Andrea Panatta

Intervista all'autore del libro "La via della forza"

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Chi non ha mai sentito parlare di Star Wars? Penso di poter affermare con un certo grado di sicurezza, nessuno!

Da quando nel 1977 la saga di George Lucas arrivò sugli schermi cinematografici di tutto il mondo il suo successo non ha avuto fine neanche dopo più di quarant'anni, otto capitoli ufficiali e altri ispirati agli episodi originali. Questo soltanto per citare il settore cinematografico.

Anche Andrea Panatta autore del libro “La via della forza” per Spazio Interiore edizioni (pp. 192 € 15,00) è uno dei tanti estimatori nel mondo ed è da questa passione che pensa e mette insieme il suo libro. Ma pagina dopo pagina l'ardore del fan lascia spazio al professionista e Andrea Panatta, insieme a Luke Skywalker, Darth Vader e Obi Wan accompagna il lettore in un'analisi seria e profonda della psiche umana. Così una bella storia diventa strumento di comunicazione semplice e immediato.

“La via della forza” ci invita ad ascoltare la nostra ispirazione, a non arrenderci davanti agli ostacoli, e a seguire i nostri sogni verso quel futuro che non conosciamo ancora.

Ma parliamone con l’autore.


Chi è Andrea Panatta?

Sono un ricercatore nell'ambito dello sviluppo del potenziale umano, un counselor, un appassionato studente di discipline che riguardano lo sviluppo della coscienza e la crescita interiore. Mi occupo anche di imparare e insegnare l'uso delle energie sottili attraverso diverse pratiche come il Qigong. Solo da qualche anno per fortunate coincidenze anche uno scrittore di libri che parlano di queste materie.

Cos'è la disciplina Qigong?

Definire il Qigong è davvero complesso dal punto di vista occidentale. Possiamo definirlo come una disciplina fisicamentale che promuove la guarigione dalle malattie e lo sviluppo di particolari capacità che si possono ascrivere alla sfera del cosiddetto 'paranormale'. Si compone di un comparto teorico e uno pratico alla base del quale ci sono una serie movimenti ripresi in parte dalle arti marziali, in parte dalle tradizioni filosofiche e spirituali dell'antica Cina, ed è in stretto rapporto con i principi della medicina tradizionale cinese a cui spesso è associato. Si occupa della gestione dell'energia universale (Hunyuan qi) facilmente assimilabile alla 'forza' del Jedi di Star Wars. Apparentemente è una sorta di sofisticata ginnastica ma in realtà è un complesso e profondo lavoro di sviluppo interiore e della propria energia e coscienza.

Come si rende conto di quanto Star Wars è applicabile a questo tipo di filosofia? E quando arriva l'idea per questo libro?

Questa consapevolezza è arrivata proprio dopo aver rivisto Star Wars alla luce di quello che avevo studiato e praticato per parecchi anni, pranoterapia, espansione di coscienza, principi spirituali, Zhineng Qigong... È stato allora che mi sono reso conto di tante piccole perle inserite nei primi sei film, e di quanti passaggi somigliassero molto alle tante lezioni che avevo ricevuto da vari maestri. Specialmente i discorsi sulla forza che sono tremendamente simili a quelli che ho sentito fare ai maestri a proposito del campo del Qi. L'idea per il libro venne sponsorizzata dal mio editore dopo aver assistito alla mia conferenza su Star Wars, ma ancor prima furono un paio di miei cari amici a spingermi a parlare di questa mia personale visione di Star Wars quando mi vedevano infiammarmi letteralmente di entusiasmo ogni volta che lo citavo in una delle mie conferenze. Organizzammo allora quasi per gioco un seminario a tema tanti anni fa, e non nascondo che accettai con un po' di riluttanza. Il seminario fu ben strutturato, con costanti continui riferimenti e citazioni dalle due trilogie ed ebbe una buona accoglienza anche perché alla mistica di Star Wars si attagliava perfettamente la metafisica delle istruzioni per maghi erranti (il mio primo libro). Fu quindi il mio editore qualche anno dopo a spingermi a trascrivere in un libro il risultato di alcuni di quei seminari sulla via della forza, e si sa, quando lo spirito spinge in una direzione è sempre meglio seguirlo.

Nel suo libro afferma che tutti gli accostamenti fatti con Star Wars sono solo frutto di quello che Lei hai visto o voluto vedere. Al di là di discipline filosofiche, si potrebbe vedere soltanto un interessante storia nonostante il carico di significati?

Certo, ma la realtà ha sempre diversi livelli di lettura, e tutto ciò che esiste può essere percepito soltanto per come appare, anche se ritengo che questo sia un livello molto riduttivo di percezione. Siamo esseri molto più complessi in verità, con una capacità di percepire molti più livelli di realtà di quelli che le nostre convinzioni di base ci permettono. Quando impariamo a osservare la struttura della realtà in quel modo speciale, che è quello che cerco da anni di illustrare nei miei corsi per esempio, e ci mettiamo di fronte a qualunque storia interessante, notiamo che il più delle volte quella stessa storia ci sta parlando, e ci sta insegnando qualcosa. Ogni storia ben scritta ha elementi archetipici che accedono direttamente al nostro inconscio e gli danno delle informazioni. Dopodiché se siamo capaci di percepire queste informazioni (ma in realtà anche se non lo siamo…) la storia avrà 'effetto' su di noi, e in qualche modo ci trasformerà interiormente. C'è poi un altro fatto da tenere in considerazione. Siamo esseri proiettivi. Funzioniamo in maniera tale da proiettare costantemente il nostro inconscio su tutto ciò che viviamo. Addirittura manifestiamo situazioni e incontri che testimoniano il nostro modo inconscio di intendere la vita, quindi come dico all'inizio del libro è facile che molte di queste cose in Star Wars le abbia viste solo io. Per natura però tendo a non limitarmi solo a ciò che gli occhi vedono e ad andare in profondità perché credo che questo intento renda la vita estremamente più intensa, ricca e interessante.

Secondo Lei si scrivono ancora per l'editoria e per il cinema storie così “importanti”?

Purtroppo non sono un esperto di cinema né di editoria. Per quel poco che vedo però, di storie 'importanti' ne esistono poche al momento. Questo secondo la mia umile opinione ha a che fare con i tempi del processo creativo, l'ispirazione e le tendenze del mercato. Mi spiego meglio: ad oggi il mercato dell'entertainment ha bisogno di continui stimoli, di continui prodotti, di vendere, vendere, vendere. Non c'è quindi il tempo affinché un processo creativo maturi, si sviluppi e non c'è tanto l'esigenza di creare opere d'arte quanto quella di produrre opere usa e getta per il mercato, che dev'essere sempre in crescita. Non c'è il tempo di attendere che a qualcuno venga un’ispirazione (che potrebbe metterci anche anni ad arrivare), e poi altro tempo per curare la nascita, la crescita e lo sviluppo di un'opera d'arte. Ma soprattutto non si rischia più e si cerca di giocare sempre sul sicuro. Lucas aveva rischiato all'epoca, facendo una serie di scelte impopolari e assolutamente sconsiderate dal punto di vista del mercato poiché la fantascienza non era per niente popolare. Ma aveva una idea, una ispirazione e l'ha seguita fino in fondo rischiando di fallire fino all'ultimo momento. L'ultima volta che mi ricordo di aver avuto una sensazione del genere, cioè di qualcuno che aveva rischiato seguendo un'intuizione e non il mercato, è stato quando vidi al cinema un film d'animazione chiamato Rango che mi parve geniale e assolutamente sottostimato tanto che pochissima gente quando citi “Rango” sa di cosa stai parlando. Io credo che per essere 'importante' una storia debba attingere da una narrazione subcosciente, simbolica, archetipica, senza cercare necessariamente di essere epica o di stupire con effetti speciali. Deve provenire da una intuizione e da un bisogno di raccontare e non da una esigenza di vendere. Ma, ripeto, sono solo opinioni di un profano del settore.

Il suo libro si basa su un assunto fondamentale: “ascolta l'ispirazione/intuizione”, nonostante le possibili resistenze da parte di altri. Partendo da questo, come si fa allora a riconoscere il classico “buon consiglio”?

Se il buon consiglio viene dagli altri bisogna stare molto attenti a un fatto. Ogni persona che conosciamo ha una sua esperienza di vita e un suo sistema di convinzioni perciò nei suoi 'buoni consigli' tenterà sempre più o meno consapevolmente di confermare la sua visione della realtà, e questo ci impedisce il più delle volte di ascoltare la sottile voce che parla al nostro interno e ci sussurra costantemente la nostra personale direzione. Questo non significa che non bisogna confrontarsi con gli altri. Ma ascoltare e seguire indiscriminatamente i consigli degli altri rischia di spostare il nostro processo in direzioni che non ci appartengono, perciò è bene oltre che confrontarsi con il prossimo, essere in contatto profondo con il proprio 'sentire', che nella nostra cultura è qualcosa a cui non siamo più educati. Ci si chiede spesso di aderire a modelli, aspettative, regole e dogmi, ma mai al proprio intimo sentire, e per me questo è diventato un nodo centrale della mia ricerca, tanto da spingermi a dedicare tutto il terzo libro che ho scritto a questo argomento. Ascoltare consigli e seguire suggerimenti non dovrebbe mai rimpiazzare l'ascolto della propria voce interiore. A Lucas per esempio consigliarono tante e tante cose 'sagge' per la creazione dei suoi film, che lui ascoltò certo, ma questo non gli impedì poi di dar retta alla sua propria voce interiore che gli permise di realizzare il suo successo. 

“Imparare a darsi il permesso”. Quanti NO condizionati da fattori esterni o interni tendiamo a imporci?

Una gran quantità… e il problema non è nemmeno nei NO che ci diciamo quanto proprio nel fatto che molti di questi NO non sono che modelli acquisiti. Io non sono un sostenitore del fare come ci pare e del permettersi tutto, quanto piuttosto dell'autoconoscenza e del contattare e sviluppare i propri talenti e le proprie legittime aspirazioni. Riconosco il diritto di ogni essere umano a essere pienamente sviluppato e in contatto con la propria vita, che ha una sua intelligenza. Laddove non ci diamo il permesso di essere grandi, bisogna sempre andare a guardare molto da vicino cos'è quel NO (ma lo stesso discorso andrebbe applicato a tutti i sì indiscriminati e alle numerose autoindulgenze che ci tolgono comunque energia).  Darsi il permesso è una chiave di volta che può far partire la nostra grandezza verso direzioni inaspettate, così come la capacità di dire di sì alla vita e ai suoi mille imprevisti senza fare come Luke che all'inizio si rifiuta di seguire il vecchio Obi Wan perché “aveva del lavoro da fare”. Ogni volta che non ci si dà il permesso di seguire la vita o un proprio sentire bisogna chiedersi se quel 'no' ha a che fare con un senso del dovere, con un patto o un giuramento, con la paura di essere disapprovati o con qualche altra assurda convinzione negativa, tutte cose che fermano il processo di crescita e ci lasciano stagnare a un livello di energia molto basso.

Guardando alla società odierna si potrebbe trovare un esempio?

Basta guardare a tutti i disastri che avvengono giornalmente su questo piccolo pianetino chiamato Terra, praticamente ogni minuto… Il lato oscuro è il cosiddetto male in tutte le sue forme. Se da un punto di vista ordinario il male è qualcosa di esterno da combattere, dal punto di vista evolutivo, quando si comprende come funzioniamo a livello di coscienza, prima o poi si entra in contatto con il paradigma del campo unificato nel quale ci viene spiegato che niente di quello che vediamo là fuori è indipendente da noi. In questo il più grande ricercatore che conosco è stato in occidente Carl Gustav Jung con il suo studio sull'ombra umana. Ognuno di noi possiede un lato ombra costituito delle peggiori caratteristiche umane, quelle che detestiamo, neghiamo e nascondiamo al mondo. Il fatto è che questo non riconoscere e non integrare, costringe la coscienza a riproiettarle fuori per farcele vedere e questo meccanismo è sempre in funzione, poiché esistiamo in un campo unificato (la coscienza/forza appunto) che ci lega tutti in un complesso intrico di relazioni. Molti maestri affermano che i disastri che vediamo nel mondo, nella società, nell'economia e nella politica non sono altro che proiezioni dell'ombra collettiva non integrata e questo mi trova molto d'accordo. Se si fa un onesto lavoro su di sé si scoprono presto tanti lati non proprio luminosi per usare un eufemismo e si noterà come molti dei problemi che abbiamo nella vita siano in realtà espressione di questi lati oscuri non accettati, integrati, amati. Questo è vero per il singolo ed è vero per la collettività.

Parlando di crescita spirituale si parla anche di psicologia. Possiamo dire che vanno di pari passo?

Questo è un argomento piuttosto spinoso per me. Per anni ho creduto stupidamente che il lavoro spirituale potesse vicariare il lavoro di integrazione psicologica, poi dopo una serie di esperienze personali ho capito che non è affatto così. Anche se molta psicologia si scorda di tenere in considerazione spirito, anima e altre componenti della realtà più sottile dell'essere umano, ho trovato essenziale appropriarmi e approfondire alcuni temi psicologici soprattutto attraverso il supporto di un professionista laddove la mia ricerca spirituale, a prescindere dalle esperienze ottenute con essa, non mi aveva restituito un senso soddisfacente riguardo ad alcune esperienze della mia vita. La spiritualità rischia di allontanare le persone dalla vita reale, pratica e rischia di bypassare completamente l'integrazione psicologica ritenendo inutili cose come la mente, il pensare, i desideri, gli attaccamenti e le passioni, tutte cose di cui invece l'io umano ha essenzialmente bisogno. Sebbene io sia d'accordo nel trascendere il senso semplicemente umano della vita attraverso una pratica spirituale, ad oggi credo anche fermamente che proprio quella parte umana vada coltivata, ascoltata, onorata e integrata anche attraverso un lavoro psicologico, soprattutto da parte di chi, come me, si occupa di aiutare gli altri o di insegnare materie 'spirituali'. Spiritualità e psicologia sono due aspetti complementari dello sviluppo interiore e non credo si possa crescere in maniera sana se non ci si occupa di entrambi questi aspetti.

Quanto l'accostamento a una saga così importante e famosa può aiutare in quanto strumento per veicolare un messaggio?

Moltissimo. Direi che le 'storie' sono un mezzo eccezionale per veicolare valori e suggestioni importanti a chi le ascolta. In effetti alla spiritualità manca moltissimo una dimensione più artistica e ludica, ma oltre a questo forse a molti ambienti spirituali manca un po' di leggerezza. Una bella storia può fornirci informazioni che penetrano direttamente nel subconscio senza tanti giri di parole o enormi libri pieni di parole. Certo bisogna avere una certa ricettività e 'occhi per vedere', ma le storie hanno anche questa capacità di parlare a molti livelli e a ciascuno secondo il suo proprio livello evolutivo.

Prossimi progetti?

Intanto sto scrivendo altri due libri con una lentezza degna di un AT-AT (che se avete visto Star Wars dovreste sapere cos'è...), uno che riguarda una lunga conversazione sugli spiriti guida sulla grandezza personale, un altro che dovrebbe in teoria essere il terzo della serie delle 'istruzioni per maghi erranti'. C'è poi in cantiere una graphic novel dato che mi occupo (anche qui con tempi biblici) di disegno e fumetti. Ma ci vorrà ancora un bel po'. :)

Posso concludere dicendo “che la forza sia con te”?

Sempre!


Francesca Uroni

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