In Italia Aumentano I Casi Dognapping, Il Rapimento Di Cani

In Italia Aumentano I Casi Dognapping, Il Rapimento Di Cani

Un triste fenomeno in espansione che nasconde traffici illeciti e storie di ordinaria criminalità. Quali motivazioni, quali normative e come difendersi.

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La situazione attuale in Italia

Si scrive Dognapping e si legge crimine orrendo e spietato! Si tratta infatti, di un orribile reato ai danni, come sempre, degli animali. Letteralmente il Dognapping è il “crimine di prendere un cane dal suo proprietario con l'intenzione di chiedere un riscatto. La parola deriva dal termine rapimento.” Un gesto appunto, orrendo per la crudeltà dell’azione in sé e spietato perché viene compiuto, come spesso accade, su vittime innocenti, animali in generale, cani e gatti in particolare. Un trend in crescita purtroppo che registra, anche in Italia, una situazione decisamente preoccupante nella quale i dati parlano chiaro: ogni anno sono oltre 17 mila i cani rapiti con paurose punte nel Lazio, a Roma ed in Lombardia, soprattutto nelle province di Milano, Varese e Como. Cani misteriosamente spariti nel nulla e mai più ritrovati, cani strappati dalle braccia dei padroni in modo repentino, veloce, immediato, nel giro di pochi secondi, cani di taglia piccola, piccolissima, di razza ma, sempre più spesso, anche di taglie più grandi, come si legge nel comunicato denuncia dell’associazione animalista Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente): “Oltre ai chihuahua, l’attenzione dei ladri si è focalizzata sulle altre razze di piccola taglia, in particolare pincher e volpini di pomerania. Ma non sono mancati i furti di cani di grossa taglia, in particolare pitbull e rottweiler, i quali vengono spesso utilizzati per i combattimenti. Sono in forte aumento (circa 4.000 segnalazioni) i furti di cani da caccia, usati prevalentemente per l’accoppiamento e la riproduzione. In calo invece i furti di pastori tedeschi e di labrador. Solo il 15% dei cani rapiti è stato ritrovato.” I dati sono stati ottenuti basandosi sugli appelli pubblicati sui social, sulle segnalazioni e sulle denunce presentate alle forze dell’ordine già nel 2016. Riuscire a conoscere i numeri reali di questo spaventoso fenomeno infatti, non è semplice: una delle maggiori difficoltà, è data dal fatto che i padroni dei cani procedono con una denuncia solo nel 3% dei casi, e più in generale nel 15% dei casi fanno una generica denuncia di smarrimento. Le prime effettive insidie dunque stanno proprio nel non poter avere una reale fotografia della situazione e quindi non poterla monitorare a dovere suddividendo, ad esempio, tra i casi di reale sequestro e quelli di smarrimento, anche perché non sempre è possibile conoscere la dinamica del rapimento a meno che, quest’ultimo, non avvenga sotto agli occhi del padrone. Può accadere infatti che i cani vengano letteralmente strappati dalle braccia dei proprietari o rubati dai giardini delle abitazioni e, in questo ultimo caso, a meno che non siano presenti le telecamere diventa più difficile capire se si tratta di rapimento o meno. Oggi, la situazione si è aggravata e, purtroppo, il furto di animali è diventato un vero e proprio business, soprattutto per i rom che si dedicano a questo vergognoso traffico e che, come loro consuetudine senza timore alcuno, rompono vetri delle autovetture, rubano poveri cagnolini ignari davanti ai supermercati, entrano direttamente nei giardini o li strappano dalle braccia dei padroni mentre sono a passeggio. Di norma agiscono in coppia e, nel migliore dei casi, chiedono il riscatto. Sequestro per estorsione quindi ma anche per altre, più agghiaccianti motivazioni. Quali?

Le motivazioni

In generale, i cagnolini di taglia piccola e di razza sono purtroppo vittime appetibili per incrementare il mercato nero degli animali da compagnia di lusso. La richiesta di cani di taglia piccola infatti è in netto aumento negli ultimi anni e spesso, alcune persone poco avvedute cercano di “fare l’affare”, di aggiudicarsi cioè il cucciolo di razza a poche centinaia di euro rivolgendosi ad allevamenti improvvisati e non riconosciuti dall’Enci. Chihuahua, yorkshire, bassotti nani, barboncini e, più in generale tutte le taglie piccole e di età molto giovane, vengono spesso rapiti per essere poi venduti ad allevatori senza scrupoli che a loro volta li rivendono allo sprovveduto di turno. Cani venduti e ceduti alla stessa stregua di un oggetto, abusati e spesso sofferenti sin da piccolissimi per il gran numero di spostamenti in situazioni di reale difficoltà. Non a caso, molti cani di razza vengono rapiti per essere destinati proprio agli allevamenti abusivi ed essere usati come “riproduttori”, cioè come vere e proprie macchine di riproduzione al fine di “sfornare” il maggior numero possibile di cuccioli da rivendere a coloro che cercano “la piccola taglia ad ogni costo”. C’è da aggiungere che in questi allevamenti lager la mortalità femminile è elevatissima perché, chiaramente, le fattrici non solo sono costrette a partorire in situazioni di assoluto degrado ma, quel che è peggio, sono sottoposte durante l’arco dell’anno ad un numero eccessivo di gravidanze che ne indebolisce lo stato fisico oltre che psichico. Tuttavia, l’estorsione e la vendita sul mercato nero non sono gli unici motivi legati ad un sequestro, dietro un rapimento infatti, può nascondersi una realtà ancora più agghiacciante: il traffico di cani da combattimento o di cani da avviare all’accattonaggio o, peggio ancora, cani e gatti da vendere per il mercato della carne e della pelliccia o, ancora, per il business dei laboratori di vivisezione, povere ed innocenti creature che vengono strappate dalle loro famiglie per essere vendute come cavie a gente senza scrupoli e finiscono negli orrendi stabulari dediti alla vivisezione dove, dopo atroci torture e sofferenze, trovano la morte ed i loro corpi vengono fatti sparire. "E' un fenomeno allarmante", afferma Lorenzo Croce, Presidente dell'Aidaa, che spiega quali sono i motivi di queste sparizioni. "I cani di media e grossa taglia spesso sono inviati attraverso strutture compiacenti all'estero, soprattutto Germania e Svizzera, e destinati alla sperimentazione e vivisezione cosmetica e farmacologia. O peggio rischiano di diventare carne da macello da usare durante l'addestramento di cani da combattimento. I cuccioli invece vengono spesso rapiti da nomadi e destinati poi al mercato dell'accattonaggio. Un mendicante che chiede l'elemosina accompagnato dai un cucciolo al centro di Milano può arrivare a procurarsi fino a 400 euro al giorno."

Infine, tra le varie motivazioni che sono legate al sequestro dei cani, spesso vi è anche il dispetto. Incredibile a raccontarsi ma, purtroppo, tra i casi di cronaca troviamo alcuni esempi di come la sottrazione di un cane sia stata anche progettata e portata a termine da menti criminali semplicemente a seguito di una relazione terminata. Come nel caso del piccolo Jack Russel che nell’agosto 2015, a Varese, è stato sottratto alla sua padrona dall’ex compagno che desiderava colpirla negli affetti. Una storia per fortuna a lieto fine: il piccolo è stato infatti ritrovato dai Carabinieri nell’abitazione dell’uomo a Luvinate ed è stato restituito alla legittima proprietaria mentre il rapitore è stato denunciato per furto aggravato. Nell’agosto 2016 a Roma, l’allarme per i furti di cani in strada ha assunto dimensioni preoccupanti e si sono moltiplicati gli appelli delle associazioni animaliste a non lasciare i cani fuori dai negozi: “Attenzione! #Roma quartiere #Prati#Cipro#Ammiragli secondo tentativo di furto cani tenuti al guinzaglio dai proprietari. In pieno giorno. Non lasciate i cani fuori dai negozi/supermercati. Mai!”. L’accorato appello veniva da un esponente animalista, una ex guardia zoofila residente in zona Prati, quartiere ad alto rischio per la presenza di un maggior numero di residenti benestanti con cagnolini di razza. Nell’aprile 2017 fece invece clamore il caso della piccola Minù, una storia a lieto fine per fortuna. La cagnolina, rapita nel 2014 mentre si trovava nel giardino di casa sua a Forlimpopoli, era stata ritrovata dopo tre anni dalle guardie zoofile di Oipa che sono intervenute a seguito di una segnalazione. Minù è stata recuperata ad oltre 300 km di distanza in un’abitazione di Gallicano, a Roma, in pessime condizioni. In questo caso la presenza del microchip ha consentito di risalire alla proprietaria ed ha fatto la differenza, come ha raccontato Claudio Locuratolo, coordinatore delle guardie zoofile Oipa di Roma - “I furti di cani, soprattutto di razza, da giardini, automobili o fuori dai negozi, sono un fenomeno in crescita perché gli sbocchi criminosi, dall’accattonaggio alla riproduzione scopo vendita, sono purtroppo molteplici. Ecco perché invitiamo a non lasciare mai il proprio cane incustodito e a ricordare che il microchip, come in questo caso, fa la differenza tra un cane perso per sempre e un cane che può riabbracciare la sua famiglia”.

Purtroppo la cronaca è ricca di storie di rapimenti e la maggior parte non sono a lieto fine, soprattutto quando la causa del sequestro è il giro dei combattimenti clandestini: cani rubati di cui si perdono le tracce e, nella migliore delle ipotesi, vengono ritrovati deceduti dopo essere stati massacrati e buttati sull’asfalto perché “inutilizzabili” dai balordi di turno, nella peggiore, i corpi vengono fatti sparire esattamente come avviene con i cosiddetti delitti di “lupara bianca” di stampo mafioso. Nell’aprile 2018 Kelly, un giovane pitbull di un anno e mezzo è stata lasciata morire dissanguata in un dirupo a San Felice a Cancello, nel casertano. Kelly era avvolta in un sacco, il corpo cosparso di morsi, le ossa rotte ed i traumi da combattimento, è stata soccorsa ma le sue condizioni sono apparse da subito troppo gravi e non ce l’ha fatta. Sul caso di Kelly un quotidiano locale pubblicò anche la dichiarazione di un pentito, che aveva affermato - “Se un cane perde più combattimenti e rimane ferito gravemente, gli spezzano le zampe e lo gettano nei regi lagni o in altre zone di campagna”. Un destino ingiusto ed orribile, una ennesima vittima innocente. Il pericolo di sequestro è elevato anche per i cani addestrati a qualche particolare attività, come nel caso del bracco ungherese rapito nell’ottobre 2019 ad Asti. La cagnolina era stata addestrata a trovare i tartufi ma, per fortuna, era anche microchippata e questo ha agevolato le indagini ed ha consentito di risalire al proprietario. Quest’anno infine sono ancora moltissime le denunce a Roma e Milano di sequestri per estorsione, un fenomeno sempre più allarmante che fotografa una situazione che desta grande preoccupazione.

Come difendersi?

Purtroppo, non è facile e non è sempre possibile difendersi da questo orribile crimine. Tuttavia, è possibile adottare alcune precauzioni per diminuire il rischio. Vediamo quali. In primis il microchip, tanto prezioso quanto efficace strumento per dimostrare legalmente la reale identità dell’animale in caso di smarrimento o sottrazione. Il microchip inoltre, è obbligatorio: “la Legge n. 281 del 14 agosto 1991 sancisce l'obbligo per i proprietari di identificare tramite l'applicazione del microchip sottocutaneo al lato sinistro del collo i propri cani ed iscriverli all'anagrafe canina regionale informatizzata (ACIR)”. Ulteriori, importantissimi accorgimenti consistono nel non lasciare mai gli animali incustoditi fuori dalle mura domestiche: quindi mai da soli fuori dai negozi, in questo caso è sicuramente preferibile lasciarli a casa. Mai lasciare i cani in giardino da soli se i proprietari sono assenti da casa, men che meno in macchina. Ugualmente, in passeggiata, è di gran lunga più auspicabile utilizzare sempre il guinzaglio o la pettorina, non solo per evitare spiacevoli furti ma anche per una questione di civiltà, educazione e rispetto, sia nei confronti del nostro amico a quattro zampe che per gli altri utenti della strada. Purtroppo, il tragico avvenimento può accadere ma, in alcuni casi è sufficiente una piccola attenzione in più per evitare il peggio. Ovviamente, nel malaugurato caso in cui dovesse accadere, diventa fondamentale denunciare immediatamente la scomparsa, anche se si sospetta che si tratti di allontanamento, tenendo sempre conto che i cani abituati in famiglia, difficilmente si allontanano. C’è da aggiungere che, purtroppo come spesso accade quando si tratta di animali, la vigente legislazione è lacunosa e dunque è preferibile fare ciò che è nelle nostre possibilità e responsabilità per tutelare noi stessi cercando di rendere almeno più difficoltoso l’atto criminale del sequestro.

La Normativa Vigente

Una ulteriore grave difficoltà ad esempio, deriva dal fatto che il furto di animali non è ancora contemplato tra i reati che vengono regolarmente censiti nella banca dati delle Forze di Polizia, quindi il misfatto non viene effettivamente catalogato come reato e questa lacuna normativa pone già di per sé gravi problematiche. Al momento dunque le uniche statistiche possono evincersi dalle denunce depositate presso i vari comandi che, tuttavia, non vengono inserite nel sistema centrale e dunque le autorità non hanno a disposizione un dato statistico dettagliato che consenta un’analisi maggiormente approfondita. Fu la stessa Arma dei Carabinieri che, tempo addietro, in un articolo sul quotidiano La Repubblica rilasciò la seguente dichiarazione: "Il furto di animali non rientra fra i reati censiti nella nostra banca dati, come invece accade per le automobili. Esistono riscontri cartacei delle denunce presso i vari comandi, ma non venendo inseriti nel sistema non possediamo un dato statistico che consenta l'analisi del fenomeno". A questo aggiungiamo che attualmente non esiste una banca dati comune alle varie forze dell'ordine e che queste ultime sono in generale sprovviste di lettore di microchip, quindi fotografare la reale situazione statistica legata agli smarrimenti ed ai sequestri diventa pressoché impossibile ed i numeri si possono evincere solo dal web. In definitiva, esiste la legge penale 189/04 che tutela gli animali d’affezione da maltrattamenti ed uccisioni ma è praticamente impossibile conoscere i reali numeri di questo triste fenomeno. Una lacuna che persiste anche a livello europeo, come denunciato da Angelo Ciocca, europarlamentare della Lega Nord che su questo tema ha rivolto un’interrogazione alla Commissione Europea: “Esiste, a livello europeo, una lacuna normativa comunitaria per quanto riguarda la tutela, le condizioni di vendita ed il controllo sanitario degli animali da compagnia che spesso arrivano da tratte illegali. L’Unione Europea nel 2016 ha esortato gli stati membri ad adottare tutti quei procedimenti atti a rendere illegale l’importazione, l’esportazione, la vendita e l’acquisto di animali in violazione delle leggi del paese di origine o transito. Purtroppo, il fenomeno del rapimento di animali da compagnia, in particolare quello dei cani (il cosiddetto dognapping), ha avuto negli ultimi anni in Italia, una forte crescita e si conta che, a livello nazionale, siano circa 17.000 i cani che vengono rapiti ogni anno, in particolar modo in Lombardia e nella capitale. La maggior parte di questi animali viene poi rivenduta sul mercato nero degli animali da compagnia, dove cani, gatti ed altre specie domestiche vengono maltrattate e spesso tenute in luoghi non adeguati, senza controlli sanitari e senza i necessari trattamenti antiparassitari. Al fine di frenare il mercato nero esistente – ha concluso Ciocca – chiediamo che la Commissione riferisca in che modo intende ovviare alla lacuna normativa comunitaria sulle condizioni di vendita e controllo sanitario degli animali da compagnia nell’Unione europea”.

Il racket dei rapimenti degli animali, purtroppo, è in crescita e questo è soprattutto dovuto al fatto che il business che gira intorno alle rivendite sul mercato nero, agli allevamenti abusivi, ai combattimenti ed ai laboratori di vivisezione è in espansione, chiara conseguenza soprattutto di un vertiginoso aumento della criminalità in Italia nell’ultimo anno a causa di scelte politiche scellerate. Ma questo è un altro argomento che non tratteremo in questa sede, preferiamo invece ribadire che, a fronte di un pericolo sempre maggiore diventa fondamentale difendersi e tutelarsi con le armi che abbiamo, con coscienza, attenzione e responsabilità. È chiaro che il benessere dei nostri cani e gatti dipende in primis da noi e, anche se non sempre è possibile evitare il peggio, possiamo però aumentare gli accorgimenti. Chi ha un animale infatti sa bene che il proprio quattro zampe è come un membro della famiglia e deve tutelarlo allo stesso modo. Questo vuol dire che se si desidera il cane di razza non c’è nulla di male ma è necessario rivolgersi solo ed esclusivamente ad allevamenti riconosciuti dall’Enci e non all’amico dell’amico che ha fatto la cucciolata e deve piazzare i piccoli in qualche modo. Evitare di acquistare da questi personaggi è già un efficace metodo per ridurre la richiesta di mercato di cuccioli a basso costo. Una volta che il nostro piccolo è con noi poi, sarà necessario prestargli tutte le cure e le attenzioni di cui necessitano i bambini, tenendo conto che tanta pazienza sarà ripagata non solo da un immenso amore ma anche da incredibile intelligenza e spirito empatico. In caso contrario, se cioè non si può per le più svariate ragioni disporre del tempo e della necessaria attenzione per accogliere in casa un peloso, è meglio non prenderlo, non adottarlo, men che meno acquistarlo. Anche questo vuol dire amare gli animali e rispettarli: sapere che quando non è possibile dedicargli le cure che meritano è meglio non prenderli e lasciare che arrivi la famiglia giusta per loro, donandogli così la possibilità di avere la vita felice che meritano e se si desidera ugualmente fare qualcosa per loro, sarà sempre possibile decidere di fare volontariato in un canile se si ha il tempo o supportare un’associazione o, semplicemente, condividere gli appelli. Vuol dire già molto.

Di Erika Gottardi

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