I DIMENTICATI! RIDATECI I NOSTRI BAMBINI!

I DIMENTICATI! RIDATECI I NOSTRI BAMBINI!

Questo l’hashtag del gruppo Asili Nido Privati del III Municipio Roma

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Una nuova categoria di invisibili è nata dopo le tanto attese manovre del Governo Conte: quella degli operatori dell’infanzia.

#Ridateciinostribambini! L’hashtag degli asili nido di Roma.

Dubbi, incertezze, dei mesi passati, si sono, purtroppo tramutati in una dura realtà: gli operatori degli asili nido non hanno più un futuro, finiti assolutamente nel dimenticatoio.

Questa la cruda realtà di Stefania Straniero dell’Asilo Nido “Piccoli Talenti Stories” e di tante sue colleghe che hanno deciso di fare questo lavoro non per arricchirsi, ma per pura e vera passione.

Da quel famoso 4 marzo 2020, nel quale si comunicava la “Chiusura delle scuole di ogni ordine e grado", la loro vita è stata un misto di emozioni contrastanti: angoscia, emozione, rabbia, frustrazione, ma anche la speranza che la situazione non sarebbe durata a lungo.

Si è subito parlato di didattica a distanza, ma come si può conciliare il termine “distanza” quando si parla di bambini da 0 a 3 anni, il cui vissuto è fatto di emozioni, abbracci e contatto fisico?

Nonostante le infinite perplessità, tutti gli asili nido erano consapevoli che questa sarebbe stata (è lo è tuttora) l'unica strada percorribile per mantenere un minimo di relazione con i “loro” bambini e con le rispettive famiglie.

Così, si è dato il via ai live meetings. Spunti didattici pubblicati sui diversi social degli asili nido e sui gruppi WhatsApp. Dirette in cui le educatrici cantano le filastrocche preferite dai bambini, per cercare di non fare sentire loro, ancora di più, la diversità della situazione.

Per tutti un’unica inconfutabile certezza la Cassa Integrazione (di cui ancora si attendono i pagamenti).

Nei decreti, via via pubblicati, sono previste varie misure di sostegno per le piccole e medie imprese, ma in nessun articolo si fa espresso riferimento agli Asili Nido, stesso discorso per quanto riguarda gli sgravi fiscali relativi ai canoni di locazione, riservati alle cosiddette categorie C1 (negozi e botteghe) dove gli asili risultano tristemente “non pervenuti”.

Si parla di esami di maturità, esami di licenza media, ma di asili nido privati chi ne parla? NESSUNO!

Praticamente inesistenti agli occhi dello Stato.

Si parla di aperture dei centri estivi che, ahimè, sono dedicati a bambini di età compresa tra i 3 e gli 11 anni.

I debiti continuano ad aumentare, ma le entrate sono tristemente pari a zero.

Le strutture educative private si sostengono esclusivamente grazie al pagamento dei canoni dei genitori perché non godono di nessuna altra forma di sostentamento.

Si ipotizza, in una futura riapertura, un rapporto educatore bambino 1 a 3 per rispettare i principi di sicurezza.

Tale rapporto implicherebbe un ulteriore indebitamento dell'impresa, in quanto i costi sarebbero superiori alle entrate, vista la necessità di nuove assunzioni o di una riduzione dei numeri di bambini ammissibili.

Ad oggi non risulta ancora stilato un protocollo con le linee guida da seguire in caso di riapertura.

Gli operatori dell’infanzia hanno bisogno di risposte, hanno già manifestato anche sotto a Montecitorio. Di certo bisogna metterli nella condizione di ripartire nel pieno rispetto dei criteri di sicurezza, ma anche e soprattutto di consentire loro di riaprire gli asili nido privati e non essere costretti a dichiarare fallimento.

Articolo di Stefania Vaghi

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