Oggi , che si dà sempre più spazio alle emozioni forti, abbandonando via via la percezione di ciò che appartiene alla ‘normalità’, dove collochi la tua arte?
Credo che il mio linguaggio artistico possa essere facilmente collocabile in un ambito POP. Nella mia arte rispecchio me stesso e la mia estrazione sociale/culturale, che va a braccetto con uno strato sociale estremamente ampio, semplice nel linguaggio e concreto. Popolare.
Se dovessi rappresentare artisticamente un tuo eroe, di ieri e di oggi , che soggetto sceglieresti?
Senza dubbio Robin Hood.
In questa nostra epoca l'intero pianeta, grazie anche alla tecnologia e alla globalizzazione, ha fatto enormi passi avanti dal punto di vista sociale, culturale e anche economico. Ma la ricchezza è distribuita malissimo. Non esiste equità.
Credi all’affermazione che l’arte è come un bacio: ‘non si chiede ma si dà spontaneamente?
Un bacio chiesto è un bacio.
Un bacio spontaneo è amore.
Quando dici che la Street Art è la cronaca vera fatta dal basso cosa intendi dire?
Anche il giornale o la TV più indipendente, dipende da chi la gestisce. Ha sempre e comunque dei vincoli economici e obblighi etici.
L'arte, specialmente quella spontanea fatta sui muri delle periferie, non ha nessun vincolo e nessun obbligo tranne quello del rappresentare le reali sensazioni della società alla quale appartiene. La verità resa immagine. In più, spesso, ha anche un risvolto estetico che non guasta mai...
Il privilegio di essere artista puro come te ha un costo e quale?
Il costo delle rinunce è enorme. A livello di programmazione, si vive eternamente nel pressappochismo, è complicato l'inserimento in qualsiasi fascia sociale. Non si hanno orari, non si ha uno stipendio, non si può programmare la propria vita in prospettiva… però nel contempo si può godere di una libertà mentale che aiuta a restare bambini, si vive alla giornata, spesso con pochi soldi ma con enormi privilegi, si può sognare senza avere la percezione di stare a perdere tempo. Insomma: sono estremamente felice della mia vita.
La rimozione di una tua opera è una ferita che si rimargina o che rimane indelebile?
Non è una ferita. Dal momento che ho deciso di vivere con la mia arte, io mi innamoro follemente dell'opera mentre la creo, ma so già che potrei venderla o lasciarla su un muro in strada, quindi appena la finisco, la lascio al suo destino sperando che faccia una bella fine e in me resta solo il ricordo di quei giorni o quelle ore impiegate per crearla.
L’ironia e la leggerezza che ti contraddistinguono sono in te doti innate sulle quali ti impegni da sempre?
Credo che ironia e leggerezza, dipendano moltissimo dal luogo dove sono nato e cresciuto. Vivi da sempre in un Rione che è un po' la frontiera con lo Stato del Vaticano. Ogni zona di frontiera prevede varietà di ogni genere, mentalità che si mescolano e tutto è spesso portato all'estremo. Come avrei potuto difendermi senza sviluppare ironia e leggerezza?
La Street Art sta illuminando punti troppo spesso oscuri delle città e quindi….è giusto ancora etichettarla come arte di passaggio?
Considero la Street Art come il genere artistico più contemporaneo in assoluto. Va di pari passo con l'esplosione dei Social, è effimera come gli odierni rapporti umani, mette in risalto le forti differenze sociali attraverso l'estremizzazione del chiaro scuro….fino ad arrivare alla tecnica dello stencil….
Credo che tra trent'anni sui libri di storia dell'arte si studierà questo nostro periodo attraverso la Street Art. Altro che arte di passaggio...
La strisciante e sottile ironia che accompagna tutti i tuoi lavori è insita in te o è una risposta alle provocazioni che ti vengono dall’esterno?
La mia ironia non è strisciante ne voluta. È la conseguenza di miei percorsi mentali che davanti ad un argomento, si creano grazie a tutte le possibilità che mi concedo per arrivare a capire di più su quello stesso argomento. Infatti spesso e volentieri le mie opere sono dei veri e propri ossimori. Un ossimoro ti strappa un sorriso (ironia) ma allo stesso tempo ti mette di fronte ad un argomento, costringendoti a prendere una posizione.
Lo faccio per me, principalmente.
Quali i tuoi prossimi progetti artistici ?
Vorrei che vivere a Roma tornasse ad essere un privilegio come lo è sempre stato nel passato. Credo che il problema non sia politico ma sociale e principalmente culturale. Tutti i cittadini della capitale si vantano di essere romani e dichiarano con orgoglio di amare questa città unica, ma poi in realtà la amiamo solo a parole e sono pochissimi quelli che dimostrano veramente di meritarsi l'appellativo di "Romano"... e non è abbastanza e ne necessario esserci nati…
Me compreso. Quindi vorrei cominciare a fare i fatti...spingendo più persone possibili in questa direzione.
Maria Laura Perilli
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