Gravidanza, Malattia E Diritto Alle Cure Ai Tempi Del Corona Virus

Gravidanza, Malattia E Diritto Alle Cure Ai Tempi Del Corona Virus

Perché si tace la grave situazione in cui sono stati abbandonati gli affetti da gravi malattie croniche e le gestanti?

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Al telegiornale e sulla stampa si leggere solo di Covid-19.

C’è qualcosa però di cui non si parla.

Gli affetti da malattie croniche, anche gravi, fisiche e psichiche, che vengono seguiti da centri pubblici o convenzionati, sono stati, da un giorno all’altro, lasciati a casa senza cure.

È bastata una telefonata od una mail.

Il centro chiude per ordinanza della Regione Lazio.

Vediamo tre testimonianze:

Francesco P., affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica, nota come S.L.A.

Ero seguito da un centro convenzionato, specializzato in questa patologia, cui ero stato indirizzato da un ospedale pubblico. Lì svolgevo attività fisioterapica e ricevevo supporto psicologico, specificamente indirizzato a chi è affetto da questa patologia, così particolare e che ha avuto effetti di alto impatto sulla mia vita fisica ed emotiva.

Ero seguito tre volte a settimana.

La scorsa settimana ho ricevuto una telefonata in cui mi diceva che, purtroppo, in seguito all’ordinanza regionale, erano costretti a chiudere il centro.

Il mondo mi è crollato addosso. Stavo avendo dei piccoli progressi riabilitativi, ma ora tutti gli sforzi fatti sono andati perduti.

Non mi hanno saputo dire quando il centro riaprirà e potrò tornare in terapia. Ho cercato altri centri, ma al momento sono tutti chiusi, nessuno mi ha dato disponibilità, neanche in regime privato.

Sono molto preoccupato. La mia è una malattia degenerativa e che va contrastata quotidianamente.

Quello che mi dispiace è che nessuno si fa portavoce di questa grave condizione, in cui si trovano tutti gli affetti da malattie croniche, non solo la mia.

Laura B., madre di un bambino affetto da ritardo psico-affettivo

A mio figlio, di 5 anni, è stata riconosciuto dall’INPS un ritardo dello sviluppo psico-affettivo e logopedico.

Per questo, dopo un lungo anno in lista di attesa, finalmente siamo rientrati in graduatoria presso un istituto di cura convenzionato.

Lì mio figlio ha iniziato un percorso di psico-motricità e di logopedia, che stava già dando i primi frutti. Anche le maestre erano molto soddisfatte e mi avevano dato dei feedback molto positivi.

Io, come madre, mi sentivo rasserenata, in quanto a casa già vedevamo una maggiore serenità nel bambino.

La settimana scorsa arriva la doccia fredda: l’istituto deve rimanere chiuso, a causa dell’ordinanza della Regione.

Il percorso è così interrotto di punto in bianco! Proprio quando mio figlio cominciava ad avere fiducia negli operatori.

E ora cosa facciamo? Nessuno ci ha saputo dire nulla, né quando riapriranno i centri, né se le attività ripartiranno da capo con le stesse modalità.

Ma per un bimbo con questa tipologia di percorso così particolare, non è proprio indolore spegnere e riaccendere una terapia come fosse un interruttore.

Perché al telegiornale non ne parlano?

Giorgia F., gestante alla settima settimana di gravidanza

Io mi sono accorta di essere incinta tre settimane fa. Ora sono alla settima settimana.

Tre settimane fa riuscii ad andare dal ginecologo e a fare la prima visita.

Poi la scorsa settimana ebbe dei forti dolori addominali, lo chiamai, e solo dopo molte insistenze da parte mia accettò di vedermi. Mi recai nel suo studio, che di solito è affollatissimo, e lo trovai semideserto.

Feci la visita di controllo e mi diede una terapia.

Dalla scorsa settimana si intensificarono i dolori ed ebbi delle perdite. Ho sentito il ginecologo, mi ha tranquillizzata per telefono, ma non mi ha fatto andare a studio per la visita, in quanto, in questo momento, non sta ricevendo.

Ho chiamato altri due ginecologi che ricevono privatamente, ma nessuno dei due è stato disponibile a darmi appuntamento a studio.

Ho chiamato dei poliambulatori privati, dove di solito è molto semplice avere un appuntamento con uno specialista, ma hanno sospeso le visite.

Il medico di famiglia, mi ha sconsigliato in ogni modo di recarmi al pronto soccorso.

Essendo io, inoltre, ultraquarantenne, ci sono una serie di accertamenti ed accortezze ulteriori da prendere.

Ma come posso fare?

Lasciamo questi tre interrogatovi, che le nostre tre testimonianze ci hanno affidato, e facciamo il nostro dovere di Cronaca: le riportiamo, rendendoli pubblici.

Articolo di Gioia G. Di Mattia


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