Assolto Marco Cappato Per La Vicenda Di Dj Fabo

Assolto Marco Cappato Per La Vicenda Di Dj Fabo

Secondo la Corte Costituzionale non è punibile chi aiuta un malato terminale a porre fine ad una vita di sofferenze. Ora toccherà al Parlamento promulgare una legge.

234
stampa articolo Scarica pdf

È arrivata nella giornata di mercoledì 25 settembre la sentenza della Corte Costituzionale in merito al caso di Marco Cappato, accusato di istigazione al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani (in arte dj Fabo) a morire Svizzera. L’accusa era stata formulata in base all’articolo 580 del codice penale che, di fatto, equipara assistenza e istigazione al suicidio. La Corte Costituzionale, chiamata ad esprimersi circa la punibilità o meno di chi aiuta una persona a togliersi la vita, ha sancito che è non punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi in un paziente, purché quest’ultimo si trovi nelle seguenti condizioni:

1. sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale

2. sia affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze che egli reputa intollerabili

3. sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

La verifica di tali condizioni spetta a una struttura pubblica del SSN. In tutti gli altri casi, aiutare qualcuno a suicidarsi resta un reato.

Va preso atto però del fatto che che questa sentenza, seppur storica, riguarda il caso specifico di Marco Cappato e dj Fabo e che finchè il Parlamento non legifererà in materia, ciascun caso sarà esaminato dai giudici distintamente. È bene ricordare, infatti, che in materia di fine vita, in Italia alcune pratiche sono attualmente consentite ed altre vietate e che suicidio assistito ed eutanasia non sono la stessa cosa. Nel suicidio assistito è il soggetto stesso ad assumere autonomamente il farmaco che causerà la sua morte, il medico non interviene direttamente, quindi, è la persona a decidere quando morire. In Italia il suicidio assistito è vietato, ma questa sentenza potrebbe cambiare le cose. L’eutanasia, invece, prevede l’intervento del medico, che di fatto procura la morte al paziente, e può essere di tipo attivo o passivo. Nell’eutanasia attiva il medico somministra al paziente il farmaco letale. In Italia l’eutanasia attiva è vietata. Nell’eutanasia passiva, invece, non c’è somministrazione di narcotici, ma la sospensione cure che tengono in vita il paziente. In Italia l’eutanasia passiva è consentita, in quanto rientra tra i casi regolamentati dalla legge sul testamento biologico, approvata in Senato il 14 dicembre 2017, in base alla quale nessun trattamento sanitario può essere fatto senza il consenso della persona interessata, incluse nutrizione e idratazione artificiali. A questo proposito la Corte Costituzionale ha sollecitato il Parlamento che, probabilmente, non potrà esimersi dal colmare il vuoto legislativo in materia di aiuto al suicidio.

Adriana Fenzi

© Riproduzione riservata