Riparte La Serie A, Ma Non Sappiamo Se Esserne Contenti

Riparte La Serie A, Ma Non Sappiamo Se Esserne Contenti

Scatta il campionato, sarà la stagione dei novant'anni della serie A a girone unico

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Ricomincia la serie A, e chi scrive non sa se essere contento o disperato. La carta carbone che vige su "il fu" campionato più bello del mondo, con il titolo sempre alla stessa squadra da otto anni, rischia di mantenersi lì, sotto alla classifica che dal 2012 non cambia mai al primo posto. L'assente più importante dell'esordio a Parma della Juventus pluricampione sarà quella di Sarri (auguri per la sua polmonite) tecnico con il quale i bianconeri non solo rivinceranno lo scudetto ma possono anche sperare di addolcire quell'Europa amarissima ormai da più di un ventennio. Al grido di "quest'anno è un campionato più equilibrato!", esclamazione sentita in verità più volte negli ultimi anni, il veleno potrebbe arrivare dagli ex Conte e Marotta: l'Inter non vincerà il titolo, ma di certo sarà un bel fastidio per i bianconeri e per il Napoli. Per il tecnico pugliese che esordirà proprio contro il Lecce davanti a 70 mila spettatori, parlano i fatti: risollevata la Juventus, fatta brillare la Nazionale all'Europeo 2016 e vinto con il Chelsea che l'anno prima era arrivato decimo, non c'è ragione di pensare che anche sulla sponda nerazzurra di Milano riuscirà a far meglio di qualsiasi predecessore eccetto Mourinho. Avere un paio di squadre più agguerrite non cambia però il risultato: il calcio italiano ricomincerà con il suo sacco pieno di polemiche, lamentele arbitrali, donne scosciate in tv, casi su casi non appena a qualche giocatore strapagato verrà il mal di pancia. La Roma che ha guadagnato l'Europa per l'esclusione del Milan riparte da un tecnico tutto da verificare, senza più Manolas finito a Napoli e la sua ultima bandiera De Rossi. Il rinnovo di Dzeko evita l'ultima mazzata ai giallorossi, che più di qualche secondo posto a distanza siderale dai bianconeri non sono riusciti a fare.

Chi sta peggio è certamente il Milan: riequilibrata la situazione contabile, è ricominciato un processo di crescita che pare comunque non partire mai davvero. Giampaolo è quanto di meglio si potesse pretendere per via del portafoglio, Kurtic e Bennacer dall'Empoli retrocesso sono da vedere, Piatek dovrà ritrovare la vena realizzativa, Duarte e Leao sono altre due incognite. Se l'ex tecnico della Sampdoria predica comunque il bel gioco certamente di più del suo predecessore Gattuso, spacciato per l'allenatore del secolo, lo fa comunque con una rosa che se non si è indebolita per l'addio mesto e desolante di Cutrone (svenduto, tra l'altro) resta poco competitiva e si attesta al massimo come candidata per un quarto posto che ormai da anni è una pura chimera. Sarà proprio attraverso il gioco di Giampaolo, unica speranza per la causa rossonera, che il Milan dovrà avere quella continuità svanita da anni che ha trasformato il club in nobile decaduta lontana dalle vette di un tempo. In una estate meno disastrosa delle precedenti (seppur la situazione di Avellino, Lucchese e Foggia si commenti da sola) il mercato ha portato qualche colpo importante come De Light e Lukaku che possono davvero essere uomini che spostano gli equilibri, al contrario del Bonucci milanista di un paio d'anni fa. Nella stagione che porta la serie A nei suoi primi novant'anni (il primo campionato a girone unico è datato 1929-30) sarebbe bello, e non ce ne vogliano i bianconeri, che a vincere fosse qualcun altro. Sarebbe bello che con un lavoro di condivisione, armonia e competenza ci si decidesse a creare un modello proprio, che aumenti i ricavi e quindi la competitività e quindi lo spettacolo. Pare ancora un risultato lontano, ma magari questo nuovo torneo che va a cominciare sarà un punto di partenza, seppur molto tardivo. Oppure ci ritroveremo qui tra un anno a parlare del nono scudetto della Juventus, del Fair Play Finanziario che fa nuove vittime e di neopromosse che tornano subito in B dopo un anno. Tutto cambi, perché nulla debba cambiare.


Stefano Ravaglia

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