POST PARTITA JUVENTUS AJAX - QUANDO L'ESPERIENZA DIVENTA UN LIMITE

POST PARTITA JUVENTUS AJAX - QUANDO L'ESPERIENZA DIVENTA UN LIMITE

L'ANALISI DEL DOPO ELIMINAZIONE

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La partita di ieri sera ha inevitabilmente sancito la fine anticipata della stagione bianconera ed impone certamente alcune riflessioni in merito alla programmazione presente e futura della squadra bianconera in vista della prossima stagione. Ormai manca infatti un solo punto alla conquista aritmetica dello scudetto che certamente non è in discussione visto il più che ampio margine di punti di vantaggio sul Napoli, ma è altrettanto chiaro come ormai lo scudetto non basti più alla Juventus per poter definire soddisfacente una stagione.

Il salto di qualità nei piani della società bianconera doveva avvenire in questa stagione con l’acquisto di Cristiano Ronaldo che nell’immaginario collettivo avrebbe dovuto fungere da garanzia quasi assoluta di poter superare il tabù del successo europeo, che sostanzialmente perseguita tutto l’ambiente bianconero negli ultimi anni con i tanti percorsi interrotti con amare delusioni ad un passo dal successo finale come nei casi delle finali di Berlino e Cardiff. Con l’arrivo a Torino del fuoriclasse portoghese che aveva assunto su di sé anche il ruolo non esattamente calcistico di talismano, il finale del film immaginato sostanzialmente da tutti quanti all’interno dell’ambiente bianconero era decisamente diverso. Inoltre la sensazione di strapotere mostrata dal portoghese nella gara di ritorno del turno precedente contro l’Atletico Madrid è stato semplicemente una clamorosa illusione per tutti coloro che pensavano che una volta eliminati con una fantastica rimonta gli spagnoli, il cammino verso la finale e la vittoria del trofeo sarebbe stato se non senza ostacoli quantomeno incanalato verso un percorso in discesa.

Al di là delle parole di circostanza è chiaro come all’interno dell’ambiente bianconero nessuno si aspettasse di correre seri pericoli di eliminazione per mano dell’Ajax e certamente al momento del sorteggio l’abbinamento con la squadra olandese era stato accolto con il favore di chi crede di aver evitato pericoli peggiori. Nonostante questa squadra nel turno precedente avesse eliminato proprio il Real Madrid che veniva da tre vittorie consecutive a livello continentale, l’idea che complessivamente era passata da quella partita era legata ad una fine del ciclo del Real Madrid gestito piuttosto male e la prestazione degli olandesi era stata sostanzialmente da tutti catalogata come un episodio unico ed irripetibile dovuto più alti meriti della squadra spagnola che non ai meriti del gruppo guidato da Ten Hag . La realtà però ha regalato una visione complessiva decisamente meno ottimistica, molto più amara e difficile da digerire.

La fotografia della realtà emersa dal doppio confronto di Amsterdam e Torino ha evidenziato una nettissima differenza tra le due formazioni, probabilmente anche più evidente di quanto non dica il punteggio finale, perché all’andata c’era una squadra che meritava di uscire vincente, al netto del palo colpito nella ripresa da Douglas Costa; era certamente la formazione olandese che ha giocato la partita costantemente sui propri binari costringendo la Juventus a giocare esattamente sui terreni che per lei sono più insidiosi e difficili da controllare. Sensazione questa che si è ancor maggiormente acuita nella gara di ritorno dove nonostante il vantaggio trovato da Cristiano Ronaldo nel primo tempo, per inciso il portoghese è stato sostanzialmente l’unico a salvarsi giocando entrambe le gare ai suoi livelli standard che sono elevatissimi, in cui praticamente ha toccato pochissimi palloni riuscendo comunque a mettere a segno due gol equamente divisi tra andata e ritorno. Gara di ritorno dove l’Ajax ha saputo dare concreta dimostrazione di grandissima personalità nonostante un’età media della rosa intorno ai 25 anni che ai più suggerirebbe il concreto rischio che in certi scenari possano tremare le gambe, ma già il Santiago Bernabeu aveva dimostrato che l’Ajax fa decisamente eccezione. Soltanto la mancanza di una punta dotata di grande killer instinct ha impedito al punteggio di assumere proporzioni decisamente più ampie sia nella gara d’andata che in quella di ritorno. Tutto questo rende indubbiamente giusto il passaggio dell’Ajax alle semifinali ma non lenisce certamente il senso di fallimento complessivo che in questo momento sta vivendo l’ambiente bianconero.

Proprio da questo momento infatti devono partire le riflessioni che riguardano la programmazione futura che sembra avere come punto di partenza la conferma di Allegri come rivelato dal presidente Agnelli nell’immediato post partita di ieri sera e come confermato dallo stesso allenatore con poca distanza temporale in conferenza stampa, ma su altri aspetti ci sono senz’altro tante riflessioni da fare.

Una di queste riguarda anche la competitività del nostro campionato che i bianconeri vincono sostanzialmente senza una reale opposizione agonistica da alcuni anni, ad eccezione di quello del 2018 conteso quasi fino all’ultima giornata dal Napoli, in molti altri tornei non ci sono mai state reali antagoniste in grado di impensierire concretamente la vittoria bianconera. La sensazione che è emersa anche nella gara di ieri come già nei turni precedenti contro l’Atletico è infatti che la Juventus si sia abituata a poter gestire i ritmi delle partite con picchi agonistici e tecnici di pochissimi minuti che in Italia le bastano per trovare la giocata risolutiva di uno dei tanti singoli di cui la rosa a disposizione di Massimiliano Allegri è infarcita. in Una volta indirizzato il risultato favorevole di fatto la vittoria viene considerata acquisita e non più discutibile in quanto spesso gli avversari dei bianconeri considerano quasi a priori irrecuperabile uno svantaggio contro la Juventus. Se questo dunque è sufficiente a garantire successi abbastanza agevoli in Italia non garantisce certo gli stessi risultati in campo europeo dove le squadre sono abituate agli impegni agonistici decisamente più costanti in cui l’intensità necessaria per arrivare ad una vittoria contro i rispettivi avversari in campionato è decisamente superiore a quella che serve alla Juventus per avere la meglio dei suoi avversari in Italia. Probabilmente è questa una delle spiegazioni dei mancati risultati europei della Juventus a cui certamente fino ad oggi non si è mai dato il giusto peso ma una considerazione di questo tipo in questa occasione è davvero inevitabile.

Al netto delle parole di Agnelli chissà che però non possa essere questo il momento in cui sia l’allenatore che la società non possano concretamente immaginare una separazione per rivitalizzare le rispettive carriere ed ambizioni in quanto per Allegri ogni piazzamento europeo che non sia una vittoria sarebbe un fallimento e per la Juventus sembra arrivato il momento di un corposo restyling della rosa in vista della prossima stagione; chissà che cambiare timoniere di questo progetto non possa regalare nuovi stimoli a tutto l’ambiente. In prospettiva futura un altro elemento di riflessione è infatti rappresentato dall’età media piuttosto avanzata della rosa bianconera che era stata indubbiamente pensata come un “insant team” cioè pronto a vincere subito approfittando della grande esperienza maturata dai suoi senatori a cui si è aggiunto nell’estate 2018 Cristiano Ronaldo oltre al ritorno di Leonardo Bonucci che non si può certo definire un giovane da far crescere visto che la sua carta d’identità cita al momento 31 anni andando per i 32. Oltretutto sembra che questa strategia non paghi particolarmente in quanto diversi giocatori della rosa bianconera si sono trovati ad affrontare questo periodo decisivo della stagione alle prese con recuperi in extremis o indisponibilità a causa di infortuni.

Sono davvero molti gli spunti che si dovranno dunque analizzare in vista di un futuro che ad agosto sembrava dipinto in modo roseo con l’arrivo inatteso e sorprendente di Cristiano Ronaldo ed oggi a meno di un anno di distanza quella stessa operazione assume i contorni di una beffa agonistica che solo le prossime stagioni diranno se sarà temporanea o un investimento certamente ottimo dal punto di vista del marketing e di quello che gira intorno al campo di gioco, ma in realtà quasi ininfluente a livello di traguardi di squadra raggiunti.

Alle prossime stagioni dunque l’ardua sentenza……

Federico Ceste 

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