Nè Vincitori Nè Vinti

Prime schermaglie tra governo e opposizioni in vista delle amministrative previste in primavera

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Andare al voto al tempo del Covid, tra gel alcolici, mascherine e percorsi guidati, tra il fuggi fuggi di presidenti di seggio e finestre spalancate con la benedizione di un settembre caldissimo. Ed è in questo momento così difficile per tutto il mondo che il nostro Paese spinge per andare avanti perché la democrazia non sia fermata da un virus sconosciuto e pericoloso.

Questa tornata elettorale ha visto votare per il referendum che doveva decidere sul taglio dei parlamentari: Ha vinto il SI con un chiarissimo 69,6%, quindi sette italiani su dieci hanno manifestato il desiderio di snellire il parlamento diminuendo il numero di parlamentari e quindi diminuire una pluralità di voci togliendo automaticamente spazio e voce alle minoranze politiche e favorendo la classe politica più forte che acquisirà una maggiore capacità decisionale. Oltretutto, la lotta alla casta subisce un grave colpo, perché chi conquista la poltrona ben difficilmente se la lascerà togliere da qualche nuovo personaggio. Rischiamo dunque di avere una classe politica che potrebbe durare decenni. Il lato positivo è un costo minore di spesa pubblica: circa 60centesimi a italiano. Aspettiamo con impazienza di sapere come saranno spesi questi soldi risparmiati.

La vittoria del SI è la vittoria del populismo, la vittoria di Luigi di Maio, o il suo canto del cigno lo sapremo presto. Il Movimento 5 Stelle avevo fatto di questa riforma il suo cavallo di battaglia, l’ultimo legame con il vecchio alleato Salvini e con tutto il centro destra, Meloni compresa. Questa vittoria ci fa ritornare con i piedi per terra e ci mostra quanto ancora sia presente e vivo il populismo. Ma anche chi non è populista cerca di tirare l’acqua al suo mulino come il segretario DEM Nicola Zingaretti che forte della partecipazione al governo spingerà per una nuova legge elettorale di suo gradimento.

Ma questa tornata elettorale vedeva anche l’assalto del Centrodestra guidato, per ora, da Matteo Salvini, ad alcune roccaforti del Centrosinistra. Si votava infatti per eleggere la giunta regionale in Liguria, Toscana, Marche, Veneto, Valle D’Aosta, Puglia e Campania. Escludendo la Valle d’Aosta che va per conto suo quasi non facesse parte del suolo italico, la battaglia finisce con un pareggio: la Liguria conferma suo malgrado Toti, il Veneto, con uno schiacciante 70%, riconferma Zaia, le Marche passano al Centrodestra mentre la Campania e la Puglia riconfermano re De Luca ed Emiliano mentre la Toscana vede la vittoria di un grigio quanto sconosciuto Giani (ma contro la Ceccardi avrebbe vinto anche Topo Gigio).

Esulta dunque il centrosinistra che vede crescere le sue percentuali, prosegue la parabola discendente di uno stanco e noioso Salvini, prosegue la sua marcia trionfante e ruba-voti-alla-lega di Giorgia Meloni. E il Movimento 5 Stelle? Nascosto dall’eclatante e roboante successo per il referendum, leggendo i dati che ancora sono parziali ma ugualmente rappresentativi, si scopre il fragoroso tonfo del partito guidato ora da Crimi. Certo, bisogna aspettare ora lo spoglio delle elezioni comunali per capire bene l’entità della sconfitta ma nulla sembra ben presagire per il partito a 5 stelle.

Chissà se dopo questi risultati Virginia Raggi non inizi a rimpiangere la sua seconda candidatura alle amministrative romane previste per la prossima primavera. Sarà questo un terreno di scontro che probabilmente deciderà le sorti di tutto il paese. Il Partito Democratico probabilmente aspettava questa tornata elettorale per fare delle considerazioni sui candidati per le primarie, anche Fratelli d’Italia deve prendere una decisione perché, più che la Lega di Salvini, sembra che sia il partito di Giorgia Meloni a dover decidere il candidato del Centrodestra perché, sebbene abbia accarezzato tante volte l’idea di candidarsi come sindaco della Capitale, visto però il successo del momento, la Meloni ci penserà due volte prima di togliersi dalle scene politiche nazionali per 5 anni sedendo sullo scranno più alto di Palazzo Senatorio. Insomma Roma affronterà le prossime amministrative nel dubbio e nell’incertezza di passare, come si suole dire, dalla padella alla brace. Certo, un Raggi bis non può che terrorizzare i poveri cittadini ma soprattutto sono atterriti pini, scooter, ammortizzatori delle auto, utenti costretti a prendere gli autobus e le metropolitane. Mentre a festeggiare sarebbero erbe infestanti, topi, cinghiali, gabbiani e piccioni. Ma Virginia sorprenderà tutti e calerà gli ultimi assi nella manica proprio nell’ultimo semestre di amministrazione, per dimostrare che l’incapacità ad amministrare non è stato un caso ma è tutta farina del suo sacco!

Nel frattempo il governo esce da queste elezioni senza troppi scossoni, insomma sono tutti sconfitti e vincitori e con l’arrivo dell’autunno e la sicura recrudescenza dell’epidemia di Covid19, un governo traballante sarebbe stato un serio problema per la tenuta nazionale. Il governo e l’opposizione riposano ed affilano le armi in attesa della primavera, quando si voterà per le amministrative in molte città importanti e che 5 anni fa sancirono l’ascesa ed il successo del Movimento 5 Stelle. I cittadini dovranno definitivamente giudicare l’operato e certificare la maturità politica dei grillini o decretarne la loro definitiva scomparsa.

Alessio Capponi


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