Il Terrore Per La Nostra Morte

“Ricordati che devi morire” Il Pane et circenses, Dividi et impera, e la leggerezza di vivere veramente.

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Il terrore per la nostra morte 

Quel famoso predicatore , per metà Ebreo e metà Palestinese, disse che la verità rendeva liberi, e nonostante i suoi fascinosi capelli lunghi e i suoi modi amorevoli, finì comunque sul patibolo con le braccia aperte in segno di resa totale.

Nonostante tutti i suoi sforzi, una massa troppo impaurita dalle sue idee rivoluzionarie, terminò la sua esistenza in una icona di ceramica che per molto tempo abbiamo osservato nelle nostre aule scolastiche, dove sempre presente e leggermente appeso, ci ricordava che a fare del bene e a dire quello che si ha dentro non solo non si viene capiti, ma c'è il rischio di finire veramente veramente maluccio.

Non riusciremo mai a comprendere gli infiniti danni che stiamo subendo da questo bombardamento Telematico, da stampe faziose che ogni giorno inseriscono un nuovo numero senza però fare adeguati controlli su autopsie ai corpi dei precedenti morti. ( Morti? Quanti davvero per Covid-19 e quanti contagiati da Covid-19? Le differenze sono sostanziali n.d.r ) Ogni giorno ce ne è una nuova. Adesso il Medico di 45 anni, poi lo sportivo di 39 , fino ad arrivare al bambino di 5. Intanto i numeri crescono e l'età dei contagiati diminuisce. Cosa dovremmo pensare da tutto questo?

Sta avvenendo una divisione sostanziale tra due grandi fasce. Chi crede ad ogni cosa e chi cerca di metterlo in dubbio camminando a piedi scalzi in questo enorme sterminio mediatico. “Non uscite! Rimanete in casa! La morte è la fuori, mentre in casa siete al sicuro”! quando coraggiosamente ci mettiamo guanti e mascherine e ogni tanto andiamo a fare la spesa, questo clima di morte non è respirabile. Ci sono pattuglie, è vero, ma non è che ti fermino ad ogni respiro.Sì, va bene, c'è un po di confusione, ma crediamo sia normale dopotutto. E' impossibile trovare il lievito perché tutti si stanno mettendo in casa a fare torte e dolcetti, pane e pizza, ma fondamentalmente non troviamo nessuno che stia vivendo come i giornali raccontano. La gente è serena e riposata.Questa dicotomia incredibile tra ciò che realmente è, e ciò che ci raccontano ci lascia perplessi e quando proviamo a contribuire con il nostro punto di vista verso persone che fino a ieri ritenevamo amiche, riceviamo insulti nel segno della “Responsabilità Civile”.

Se osservate queste persone prima del Coronavirus, vi accorgerete che erano già fortemente incentrate su loro stessi, che avevano già patologie mentali di tipo ipocondriaco, maniacale o paranoide e che quindi, non me ne vogliano, ci piacerebbe invitare tutti ad attenersi ai fatti ancora meglio ora di quanto venisse fatto in passato per sanità sociale e mentale di tutti.

Ma quali sono i fatti e come poterli osservare senza esserne manipolati?

Questo è molto difficile e noi di www.Unfoldingroma.com cerchiamo di farlo ogni giorno. Sfatiamo questo mito sulla fine dell'esistenza per favore.
La morte non è il termine della nostra vita, ma un momento di trasformazione, un cambiamento, una transizione verso luoghi diversi, verso forme diverse della nostra infinita complessità.Questa costante difesa del proprio orticello ( in nome di una comunità che solo ora si scopre tale, mentre prima passava la fila al supermercato e lucrava sulla gente vendendo fuffa a più non posso ) denota una superficialità che non può essere accettata. Nella grande Speciazione che raccontava Igor Sibaldi, Filosofo contemporaneo, si vedranno due mondi diversi. Chi si è salvato per il sapere e tramite la gnosi e chi è stato mangiando completamente dalla paura e dall'odio.Le due fazioni si scontreranno, come già sta avvenendo adesso, quando per il semplice fatto di camminare per strada si viene fotografati dalle finestre, e come ina una puntata di Black Mirror, “L'orso Bianco” che invitiamo a rivedere e rivedere per comprendere spunti di riflessione di una realtà sconcertante e molto vicina al nostra cinica società liquida, per citare il filosofo e sociologo Polacco Zygmunt Bauman.

Avere paura di morire, equivale ad avere paura di vivere e non smetteremo mai abbastanza di ripeterlo. Se non vogliamo sollevare il dubbio amletico se essere o non essere, almeno solleviamo il dubbio di vivere o non vivere.

Sempre quello con i capelli lunghi, diceva “Chi di voi per quanto si da da fare, può aggiungere una sola ora nella propria vita?” e forse aveva ragione. Questa costante corsa alla sopravvivenza che adesso stiamo vedendo nei nostri lontanissimi cugini Francesi, che in questo momento stanno assaltando i supermercati come animali (mostrando la loro vera identità n.d.r.) ci ripete che non possiamo fare nulla verso questo covid-19, e reprimersi porta solo ad un malessere psicologico atto a creare nella nostra fisiologia molecolare il terreno fertile per patologie psichiatriche importanti che di sicuro dovremmo gestire nel corso di questa reclusione.

Per evitare depressione e alienazione, odio e sofferenza, violenza e rabbia, il consiglio di “Non giudicare” è una grande libertà, ma non per un perbenismo post-cattolico che non vogliamo sostenere affatto, ma per la mancanza di informazioni idonee.Continuiamo la nostra vita normalmente, mantenendo le distanze di sicurezza imposte, e ripeto, imposte e non proposte dal Governo, attendendo che anche la stampa smetta di continuare ad aggiungere numeretti come se questo fosse materiale per un discorso da Bar.Concludo dicendo che mentre stavo comprando al supermercato alcune provviste di sopravvivenza ( Tortellini Pancetta e Pecorino precisamente ) l'inserviente del banco frutta chiedeva ad un collega.



-Ahò a quanto semo arrivati Riccà?
-Duemilacinquecento contagggi ( tre G.) Brù, milleducento Morti, sette giovani, quattro bambini, venti donne e due membri di ItaliaViva.
-Eh, che dovemo fa Riccà? Ripeteva sorridendo sornione.
È na pandemia.


A cura di Manuel Berardicurti








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