Dodici Anni Fa La Scomparsa Del Giovane Davide Barbieri In Umbria

Dodici Anni Fa La Scomparsa Del Giovane Davide Barbieri In Umbria

La storia del giovane scomparso nel 2008: un mistero ancora avvolto nella nebbia.

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Dodici anni di silenzio. Dodici lunghi anni in cui Laura Norma Barbieri, la madre di Davide, ventisette anni al momento della scomparsa, non sa ancora cosa sia realmente accaduto al figlio. “Io so solo il dove ma mi manca il come, il quando ed il perché” – queste le parole di Laura durante la puntata di “Chi l’ha visto?” del 2 ottobre 2019.

Davide non è l’unico cold case in Italia, purtroppo sono moltissime le persone scomparse ogni anno nel nostro Paese. I dati rilasciati dalla XXIII Relazione del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse sono da brividi: le persone da ricercare sono 61.826, di questi 45.028, sono minorenni, 1.627 hanno più di 65 anni. Un fenomeno di dimensioni importanti, tanto che nel 2002 è stata costituita l’Associazione Penelope Onlus – associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse - allo scopo di aiutare e supportare i familiari delle persone scomparse e promuovere diverse iniziative al fine di sostenere le ricerche e, soprattutto, non dimenticare. Nonostante l’inclemenza del tempo che passa infatti, è giusto continuare a tenere accesa la speranza e mantenere alta l’attenzione su questi casi.

Davide Barbieri è nato il 21 marzo 1981 ed è scomparso il 27 luglio del 2008 da una struttura riabilitativa, la Comunità Lahuèn, in località Colonnetta di Prodo, vicino ad Orvieto in provincia di Terni. Davide era nella comunità da circa dodici giorni quando, la mattina del 27 luglio 2008 tra le ore 11.30 e le 12.00, ha varcato la soglia del cancello della comunità e si è allontanato senza lasciare traccia. Al momento della scomparsa, la mamma ipotizza che Davide indossasse maglietta, pantaloncini, infradito, solo un’ipotesi in realtà, perché la Comunità, alla sua richiesta di riferire come era vestito, ha sempre negato di comunicarlo. Davide non aveva con sé documenti né soldi, né cellulare e non conosceva la zona e la campagna umbra così ricca di boschi, corsi d’acqua e burroni. Le ultime persone che lo hanno avvistato sono stati due giovani operatori della comunità, che riferiscono di aver tentato di seguirlo in auto per circa un Km per convincerlo a tornare indietro. Alle richieste, Davide ha risposto “No, voglio tornare a casa a Roma”, l’ultima frase prima di voltare verso una strada sterrata e sparire nel nulla. Davide era un ragazzo fragile e sensibile, la cui giovanissima età è stata già impietosamente segnata da un passato di dolore: abbandonato dal padre prima ancora della sua nascita, è cresciuto in totale simbiosi con la madre. All’età di otto anni un ulteriore dramma ha segnato per sempre la sua esistenza e la sua psiche: viene infatti investito da un’auto mentre va in bicicletta, da piccolo scout, subisce un trauma cranico, entra in coma e quando ne esce, dopo quindici giorni, inizia un percorso di circa dieci anni tra ospedali e comunità. “Davide aveva una personalità borderline. Poteva essere tranquillo, dolcissimo, ingenuo – racconta la madre Laura – ma un attimo dopo arrivava alla rabbia e poi ritornava tranquillo. Alternava depressione ad euforia, sentiva il fallimento della sua vita, la mancanza di equilibrio. Giorno dopo giorno, per autodifesa, per non essere spettatore crudele di quel fallimento, Davide si era costruito un mondo parallelo, in cui poteva ignorare la vera realtà e viverne una tutta sua”. A settembre 2008 Laura Barbieri lancia un primo appello durante la trasmissione “Chi l’ha visto?” che seguirà con grande attenzione il caso senza, purtroppo, arrivare ad una soluzione. Si organizzano poderose ricerche nelle campagne circostanti la Comunità Lahuèn e ad ottobre 2012 iniziano ad arrivare diverse segnalazioni di persone che dicono di aver visto Davide vicino a piazza Nazionale a Napoli, seguite poi da nuovi avvistamenti a febbraio 2013. Tutto si risolve però con un nulla di fatto. Davide sembra essere stato inghiottito nel nulla e la sua scomparsa persiste nell’ombra senza una reale svolta che possa modificare il corso delle indagini fino al 2017 quando, a circa un km dalla comunità Lahuèn, viene ritrovato un cranio umano che, dopo due anni di analisi, viene purtroppo identificato con quello di Davide Barbieri grazie alla corrispondenza del DNA. Un verdetto terribile che getta la madre di Davide nello sconforto - “mi hanno tenuta nascosta la verità” – afferma. Laura nel frattempo era diventata presidente di Penelope Lazio e, anche grazie all’aiuto dell’associazione che gestisce, non si dà per vinta e prosegue la sua battaglia per la ricerca della verità. Tuttavia, il cranio non è purtroppo sufficiente per comprendere quanto è accaduto e nel luglio 2019, il sostituto procuratore Marco Stramaglia apre un fascicolo contro ignoti per cercare di far luce sull’accaduto ed organizza una nuova operazione di ricerca con le forze dell'ordine ed i volontari della Protezione civile per cercare eventuali, ulteriori tracce utili che aiutino a comprendere in quali circostanze sia avvenuto il decesso. La zona è molto estesa, un’area di circa 10 ettari tra l’area dell’ultimo avvistamento e quella del ritrovamento dei primi resti. A questa nuova ricerca partecipa anche il Dr. Fabrizio Pace, criminologo, antropologo forense e consulente della famiglia. L’intervento ed il supporto del Dr. Pace alle ricerche risultano da subito determinanti: grazie alla sua esperienza infatti, vengono rinvenuti altri resti, in particolare un piccolo frammento osseo, poi analizzato, che risulterebbe appartenere a Davide. Tuttavia, non sono ancora sufficienti, il cranio è stato infatti ritrovato appoggiato su un tronco di un albero tagliato, ciò vuol dire che qualcuno lo ha trovato e posizionato lì ma, per agevolare le indagini, risulterebbe fondamentale poter conoscere il luogo della sepoltura primaria di Davide. A questo proposito è lo stesso Dr. Pace ad intervenire durante la puntata di “Chi l’ha visto?” del 2 ottobre 2019 per fare un appello e spiegare la reale importanza di questo dettaglio: “Qualcuno ha deposto il cranio su un albero tagliato – ha spiegato il criminologo - dando così la possibilità di ritrovarlo, per cui certamente lo ringraziamo ma questa è sicuramente una sepoltura secondaria. Noi abbiamo bisogno di sapere il luogo esatto della sepoltura primaria, cioè dove è stato trovato questo cranio. Quindi abbiamo bisogno che questa persona si faccia avanti, anche con una segnalazione anonima a chi l’ha visto, il suo aiuto potrebbe essere preziosissimo”. Gli ha fatto eco Laura Barbieri, ospite durante la medesima puntata che ha dichiarato: “Il Dr. Pace ha spiegato che il terreno sul quale rimane depositato un resto racconta una storia e che, se si conoscesse il luogo esatto dove è stato trovato il cranio, potrebbero prelevare una parte di quel terreno per poterla analizzare in laboratorio”.

Il caso Barbieri rimane, purtroppo, a tutt’oggi irrisolto. Le domande sono ancora moltissime, a partire dal luogo della sepoltura primaria, fino al reale motivo dell’allontanamento di Davide dalla Comunità. Gli operatori di Lahuèn sono stati ascoltati ma non è emerso nulla. Perché Davide si è allontanato? Era insofferente a qualche regola? Gli operatori che per ultimi lo hanno avvistato, hanno tentato di convincerlo a tornare indietro ma, ovviamente non avevano alcun potere coercitivo in tal senso. Avrebbero potuto fare di più? Insistere maggiormente? La mamma dichiara: "É inaudito, inconcepibile, scellerato, abbandonare una giovane vita nel mezzo di una campagna sconosciuta. Un giovane affidato loro dalla famiglia, i servizi sanitari e locali, come si consegna il bene in assoluto più prezioso, allo scopo di restituirlo ad una vita degna di essere chiamata tale per qualunque giovane. - La retta, 12 anni fa, era di 130 euro al giorno più extra a carico della famiglia e farmaci a carico dell'ASL – “Se Davide fosse stato bene – prosegue Laura - sarebbe rimasto con la sua famiglia. Lahuèn significa "mi prendo cura di te". Come? Oggi abbandonare un cane, significa andare nel penale. Abbandonare un figlio di mamma? Non significa nulla per nessuno? Erano gambizzati i giovani operatori per non poter scendere dalla macchina e seguirlo a piedi? Perché non hanno dato immediata segnalazione ai carabinieri di zona? Perché non hanno rassicurato Davide dicendogli che chiamavano mamma che lo venisse a prendere? Perché mi hanno avvertito dopo 3 ore? Perché per giorni e giorni alle mie insistenze cariche di angoscia, rispondevano: “ma tanto torna a casa, tutti quelli che scappano fanno così". La responsabile Simona Granieri, con fare decisamente cinico, mi diceva "vuoi che con quella faccetta d'angelo che si ritrova Davide, non gli diano due euro per comprarsi un panino?". Siamo, purtroppo alla realtà odierna. E il Dott. Pace si chiede – “Siamo sicuri di aver fatto tutto ciò che risulta necessario fare per arrivare a comprendere come è morto Davide, dove e perché? Certamente seguiremo il caso ma, soprattutto, ci auguriamo che si possa arrivare a far luce sulla vicenda per restituire alla mamma di Davide quella verità che non smetterà mai di cercare”.

Di Erika Gottardi

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