Covid: Orrore, Furti E Maltrattamenti Al Moscati Di Taranto

Covid: Orrore, Furti E Maltrattamenti Al Moscati Di Taranto

Pazienti malati di Covid maltrattati e derubati dei loro oggetti personali, oltre che della loro dignità. Gli agghiaccianti racconti dei parenti.

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“Quel medico sembrava una bestia inferocita, contro di noi e mio padre” – queste le parole di Angela, figlia di Francesco Cortese, ricoverato per Covid all’ospedale Moscati di Taranto nella notte tra l’1 e il 2 novembre. Sembra di leggere un racconto di guerra, quando le dittature mietevano vittime e la morte era la compagna di ogni giorno. Invece no. Siamo nel 2020 e leggere i racconti dei parenti dei malati di Covid durante il ricovero e prima della morte è, per usare un eufemismo, agghiacciante e ripugnante al contempo. Lo sdegno, la rabbia ed il senso di nausea pervadono il cuore e la mente per poi lasciare spazio all’unico, imperante desiderio che rimane: che tutto questo non rimanga impunito. Tra le tante nefandezze rimaste impunite durante questo lungo, buio, osceno 2020, questa no. Non può e non deve rimanere impunita.

“Venitemi a prendere, qui muoio” – è stato il disperato appello di Francesco Cortese, 78 anni, alla figlia che, in una dichiarazione al quotidiano La Repubblica, ha raccontato l’agghiacciante telefonata intercorsa tra lei ed il medico: “Suo padre non collabora, non vuole mettersi la maschera Cpap, fra dieci minuti morirà, preparatevi!”. “Quel medico sembrava una bestia inferocita, contro di noi e mio padre. Ho avuto solo la forza di chiedere della saturazione, e per tutta risposta ho ricevuto altre urla.” – ha proseguito la figlia di Cortese – “Neanche i veterinari con i cani si comportano in questa maniera. Non gli è stata somministrata nessuna terapia, solo ossigeno, solo la Cpap” “Non c’è saturazione, vedrete che fra poco muore! È qui, mi sta ascoltando, fra poco morirà!” – questa la bestiale risposta del medico che, alla morte di Cortese, sembra abbia richiamato la figlia Angela dicendo - “Gliel’avevo detto che moriva, ed è morto”. La testimonianza della figlia di Cortese, che tra l’altro è un avvocato, è solo una tra le tante, numerose, troppe denunce presentate dai parenti delle vittime. Se tutto venisse confermato, non sarebbe comunque corretto "derubricare" questa violenza come caso di malasanità. Qui non si tratta “solo” di eventuali errori medici, peggio si tratta di maltrattamenti psicologici su persone in fin di vita. Fermiamoci un momento e tentiamo di immedesimarci in una di queste sfortunate anime: immaginiamo solo per un attimo di trovarci dinanzi alla prospettiva di morte ed avere davanti a noi un medico che urla che stiamo per morire, che tra dieci minuti non saremo più su questa terra e lo fa con violenza inaudita. Come potremmo sentirci? Quale terrore è in grado di instillarci con violenza quel medico? Ancora, immaginiamo di essere un parente di una vittima, di non poter intervenire, di essere estromessi dalla struttura ospedaliera a causa delle regole pandemiche e di sapere che qualcuno sta maltrattando un nostro genitore, fratello, cugino o zio. Quale dolore è in grado di causarci quel medico con le sue urla scomposte e le sue parole di fango?

L’elenco delle testimonianze da film dell’orrore è, purtroppo, lungo. Donato Ricci, imprenditore di Martina Franca, ha raccontato ai giornalisti che il padre, prima di morire, ha implorato aiuto - “Chiamate la Polizia, portatemi via da qui”. La vittima era un ex ispettore di Polizia e sembra che abbia girato dei video all’interno del container in cui era ricoverato, per mostrare la biancheria buttata sul pavimento. Le testimonianze dei pazienti sopravvissuti raccontano di bagni sporchi e di camere mortuarie in condizioni deprecabili con cadaveri accatastati. Tina Abanese, di Massafra, ha raccontato che la madre era stata ricoverata per crisi respiratoria. “Mia madre è stata maltrattata da alcuni addetti che le rispondevano in malo modo. Non è stata cambiata per ore. È rimasta anche senza cibo e dopo due giorni dalla sua morte ci siamo accorti che nella borsa mancavano la fede e un altro anello, che indossava al momento dell’ingresso in ospedale”. Leonardo Giaquinto, paziente Covid, è stato ricoverato il 30 ottobre ed è deceduto il 21 novembre - “abbiamo denunciato la sparizione di anelli, della fede nuziale e di alcune collane di mio padre”, hanno raccontato le figlie - “Ci hanno detto che avrebbero richiamato se e nel caso avessero ritrovato qualcosa, ma non abbiamo avuto alcuna segnalazione. Mio padre è stato intubato e indotto due volte al coma farmacologico. La seconda, però, non ce l’ha fatta”. Oltre a questi gravissimi fatti di violenze psicologiche e maltrattamenti, le denunce al vaglio della Procura, parlano di prove video girate nei reparti e poi cancellate dai cellulari dei pazienti. A seguito delle denunce, la Asl di Taranto ha diffuso un comunicato per giustificare quanto accaduto e che riportiamo a seguire: “La perdita di beni personali di un paziente durante il ricovero in ospedale o dopo l’esecuzione di prestazioni o pratiche sanitarie è un evento spiacevole ma possibile, soprattutto durante le procedure di emergenza o di radiodiagnostica, in quanto è necessario rimuovere qualunque oggetto metallico indossato dai pazienti. Tali situazioni, oltre a causare un danno all’utente, tendono ad inficiare il suo rapporto di fiducia con la struttura sanitaria. Le unità operative dei presidi ospedalieri della Asl Taranto sono dotate di casseforti e aree dedicate in cui vengono repertoriati e custoditi piccoli oggetti di valore e altri effetti personali dei pazienti presi in carico nei percorsi assistenziali. L’attenzione della ASL Taranto su questo tema è massima”.

Quando la toppa è peggiore del buco.

In pratica, non si tratterebbe di furto ma di una mancata comunicazione tra addetti e reparti. Rimarrebbe comunque l’estrema gravità delle accuse. Rimarrebbe la violenza verbale e psicologica contro le vittime ed i parenti. Rimarrebbero gli abusi, i soprusi, le memorie dei telefonini cancellati, la mancanza di protezione, la mancanza d’igiene, la mancanza d’informazione ed il degrado generalizzato. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha convocato il direttore generale Asl Taranto, Stefano Rossi, per "un chiarimento definitivo" sugli episodi in merito. “Si tratta di vicende che, se confermate, oltre a essere di una gravità inaudita, vanificherebbero gli sforzi che l’intera comunità sta compiendo e che, in particolare, stanno compiendo le istituzioni di ogni genere per garantire i diritti fondamentali dei cittadini in questo particolare periodo” – ha detto il sindaco Melucci - “nessuna emergenza, infatti può giustificare abusi, superficialità o deroghe al corretto esercizio di qualsiasi genere di servizio essenziale, a maggior ragione dei servizi di natura sanitaria”. Sulla incredibile vicenda si è espresso anche il Tribunale del malato, nella persona della sua coordinatrice, Adalgisa Stanzione che ha chiesto formalmente alla Regione Puglia, all’assessore alla Sanità Pierluigi Lopalco e al governatore Michele Emiliano di effettuare le dovute verifiche. "La situazione è allarmante non solo perché ci sono casi di morti, ma perché c’è stata una sottovalutazione delle autorità competenti" - ha commentato la Stanzione. Le indagini faranno il loro corso e, qualsiasi verità verrà a galla, ci auguriamo davvero che non rimanga impunita.

Di Erika Gottardi

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