Le Vicende Di Collefferro

La necessità di appellarsi agli -ismi quale risultato della carenza di pensiero

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Pochi giorni dopo le vicende di Colleferro, l’assassinio di Willy Monteiro, si è aperta una discussione per l’intervento di Chiara Ferragni la quale, riprendendo il post di un altro utente Instagram, ha polemizzato sulla predominanza del fascismo nella cultura dominante. Nel contenuto del post si fa riferimento a come i giornali abbiano estremizzato la vicenda umanizzando gli aggressori e facendoli passare per bravi ragazzi oppure puntando i riflettori sulle arti marziali che sarebbero, a ben guardare, da abolire.

A mio avviso, questo fatto è indice di come la carenza di un pensiero strutturato vada a banalizzare ogni vicenda, come un cane che si morde la coda senza ombra di soluzione. Quando succede qualcosa, bisogna sempre cercare un capro espiatorio, una soluzione alla portata delle semplici menti che non si danno la pena di riflettere a fondo su quanto avviene. Del resto, la collettività, secondo Carotenuto, è un vero e proprio “corpo militare” con le proprie leggi e dinamiche che sono ritenute inconfutabili all’unanimità e che però, inevitabilmente, spogliano di specificità ogni vissuto individuale.

Discostarsi da queste norme, esponendosi in prima persona, rivela la nostra vulnerabilità di esseri umani messi a nudo di fronte alla massa che, abituata al guinzaglio, non riflette e giudica secondo categorie stagne, spacciando il tutto come frutto del pensiero, propinando giudizi aprioristici come parole anziché chiacchiere.

Ora, che questi assassini siano o meno fascisti, che razza di importanza potrà rivestire? Perché bisogna necessariamente dare un’etichetta a ciò che non comprendiamo? A mio avviso, la povertà d’animo non è in grado di conoscere alcuna cultura, nemmeno quella fascista che, a scapito di quanto ha dichiarato la nota influencer, non è quella predominante nella società italiana.

Chiara Zanetti

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