Tabla, con il famoso sitarista indiano Imran Khan e Maurizio Murdocca alle percussioni e il 30 maggio parteciperò ad una rassegna sull’India del TTB (Teatro tascabile Bergamo) dove saranno presentate diverse forme di musiche e danze indiane. A Roma, l’11 aprile alla libreria Assaggi farò una presentazione sul flauto Bansuri e su altri strumenti a fiato indiani e poi una jam con un artista molto interessante, Christian Muela, maestro di Didjeredoo, strumento aerofono australiano. Il 15 aprile sarò a Casa Cuma, a Napoli, dove darò un concerto di musica indiana e un seminario sullo scacciapensieri e flauto indiano. Per Menzionarne alcuni. L’ importante e’ non stare mai fermi!!!

Il sogno nel cassetto che speri di tirare fuori e realizzare…

Per ora l’unica cosa che voglio è raggiungere la massima qualita’. Il sogno è fare ciò che sto facendo e farlo sempre meglio. E che il futuro sia ciò che Dio ha in mente per me! Amo improvvisare!!!

Un’ultima domanda che mi piace fare a tutte le persone che intervisto: Una cosa che ami e una cosa che non sopporti della nostra città: Roma…

Ciò  che più amo di Roma è il Tevere e i suoi magnifici ponti. Non so  quante giornate ho perso a provare l’acustica di ogni ponte raggiungibile a piedi dalle sponde del Tevere. Ciò che odio?....mmm... gli affitti... troppo cari!!! Vorrei tanto tornare a vivere a Roma ma quanto mi costa!?!?!?!?

Non posso che ringraziarti caro Nicolò per averci fatto scoprire la tua passione e la forza con cui porti avanti i tuoi progetti. Ci vedremo allora l’11 aprile a Roma! In bocca la lupo per la tua carriera.

                                                                                     Alessio Capponi 

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