Klopp, Guardiola E Sarri, Quando La Tournée Va Indigesta

Klopp, Guardiola E Sarri, Quando La Tournée Va Indigesta

Lunghi viaggi in Asia e in America e poco tempo per allenarsi: un problema ormai di vecchia data

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"This must stop, or my boys will drop". Il titolo delle pagine sportive del Daily Express di martedì 23 luglio non lascia spazio a interpretazioni. Jurgen Klopp, manager del Liverpool campione d'Europa, evaporata la sbornia dei festeggiamenti, ha dovuto affrontare un'estate difficile. I reds, impegnati in America contro Siviglia, Dortmund e Sporting Lisbona, si sono ritrovati in tournée senza i pezzi pregiati Salah e Mané, nonché Firmino e Alisson, reduci dalle avventure con le nazionali. Ebbene, se i primi due sono stati impegnati in coppa d'Africa, Alisson e Firmino hanno portato a casa la Coppa America con il loro Brasile, che l'ha vinta tra le mura amiche. Non bastasse questo, subito dopo la finale di Champions League col Tottenham il Liverpool aveva dovuto spedire Henderson, Alexander-Arnold, Van Dijk, Shaqiri, Winaldum e Joe Gomez alla utilissima (siamo ironici...) Nations League: vinsero gli olandesi del Liverpool, 3-1 nella finalissima. Si gioca tanto, si gioca troppo, eterno mantra di tanti allenatore negli ultimi anni. Anche Guardiola ha fatto eco al manager tedesco, al quale contenderà la Community Shield il prossimo 4 agosto a Wembley: "Mentre stiamo iniziando una stagione, Mahrez ha da poco terminato quella precedente. Non si può continuare così. Si uccidono i giocatori, è un calendario folle". L'allenatore catalano aveva apertamente criticato anche l'ipotesi di Superlega, della quale la ICC che si svolge in estate non è che una prova generale. Mahrez, giocatore di punta dei citizens, ha appena vinto la Coppa d'Africa con la sua Algeria.

Chi non prende bene nemmeno le trasvolate oceaniche, è anche Maurizio Sarri. "Finalmente siamo tornati": il neo tecnico della Juventus ha etichettato così la fine della tournée bianconera in Asia, dove, tra parentesi, il pubblico di Seul è rimasto deluso dall'assenza di Ronaldo nell'ultima partita con il Team K-League, finito 3-3. Alberto Polverosi, sul Corriere dello Sport, non gliele ha mandate a dire: "Se Sarri preferisce, come sa bene, l'Empoli ha un centro sportivo fantastico su una collina a due passi dalla città. E la massima trasferta è Montelupo. La Juventus deve concedersi ai tifosi di tutto il globo, sono necessità economiche i cui riverberi finiscono anche sull'iban dell'allenatore". Un'asprezza che non ci sentiamo di condividere. Gli allenatori, in quanto tali, sanno bene cosa gira intorno a un club, hanno i giocatori sotto mano ogni giorno e gestiscono le metodologie e i tempi di allenamento. Se il coro di dissenso arriva da più di un allenatore, e tutti di primo piano, qualcosa vorrà dire. Anche Morurinho, un anno fa, contestò l'inizio precoce della Premier da tecnico del Manchester United: "Tre settimane di riposo credo siano il minimo di cui ha bisogno il fisico per tornare operativo. Ciò vuol dire che molti torneranno nei giorni dell'inizio della Premier". Il tecnico portoghese si riferiva agli undici giocatori impegnati al Mondiale in Russia, di cui 7 di loro arrivarono in finale. Non nascondiamo sempre le necessità fisiche e pratiche con il bisogno di soldi o con la qualunquista giustificazione che "i giocatori prendono lauti stipendi per cui possono anche stancarsi un po'", perché non regge. In Inghilterra poi, con Coppa di Lega e FA Cup, oltre alle coppe europee e a una Premier sempre intensa, gli sforzi devono essere maggiori.

Sarebbe opportuno trovare un giusto bilancio tra le due cose: magari ridurre le partite in tournée da tre a due, e con squadre che più o meno possano essere abbordabili e funzionino da vero e proprio allenamento e non da partita vera, come quella che si è da poco conclusa tra Real e Atletico: 7-3 per i colchoneros e pure due espulsi con rissa finale. Non credo che ai tifosi farebbe differenza l'avversario: l'importante per loro è semplicemente ammirare Hazard, Ronaldo o Diego Costa da vicino. Ma nelle terre lontane dell'Asia e dell'America, in realtà, è già iniziato l'esperimento che porterà a un calendario sempre più intasato, contro questo grido di dolore degli allenatori. Il Mondiale per Club dal 2021 diventerà una competizione a 24 squadre da giocare ogni quattro anni, della Superlega abbiamo già scritto, la Nations League è appena partita. Insomma, di spazio nel calendario estivo ce ne sarà comunque poco. Se sarà una bolla che espolderà lo vedremo nei prossimi anni. Di certo il calcio, al giorno d'oggi, non ha quasi più nulla di umano.

Stefano Ravaglia 

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