Virginia Raggi Cacciata Dai Romani

Le elezioni amministrative condannano Virginia Raggi e tutto il Movimento 5 Stelle

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I Romani hanno emesso la loro sentenza. I Romani hanno scaricato il peggior sindaco di Roma mai avuto. I Romani hanno decretato il fallimento dei bla bla bla urlati, fumosi e senza alcun peso.

Virginia Raggi è arrivata quarta perdendo un consenso costruito sull’onda del risentimento, aizzato da una politica priva di alcuna idea e strategia. Una massa di incapaci che si erano fatti grandi alle spalle dei cittadini disperati per il malaffare e la cattiva politica esercitata dall’amministrazione precedente e dalla politica nazionale altrettanto deludente. Ma non basta fare la voce grossa, organizzare i vaffaday e riempire le piazze, i conti poi si pagano e in questo caso l’hanno pagati i romani stessi che hanno visto la loro città spegnersi giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Ricordiamo tutti Luigi Di Maio parlare di miliardi di spese inutili che la Raggi avrebbe risparmiato per far ritornare la città eterna allo splendore dei tempi passati, ma di questi miliardi nemmeno l’ombra, solo bla bla bla volati in cielo e velocemente precipitati nel vuoto dell’ignoranza.

Chi ha pagato il conto sono stati i romani, non certo la Raggi né il Movimento 5 Stelle che hanno avuto l’occasione di accomodarsi nei salotti buoni, sulle poltrone del potere e da cui smuoverli sarà estremamente difficile perché loro che maledicevano la Kasta si sono fatti Kasta.

Cinque anni di sofferenza, mondezza, cinghiali, flamebus, fermate della metropolitana chiuse e mai riaperte, spelacchio, errori amministrativi, pini abbattuti, foreste vergini sui marciapiedi, cartacce, incuria e spreco. Cinque anni che lasciano la città peggio di quando è stata conquistata, cinque anni buttati e milioni di cittadini rabbiosi per aver sperato ed aver visto le loro speranze tradite dall’incompetenza ed incapacità ad amministrare.

É stata data la possibilità, in democrazia è giusto che sia così, è giusto che i cittadini possano scegliere e credere in qualcosa di nuovo, come è giusto che i cittadini stessi condannino la politica che tradisce e delude. Non servono a nulla i “Te lo avevo detto” o “lo sapevo che andava a finire così”, abbiamo sopportato, ingoiato il rospo, abbiamo sofferto nel vedere la nostra città in balia dell’incapacità e dell’immobilismo. Abbiamo rinunciato alle Olimpiadi del 2024 senza dare una possibilità a questa città di rinnovarsi, adesso capiamo che non era una questione di “magna magna” ma semplicemente di totale incapacità di gestire una situazione del genere e forse, sotto sotto, la consapevolezza di non esserci quasi sicuramente a raccogliere i frutti di quel lavoro il giorno dell’inaugurazione dei giochi olimpici.

Roma si è liberata dell’utopismo malsano pentastellato, si è liberata di un pezzo di populismo importante, una spallata ad una politica che anche nel mondo occidentale sta arrancando e soffrendo perché, giunti alla resa dei conti, dimostra il suo vuoto interno cosmico.

Il gioco torna in mano ai partiti tradizionali che dovranno dimostrare che per amministrare la Res Publica ci vuole competenza e non solo i bla bla bla. Bisogna ritornare nelle periferie dove la percentuale di voto è stata irrisoria, riconquistare la fiducia e ricostruirla lentamente in un processo inclusivo sociale e civico che tenga di nuovo assieme la nostra città, per affrontare le prossime sfide che riportino Roma nel luogo che gli spetta, tra le città più belle del mondo e degna capitale della Repubblica Italiana.

Alessio Capponi

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