Venezia E Il Mose Che Non C'è

La città lagunare sommersa dalla marea e dalle continue piogge. L'opera per arginare le acque iniziata nel 2003 è ancora incompleta

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Centottantasette centimetri, sette in meno dal record. Nel 1966 furono 194, quasi due metri e Venezia finì praticamente sott'acqua nello stesso anno dell'alluvione di Firenze. Si sarebbe potuto fermare il disastro che ha colpito la laguna ieri, quando la pioggia e le maree hanno portato l'acqua a devastare negozi, allagare abitazioni e hotel, un uomo di 70 anni morto fulminato. Gondole e imbarcazioni divelte e in preda alla corrente, il teatro La Fenice che per un guasto al quadro elettrico è al buio, proprio a una decina di giorni dall'inizio della stagione di spettacoli. Venezia martoriata, Venezia che risorgerà. Conte si precipita in città e parla di situazione drammatica e preoccupante e non potrebbe essere altrimenti. Oggi, l'acqua in piazza San Marco si è ritirata e anche la chiesa ha subito seri d'anni con l'acqua che ha corroso alcune parti dell'edificio. I video amatoriali girati nella serata e nella notte di ieri non lasciano spazio a interpretazioni: l'acqua usciva anche dalle prese di corrente e dai gabinetti. 

E allora alla mente salta subito la grande opera che avrebbe potuto fermare tutto questo. In realtà, nemmeno le paratie del Mose (Modulo sperimentale elettromeccanico) se azionate come sono oggi, avrebbero fermato l'arrivo dell'acqua. Prima pietra posata nel 2003, governo Berlusconi, e poi più nulla. Opera nata vecchia, mai ultimata, e che Di Maio ora improvvisamente ripristina con urgenza. "Il Fatto Quotidiano" questa estate aveva evidenziato il cattivo stato delle paratie installate erose dalla ruggine. Mai nessuna delle pareti mobili sono state provate tutte insieme, e per come furono concepite in quel momento, non avrebbero comunque potuto nulla contro gli eventi odierni poiché tarate per intervenire su 110 centimetri d'acqua. I costi sono lievitati sino a raggiungere i 7 miliardi odierni, totalmente gettati alle ortiche, nonché un'inchiesta su cospicue mazzette che delinearono la questione come "Tangentopoli veneziana" nel 2014, con il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, incaricato di seguire la costruzione, commissariato per fondi illeciti. Sui social oggi girava una foto sinistra: nel 1992 "La Stampa" pubblicò un articolo in cui annunciò che il Mose sarebbe stato pronto nel 1995. Dopo diciassette anni stiamo ancora aspettando. Come troppo spesso capita in questo paese bello e maledetto.


Stefano Ravaglia 

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