La ‘ndrangheta In Espansione Nel Porto Di Livorno E Nelle Aree Portuali Liguria

La ‘ndrangheta In Espansione Nel Porto Di Livorno E Nelle Aree Portuali Liguria

L mercato degli stupefacenti non ha risentito dell’eccezionale momento causato dalla pandemia, ha anzi saputo adattarsi e addirittura rimodularsi.

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Secondo la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), la ‘ndrangheta gestisce il traffico di droga nel porto di Livorno, Genova, La Spezia, Vado Ligure, e al sud di Gioia Tauro. In particolare il porto livornese è diventato l’approdo preferito dai narcotrafficanti.

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Per quanto concerne l’importazione dal Sudamerica di stupefacenti, in particolare cocaina – come ha sottolineato il Procuratore generale di Firenze, Marcello Viola –, Livorno si presenta alternativa privilegiata, di crescente importanza se paragonato ad altri scali quali Gioia Tauro e Genova.

Le attività di indagine svolte in relazione a procedimenti penali in materia di narcotraffico internazionale, di cui numerosi in corso di svolgimento, hanno confermato il quadro sostanziale già delineatosi nel corso degli anni precedenti, evidenziando che la Toscana, sia per la particolare posizione geografica che per le infrastrutture presenti, è spesso utilizzata come porta di accesso per l’importazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da parte di gruppi criminali organizzati, oltre a costituire un mercato assai appetibile per le organizzazioni.

Secondo la DIA, la preoccupante stagnazione economica e la crisi dovuta alla pandemia espongono sempre di più le aree portuali al rischio di infiltrazioni mafiose. Le inchieste, grazie alla collaborazione di alcuni collaboratori di giustizia, hanno infatti evidenziato una vera e propria strategia operativa.

La stessa DIA nel suo dossier presenta circa cinquecento pagine in cui descrive le attività malavitose in questione.

La pandemia da Coronavirus, il lockdown e le difficoltà vissute dalla popolazione e dalle imprese specialmente nel settore turistico, ma anche manifatturiero, del commercio e della ristorazione, hanno evidenziato una crisi legata in gran parte alla mancanza di liquidità, che può lasciare spazio di manovra alle organizzazioni criminali, crisi destinata purtroppo a non esaurirsi nel breve-medio periodo, ma a protrarsi in un arco temporale più ampio.

Inoltre, sul versante del traffico di stupefacenti i sodalizi più attivi avrebbero dimostrato una efficace capacità di adattamento. Il settore vede nelle aree portuali della Liguria (Genova, La Spezia e Vado) lo snodo cruciale per lo smercio dei carichi di droga, evidenziando come l’elemento possa esporre il tessuto socioeconomico all’ingerenza dei clan mafiosi i quali, abili a proporsi come welfare parallelo grazie alla forza economica di cui dispongono, intercettano e sfruttano ogni opportunità che il delicato contesto pandemico offre, ricorrendo a pratiche usurarie e alle estorsioni, infiltrandosi di conseguenza pure nel circuito legale.

Nella relazione si ha una descrizione storica del fenomeno: l’infiltrazione dei sodalizi mafiosi in Liguria è prevalentemente di origine calabrese, in misura minore campana e siciliana. L’inizio è da porsi verosimilmente a partire dagli anni ‘50 in ragione del florido tessuto economico-imprenditoriale, ma anche per il favorevole posizionamento geografico che fa della Regione un crocevia strategico tra la Versilia, la Costa Azzurra, le regioni del nord Italia e il nord Europa, nonché attraverso il sistema portuale un rilevante hub verso altri continenti.

Qui la strategia di ‘mimetizzazione’ attuata dai clan avrebbe reso più difficoltoso comprendere e acquisire consapevolezza della capillare infiltrazione nel territorio ligure della ‘ndrangheta. Oggi, invece, questo è un dato acquisito anche sul piano giudiziario.

La relazione aggiunge: sebbene allo stato non siano emerse relazioni consolidate e strutturate tra criminalità organizzata italiana e gruppi stranieri, tuttavia si riscontrano forme di collaborazione proprio nel settore del narcotraffico.

In linea di continuità con il passato – prosegue la relazione –, il panorama criminale ligure è fortemente connotato dall’operatività di sodalizi stranieri, principalmente costituiti da extracomunitari irregolari di origine africana, sudamericana e dell’est Europa, i quali risultano operativi ‘a macchia di leopardo’ in tutte le province, mentre il capoluogo con il suo centro storico rappresenterebbe una ‘piazza’ privilegiata per le attività illecite collegate al mondo della droga.

Le nazionalità prevalenti coinvolte nella gestione degli stupefacenti sono quelle marocchina, senegalese, nigeriana, albanese e tunisina. Proprio il lucroso settore del traffico internazionale di stupefacenti, che si innesta su un mercato aperto e stratificato, renderebbe protagoniste anche altre organizzazioni criminali transnazionali di matrice non mafiosa.

Si fa riferimento a gruppi stranieri in particolare di origine africana, sudamericana (ecuadoriane nel genovese e dominicane nello spezzino), o dell’est Europa attive in tutte le province liguri, ma concentrate principalmente nel centro storico del capoluogo.

Queste traggono dai traffici di droga la loro principale fonte di reddito sfruttando la posizione strategica della Liguria: hashish, marijuana, cocaina seppure in quantità limitata, viaggiano lungo la direttrice proveniente dal Marocco.

Nonostante allo stato non siano emerse relazioni consolidate e strutturate tra criminalità organizzata italiana e gruppi stranieri, in ogni modo si riscontrano forme di collaborazione sempre più frequenti proprio nel settore del narcotraffico.

Mimma Gaziano

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