Basta Pensare Al Complotto, Pensiamo A Cosa Possiamo Fare Per Noi!

Basta Pensare Al Complotto, Pensiamo A Cosa Possiamo Fare Per Noi!

Basta gridare ad ogni occasione al complotto, nazionale o internazionale che sia. Pensiamo, piuttosto, a quello che possiamo fare oggi per aiutare il Paese e per noi, per predisporci a ricominciare domani con maggiore grinta e determinazione.

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Basta gridare ad ogni occasione al complotto, nazionale o internazionale che sia, come se ci trovassimo in un film di James Bond o in uno dei capitoli di Mission Impossible!

Pensiamo, piuttosto, a quello che possiamo fare oggi per aiutare il Paese e per noi, per predisporci a ricominciare domani con maggiore grinta e determinazione.

Secondo qualcuno dietro a questa pandemia o sulla scia di essa ci sarebbe il preciso disegno (ma poi di chi? Il Governo? I Servizi Segreti? L’America?) di ingannare il popolo per portarlo al logoramento psicologico e fisico al fine di poterlo sottomettere e controllare una volta per tutte.

Tesi affascinante e allo stesso tempo terrificante se si dovesse dimostrare vera (ma è da dimostrare appunto).

NON voglio credere che sia tutto costruito ad arte solo per sottometterci. NON POSSO credere che ci sia il desiderio di un Governo di distruggere il Paese per controllarlo.

Oltretutto siamo già ampiamente controllati e guidati e i nostri atteggiamenti sociali e comportamenti economici sono indotti: questo non accade ora, ma è così da sempre ed è evidente dai tempi del capitalismo (illuminante a questo proposito “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber).

Che si viva in una realtà alla Truman Show credo sia sotto gli occhi di tutti.

Credo, voglio credere e devo credere che ci sia un giusto rapporto tra l’emergenza sanitaria (che è mondiale ricordiamolo) e le regole e i provvedimenti di restrizione che il Governo sta adottando (non è mio interesse entrare qui nel merito dei provvedimenti).

Non credo ancora che lo Stato italiano sia così proibizionista e coercitivo: tra l’altro sappiamo benissimo quanto scarto ci sia tra ciò che lo Stato proclama e la sua attuazione.

D’altro canto, l’italiano è famoso per la propria insofferenza nel rispettare le regole dalle quali spesso tenta di sottrarsi e ci riesce anche con grande fantasia.

Ecco perché, pur NON INVOCANDO L’ESERCITO (a cui moltissimi subito associano non l’idea di ORDINE, ma di DITTATURA), temo che l’unica soluzione a certi atteggiamenti scellerati sarà l’esercito, non per uno spirito nazionalistico, ma perché non riusciamo proprio a capire che dobbiamo rispettare le regole.

Gridare al complotto interno o internazionale fa solo sì che le persone entrino ancora più in confusione o, peggio, nel panico, dando il via a pensieri e congetture prive di ogni riflessione, confronto, riscontro reale, perdendo ogni bagliore di lucidità e portando a conclusioni esasperate e atteggiamenti antisociali e pericolosi.

Cosa possiamo fare allora? Ora ben poco, se non restare a casa o, laddove consentito, partecipare come volontari alle attività degli enti certificati e autorizzati o, più semplicemente, aiutare il nostro vicino in difficoltà (mantenendo sempre le precauzioni che da un mese ci stanno ripetendo).

Però, possiamo fare una cosa molto importante: svegliarci dall’intorpidimento che lo stare a casa ci provoca, soprattutto quello mentale, reagire a questo assopimento della mente e della coscienza e lavorare su noi stessi.

Possiamo riflettere, confrontarci, senza imporre un pensiero unico, ma stimolando gli altri a pensare e farlo insieme.

Stimolare e praticare l’intelletto.

Non perdere la lucidità; restare presenti a noi stessi e lavorare per il nostro miglioramento.

Non rassegnarci, ma prepararci al momento in ci potremo tornare a fare e ad essere. Prepararci a quello che saremo. Mantenere la propositività.

Questa, nostro malgrado, è una grandissima occasione per rinascere come esseri nuovi.

Ecco come dobbiamo impegnare oggi il nostro tempo: capire chi siamo e cosa possiamo fare per poter domani mettere in atto noi stessi.

Invocare il complotto allontana da noi la responsabilità spostando l’attenzione su qualcosa di esterno e difficilmente controllabile. E’ come se rimettessimo ad altri anche la soluzione perché inermi.

Invece non dobbiamo rimanere inattivi di fronte a questo momento tragico ed universale: dobbiamo recuperare il meglio delle nostre risorse intellettive e psicologiche e continuare a generare idee nel confronto costante.

Lavorare su noi stessi, sulle nostre capacità, sulle nostre debolezze per essere pronti domani, speriamo il prima possibile, a ripartire più motivati e risolti di prima.

Allora potremo sperare che #andràtuttobene!

Articolo di Flaminio Boni

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