“Attentato” A Matteo Salvini

Un rosario, un improbabile rito vodoo e l’analfabetismo di ritorno

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Un gesto avventato, durato sette secondi, un urlo pieno di dolore, due bottoni che saltano e un rosario strappato. Accade mercoledì 9 settembre, a Pontassieve, in provincia di Firenze, dove il leader del “Carroccio” è in piazza per sostenere la candidata leghista alla presidenza della regione Toscana: Susanna Ceccardi.

In questa città, multietnica e solidale, lui non è gradito a molti, non lo è alla sindaca Monica Marini, che lo scrive in un post su Facebook e non lo è ad alcuni cittadini, che organizzano una manifestazione pacifica contro di lui. Fin qui niente di strano, è la storia di una normale giornata campagna elettorale, con le  contestazioni che, ultimamente, spesso interrompono i comizi del senatore leghista. 

Il un attimo, però, tutto cambia: una donna gli si avvicina, gli urla “Io ti maledico”, cerca di strappargli dal collo il rosario e, nella foga, ci va di mezzo anche la camicia, poi viene fermata dalla Digos. Si tratta di uno scatto d’ira di una persona forse in condizioni di alterazione psico-fisica. L’autrice del gesto è una ragazza di 30 anni, di origini congolesi, trasferitasi a Pontassieve da bambina, laureata ed incensurata, da qualche mese svolge il servizio civile per il Comune ed è spesso impegnata progetti di solidarietà indirizzati verso l’Africa. In passato ha contribuito a fondare una scuola di cucito per ragazze madri a Kinshasa, la capitale del Congo. Gli amici la descrivono come una persona mite che, circa un anno fa, ha subito un’aggressione a sfondo razziale da cui forse non si è del tutto ripresa. Pare sia stato proprio questo episodio ad aver suscitato in lei una vera e propria avversione nei confronti di Matteo Salvini e delle sue politiche anti-migranti. Un sentimento in parte comprensibile, ma forse troppo forte per essere controllato, tanto da portare la giovane a perdere la lucidità e a compiere un gesto che potrebbe costarle una denuncia per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e turbamento di comizio elettorale.

Intanto, mentre Matteo Salvini finge di minimizzare l’accaduto, utilizzando però toni ambigui che puntano ad incendiare gli animi invece di sedarli, tra i suoi seguaci si scatena un’assurda caccia alle streghe. C’è chi parla di “attentato” senza sapere che, stando al dizionario della lingua italiana, uno strattone, per quanto spiacevole, non ha nulla a che vedere con Piazza Fontana o con le Torri Gemelle. A ciò si aggiungono i titoloni di “Libero” e “Il Giornale” che ipotizzano addirittura di un improbabile rito vodoo, che, secondo l’antropologo Andrea Bocchi Modrone, sarebbe una pratica tribale ancora usata in Congo. Tra scarse conoscenze lessicali e stupide superstizioni, tuttavia, i limiti culturali sembrano essere quelli di chi considera magia nera il gesto, impulsivo e sbagliato, di una persona perfettamente integrata nel nostro paese, nonostante il razzismo subito.


Adriana Fenzi

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